Il giorno dopo una cocente delusione, ci si lecca le ferite, mentre la parola “fallimento” passa di bocca in bocca tra i tifosi.

Il Taranto che vede sbarrata la seconda strada che indirizza verso la serie D, perdendo – neanche meritatamente (2-1 all’andata, 0-1 al ritorno, regolamento anni ’80 –  che premia chi segna in trasferta –  resistente solo a queste infime latitudini) la finale di Coppa Italia Eccellenza Puglia contro il Bisceglie, è una squadra lontana parente di quella vista nelle precedenti gare della nuova gestione Danucci.

Una squadra che – probabilmente – ha perso ancor prima di giocare (l’alibi solido delle assenze pesanti, un approccio inconsciamente morbido,  dovuto al risultato dell’andata) se si analizzano il comportamento in campo (timido, attendista, superficiale) e le dichiarazioni post gara.

Già perché lascia francamente perplessi sentire mister Danucci dichiarare che la squadra ha peccato di personalità quando ci sono in organico giocatori che vantano centinaia di presenze in categorie superiori, che hanno vinto campionati (sempre in serie superiori), che nella loro carriera hanno mostrato carattere e determinazione.

Così come lasciano più di qualche dubbio le parole, sempre a fine gara, di uno di quei giocatori di grande esperienza, come il difensore Guastamacchia, che ha parlato di partita giocata a viso aperto quando, invece, il Taranto non ha fatto altro che attendere l’avversario e ripartire in contropiede.

C’è delusione nell’ambiente rossoblù. E sino a quando stiamo scrivendo questo articolo non c’è stato alcun messaggio della proprietà, né ufficiale, né sui social (nel pomeriggio poi entrambi i presidenti hanno espresso le loro sensazioni: “Noi, come nella vita, arriveremo lontani. Gli altri potranno solo guardarci da giù, ammirare il cammino e chiedersi come abbiamo fatto a rialzarci ogni volta più forti. Statene certi, una sconfitta non possa cancellare il lavoro costruito nel tempo“, scrive, ad esempio,  Vito Ladisa) .

Dopo quest’altra delusione non ci sono giocatori di “nome” da dare in pasto ai tifosi o progetti roboanti da presentare all’opinione pubblica.

Ci sarebbe soltanto da ammettere pubblicamente di aver commesso degli errori (in totale buona fede, anche se c’è stato quel pizzico di presunzione di poter con i soldi sistemare tutto).

Ma a questa società occorre dare tempo, dobbiamo concederglielo tutti. E poi la stagione non è finita. C’è ancora un obiettivo raggiungibile: i play-off,  sebbene ad oggi – con questa classifica – sarebbe un altro step mancato, l’ultimo.

Ci sono tante partite da vincere, ancora, dentro e fuori il campo. Occorre restare lucidi e pazienti. D’altro canto sino all’anno scorso di questi tempi si è accettato di tutto a Taranto.

E l’origine della “pena” che si sta scontando ora . in una categoria a tratti imbarazzante, dove tranquillamente sguazzano personaggi ruspanti (eufemismo) come l’allenatore del Bisceglie, la cui esultanza dopo il triplice fischio finale si commenta da sola –  è da ricercare su altri pianeti…

Intanto, siamo sicuri che ora tranquillamente ritroveranno la parola coloro i quali la lingua sino all’anno scorso l’avevano nascosta chissà dove…

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