Negli ultimi due mesi è tornata altissima la tensione tra il Comune di Ginosa guidato da Vito Parisi e l’azienda Ecologistic Trade S.p.a.
Questa volta però, il motivo del contendere non riguarda il progetto di ampliamento dello stabilimento ex Miroglio (pari a 240mila metri quadrati) che prevede la realizzazione, in estrema sintesi, di un termovalorizzatore (precisamente si tratta di una centrale termoelettrica in assetto trigenerativo) la cui procedura di Valutazione di Impatto Ambientale è ancora in corso presso il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE).
E che ha recentemente ottenuto parere negativo da parte del ministero della Cultura, avverso il quale la società ha già presentato ricorso. Progetto che godrebbe di un finanziamento di ben 100 milioni di euro (con una quota parte rilevante ottenuta da Invitalia), da sempre avversato dal comune di Ginosa.
Tra l’altro lo scorso novembre, dopo una serie di sopralluoghi di ARPA Puglia, la Regione avrebbe diffidato la società a causa di una presenza massiccia di CSS e chiedendo il rispetto dell’applicazione o meno della direttiva Seveso. Anche in questo caso l’azienda ha impugnato al Tar la diffida in quanto ritiene di non dover adempiere alla direttiva, con il Comune che ha deciso di costruirsi in giudizio accanto all’ente regionale.
Come non bastasse, a complicare ulteriormente il quadro, il 24 novembre 2025, la Capitaneria di Porto di Taranto ha eseguito un sequestro con facoltà d’uso dell’impianto di trattamento delle acque meteoriche di dilavamento del sito.
Ad agitare nuovamente le acque dei rapporti tra la società dei due fratelli imprenditori Vitiello e l’amministrazione comunale guidata dal sindaco a cinque stelle, è invece la definitiva cessione del compendio aziendale dopo la conclusione del comodato gratuito della seconda porzione dell’immobile comunale ex stabilimento Filatura e Tessitura di Puglia s.r.l, fissato al 31 dicembre 2025.
Prima di proseguire nel racconto dei fatti, ci è d’obbligo fare una breve sintesi rispetto a quanto accaduto negli ultimi anni per consentire al lettore di aver ben chiaro il quadro della situazione.
La vertenza del sito ex Miroglio di Ginosa, attualmente l’unica conclusasi positivamente sul territorio ionico da oltre un decennio, vede la luce in fondo al tunnel nel 2014 dopo la chiusura del 2009, allorquando la società Logistic & Trade S.r.l. oggi Ecologistic SpA, raggiunse un accordo per la renindustrializzazione del primo lotto del capannone attraverso un progetto che prevedeva il conferimento nel sito di balle di plastica e la successiva separazione tra materiale riciclabile e materiale non riciclabile, oltre al packaging ortofrutticolo, tratta e seleziona rifiuti plastici per conto del Corepla, con la rioccupazione di 60 unità lavorative provenienti dal bacino ex Miroglio.
Tre anni dopo, siamo nel 2017, venne raggiunto un secondo accordo (dopo una gestazione molto lunga) poi ratificato nel 2018, che riguardava un nuovo progetto per il secondo lotto del capannone (finanziato dalla Regione Puglia con 13 milioni di euro nel dicembre 2020) e che prevedeva la trasformazione in polimeri del materiale già riciclato (con il potenziamento di tre processi produttivi differenti, autorizzati anche dalla Provincia e che trovarono non pochi contrasti già all’epoca dal punto di vista ambientale) e l’assunzione di altre 42 unità. Ovvero il progetto di cui sopra attualmente in capo al MASE.
Poi, nella primavera del 2019, il comune di Ginosa e la società Ecologistic firmarono un accordo che riguardava la cessione della prima metà dello stabilimento ed il comodato d’uso della seconda metà in favore della stessa società. L’accordo inoltre ampliò la platea di ex miroglini riassunti dalla società Logistic che passarono da 92 a 111, con garanzia occupazionale per tutti i lavoratori fino al 2030 come sottoscritto nero su bianco nell’accordo romano dell’ottobre del 2017. Nell’accordo sottoscritto con il comune di Ginosa, venne inoltre previsto anche che soltanto a partire dal 2026 la Logistic sarebbe diventata proprietaria di tutto lo stabilimento, qualora avesse mantenuto fede agli impegni presi.
Ed è proprio sugli sviluppi di questo accordo che le posizioni divergono. Lo scorso 5 dicembre, la società Ecologistic invia una nota al Comune di Ginosa con la quale chiede di procedere, in ottemperanza agli impegni assunti, alla stipula dell’atto di cessione della seconda porzione dell’immobile in favore della stessa Ecologistic S.p.a. Ttrasferimento da effettuare, per la società in attuazione dell’Accordo sottoscritto il 28/02/2018.
La richiesta però, non riceve risposta da parte dell’amministrazione se non il 5 gennaio scorso, attraverso una nota a firma del Sindaco di Ginosa e della Responsabile del Servizio VII Lavori Pubblici e Patrimonio dello stesso Comune. Nella quale si sostiene che il trasferimento non poteva essere effettuato alla prevista scadenza del 31/12/2025 in assenza di una espressa clausola in tale senso nel contratto di comodato.
Comunicando però al tempo stesso la propria disponibilità a valutare ogni utile soluzione finalizzata a consentire, anche successivamente al termine del 31/12/2025, il godimento, in favore della società, della porzione di immobile già oggetto del contratto di comodato gratuito “ciò al fine di evitare potenziali riflessi negativi sui livelli occupazionali dello stabilimento in questione”.
A distanza di poche ore arriva la replica della società attraverso un “atto di significazione e invito a provvedere” a quanto richiesto un mese prima. Tre giorni dopo, l’8 gennaio, a rispondere è soltanto la Responsabile del Servizio VII Lavori Pubblici e Patrimonio del Comune, che ribadisce la posizione dell’amministrazione Parisi.
Una settimana dopo, il 14 gennaio, si svolge a Bari un incontro presso la task force regionale per l’occupazione. Durante il quale il Comitato invita le parti a valutare la possibilità, stante l’intervenuta scadenza del contratto di comodato dello stabilimento lo scorso 31 dicembre, di adoperarsi per prorogarlo temporaneamente al fine di munire l’Ecologistic di un titolo giuridicamente valido per l’utilizzazione del sito, concedendosi così il tempo necessario per definire bonariamente la questione.

Le organizzazioni sindacali, in particolar modo Cisl, Uil ed Usb, spingono nella stessa direzione, chiedendo di chiudere la partita attraverso la cessione definitiva dello stabilimento alla società Ecologistic e ricordando come gli impegni presi dalla società siano stati rispettati, a cominciare dalla riassunzione di tutta la platea degli ex miroglini (oggi impiega circa 295 lavoratori tra diretti e indiretti). Più prudente la posizione della Filctem Cgil, che chiede una soluzione condivisa della controversia ribadendo la buona fede del Comune.
Di diverso avviso è però la società, che ‘rimprovera’ all’amministrazione comunale di “aver posto un problema di interpretazione di carattere negoziale, che certamente non gli avrebbe impedito di adottare motu proprio la proroga del comodato. Oggi sarebbe possibile, utilizzando un espediente giurisprudenziale, procedere soltanto ad una presa d’atto dell’avvenuta proroga del contratto “ora per allora”. Sottolineando che “l’ottenimento dello stabilimento in proprietà costituirebbe un’ulteriore garanzia di solidità verso l’esterno. Il Comune di Ginosa deve cederlo quanto prima perché si sono verificate tutte le condizioni originariamente concordate”.
La conclusione del tavolo vede quindi il presidente del comitato SEPAC Leo Caroli sottolineare che “la reindustrializzazione del sito ex Miroglio di Ginosa rappresenta un motivo di orgoglio per la Regione Puglia.
Conveniamo con l’azienda e i sindacati che la proroga del contratto di comodato deve essere una soluzione “ponte” perché la questione della cessione dello stabilimento deve essere risolta in tempi brevi. Nell’arco di 2/3 settimane occorre trovare una soluzione e, a tal fine, il Comitato Monitoraggio SEPAC si impegna ad assumere un ruolo di mediatore, convocando – già per la prossima settimana – un tavolo tecnico ad hoc a cui parteciperanno l’azienda e il Comune di Ginosa”.
A quel punto i due contendenti si lasciano con la promessa, da parte del sindaco Parisi, a far adottare entro due giorni dalla Giunta la delibera di proroga temporanea del contratto di comodato, e da parte dell’azienda l’impegno a non attivare iniziative giudiziarie per ottenere il ristoro dei danni lamentati fino alla convocazione del tavolo tecnico regionale.
Passano appena due giorni però, siamo al 16 gennaio, e la società Ecologistic presenta un ricorso al Tar Lecce nel quale oltre a chiedere il passaggio definitivo di proprietà dell’immobile in questione, chiede un risarcimento danni che ammonterebbe ad almeno 100 milioni di euro.
Poi, il 27 gennaio, attraverso una delibera di giunta, il Comune di Ginosa delibera “di garantire la continuità lavorativa, a tutela dell’occupazione nell’attività aziendale, continuando a consentire l’uso legittimo “ora per allora” dell’immobile comunale ex stabilimento Filatura e Tessitura di Puglia s.r.l., a far data dal 01/01/2026 e in continuità con il contratto di comodato gratuito N. 31 del 9/4/2018, fino al completamento delle operazioni di verifica degli uffici competenti degli adempimenti da parte società Ecologistic s.p.a. e a nuova Deliberazione del Consiglio Comunale che dovrà intervenire entro e non oltre il 31/12/2026″.
L’ultima novità è arrivata pochi giorni fa, quando il sindaco Vito Parisi ha annunciato che il 3 febbraio la società avrebbe ritirato il ricorso al Tar Lecce in cui chiedeva 100 milioni di risarcimento danni. Notizia sulla quale però non è pervenuta ufficialità da parte della stessa Ecologistic. Così come non abbiamo conferma di un possibile nuovo progetto della stessa società che prevederebbe un investimento pari a 45 milioni di euro.
Infine, desta curiosità e alimenta alcuni dubbi, una lettera firmata da “i lavoratori della Ecologistc”, schierati a difesa dell’azienda ed in particolare del progetto del rigassificatore. Lettera giunta dopo il sit-in di alcuni cittadini tornati in piazza per protestare contro questo progetto che il sindaco Parisi continua a chiedere venga definitivamente ritirato dalla stessa azienda.
Una lettera che se da un lato pone al centro la questione occupazionale che riguarda quasi 300 lavoratori e le rispettive famiglie, oltre al fatto di appartenere ad una vertenza risoltasi positivamente dopo anni di dura battaglia da parte degli stessi ex Miroglini, lascia qualche sospetto sulla tempistica e sui toni enfatici utilizzati. Visto che non è certo un mistero il fatto che il clima in azienda non sia mai stato dei più sereni nei confronti degli stessi lavoratori, anche se su quest’aspetto nessuno in questi anni ha proferito parola o denuncia.
E’ fin troppo evidente che un progetto come quello della Ecologistic, in un’area tra l’altro a forte vocazione agricola, non sia visto di buon occhio dall’amministrazione comunale e dai cittadini. E’ altrettanto chiaro però, che spetterà al MASE, dopo i chiarimenti forniti dall’azienda, ritenere superate le tante criticità sollevate nei mesi scorsi o se, sulla scorsa delle proprie valutazioni e tenendo conto del parere del ministero della Cultura, del comune di Ginosa, da ARPA Puglia, alcuni partiti politici, associazioni, movimenti e cittadini, esprimere parere conclusivo negativo archiviando il progetto dell’Ecologistic.
Allo stesso tempo, è fondamentale che tutte le parti in causa rispettino gli accordi presi a suo tempo, per tutelare investimenti e posti di lavoro evitando così di trasformare l’ennesima questione ambientale e sanitaria, in una crociata demagogica al termine della quale gli unici a pagare sarebbero ancora una volta solo e soltanto i lavoratori.
(leggi tutti gli articoli sulla Ecologistic https://www.corriereditaranto.it/?s=ecologistic&submit=Go)