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Trasformare ciò che la criminalità organizzata ha sottratto alla collettività in una leva di riscatto sociale, culturale ed economico. È questa la sfida al centro del convegno ospitato a Palazzo di Città e promosso dal Comune di Taranto, dedicato all’uso sociale dei beni confiscati alle mafie, con la partecipazione del sottosegretario al Ministero dell’Interno Wanda Ferro. Un appuntamento che segna anche l’avvio operativo dell’Osservatorio di concertazione permanente sui beni confiscati, istituito dall’Amministrazione comunale come strumento consultivo e partecipato.

L’Osservatorio nasce con l’obiettivo di rafforzare trasparenza, efficacia e valore sociale dei percorsi di riutilizzo dei beni sottratti alla criminalità organizzata, coinvolgendo associazioni, soggetti del Terzo settore e operatori con esperienza diretta nella valorizzazione dei patrimoni confiscati. Un cambio di passo che punta a superare la gestione emergenziale per approdare a una visione strutturata e di lungo periodo.

Al convegno hanno preso parte, tra gli altri, il prefetto Ernesto Liguori, il sindaco Pietro Bitetti, l’assessora regionale alla Cultura e Conoscenza Silvia Miglietta, il consigliere regionale Mino Borraccino, l’on. Dario Iaia, responsabile unico del Cis, l’assessora comunale al Patrimonio Federica Stamerra, il deputato Giovanni Maiorano, i vertici delle forze dell’ordine, il consigliere regionale Giampaolo Vietri, l’assessora ai Servizi sociali Sabrina Lincesso e numerosi rappresentanti istituzionali.

Nelle conclusioni, Wanda Ferro ha tracciato un quadro nazionale e regionale dei risultati raggiunti, rivendicando i numeri della Puglia. «Negli ultimi tre anni, affiancata dall’Agenzia per i beni confiscati, la regione ha registrato il 59,8% in più di assegnazioni. Parliamo – ha spiegato – di 2.267 beni complessivi, di cui 330 nel territorio di Taranto». Un risultato che, secondo il sottosegretario, conferma la bontà di un approccio basato sul gioco di squadra.

«La criminalità – ha osservato la rappresentante del governo – non si combatte soltanto con le sentenze o con la repressione. Serve un’azione culturale. L’Osservatorio è la politica giusta di un’amministrazione coraggiosa che sceglie la trasparenza e la divulgazione».

Ferro ha poi richiamato la priorità data al Terzo settore e alle finalità sociali, senza dimenticare la destinazione di alcuni beni a funzioni pubbliche e di sicurezza, come caserme e presìdi di pronto intervento, e i progetti culturali, tra cui una mostra itinerante di opere d’arte contemporanea successivamente assegnate ai musei pubblici. Sul fronte delle aziende confiscate, il sottosegretario ha chiarito che «non tutte possono essere salvate», ma su quelle con reali prospettive «stiamo lavorando attraverso protocolli che coinvolgono tribunali, professionisti, associazioni e sistema bancario».

Dal livello regionale è arrivato il richiamo alla necessità di fare rete. Miglietta ha definito l’Osservatorio «fondamentale per avere piena coscienza del tema dei beni confiscati ed elaborare, insieme alle amministrazioni e alle associazioni, strategie di rifunzionalizzazione a scopi sociali».

Un impegno che la Regione Puglia intende rafforzare anche attraverso nuovi avvisi e i cantieri di antimafia sociale, con un’attenzione particolare al coinvolgimento delle scuole e delle nuove generazioni.

A sottolineare il valore operativo dell’iniziativa è stata l’assessora comunale Federica Stamerra, per la quale «la presenza della sottosegretaria va oltre il valore simbolico. Il raccordo con il livello nazionale è fondamentale.

L’Osservatorio consente di gestire i beni confiscati in modo strutturale, coinvolgendo chi ha esperienza diretta e restituendo il bene alla comunità». Le associazioni, ha aggiunto, non si sostituiscono alla politica, ma «rendono le scelte più informate e sostenibili».

Non sono mancate, tuttavia, le voci critiche. Nei giorni scorsi Libera Taranto ha espresso «forte stupore e rammarico» per la scelta del Comune di presentare l’Osservatorio senza il coinvolgimento dell’associazione antimafia, definendo la decisione «incomprensibile».

Un nodo che apre il confronto sul metodo e sulla necessità di includere tutte le realtà storicamente impegnate nella lotta alle mafie, affinché il percorso di restituzione dei beni confiscati sia partecipato e soprattutto condiviso.

 

 

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