Anche a distanza di qualche giorno rimane la delusione per la sconfitta di Bisceglie. È andata male!
Si poteva anche centrare l’obiettivo, sia chiaro: più attenzione sul gol subito e più cinismo nelle occasioni avute all’andata, un atteggiamento più propositivo al ritorno, meno infortuni, tutto giusto; ma di fronte avevi (a differenza nostra) una “squadra”, costruita a tempo debito e con continuità nelle scelte e questo, alla lunga, emerge.
Ora la strada per la risalita in serie D diventa unica, tortuosa e forse senza uscita ma da affrontare, con ogni energia e risorsa rimasta, per non lasciare davvero nulla di intentato.
E per farlo bisogna crederci! Chi fosse qui solo per portare a termine una stagione andata male, abbia la correttezza di farsi da parte.
Come ci hanno creduto a Bisceglie, già nel post sconfitta in campionato a Brindisi. Loro che si rinzelarono per le lamentele dell’allora presidente Vito Ladisa in merito a qualche episodio molto dubbio nell’area di rigore nerazzurra, dopo Brindisi ed in previsione della finale, hanno messo in scena strategici piagnistei con richieste di “arbitraggio all’altezza” in particolare da parte del signor (?) Di Meo, professione mister.
Protagonista quest’ultimo, a fine partita, di una rovinosa caduta di stile.
Perché puoi anche essere più squadra (ed è cosi) puoi aver vinto una partita decisiva (ed è ahinoii cosi) ma la classe non è acqua, soprattutto se…Conosci solo il vino.
Le giustificazioni date a caldo sono state più fuori luogo del gesto stesso, a dimostrazione che, nonostante il doveroso ma tardivo “mea culpa”, di “medio” tendente al basso, non è stato mostrato solo il dito, ma anche il livello di cultura sportiva.
Piccola nota a margine: sensazione forte che il cronista di turno, spesso pervaso da fanatico entusiasmo, abbia immaginato di essere in onda su…”Bisceglie Channel”.
A fine gara, un Danucci a mio avviso troppo remissivo, recriminava per gli infortuni e gli episodi sfavorevoli. Legittimo, certo, ma magari ci si aspetterebbe un po’ più di stizza, rabbia. La stessa che ha pervaso tutti i supporter rossoblu al fischio finale.
Cosi come è mancato il parere del direttore Pagni subito dopo questa delusione. Non pervenuto…a differenza del “presenzialismo mediatico” durante la gestione Panarelli.
L’ex presidente Vito Ladisa ha invece espresso, in un suo messaggio, un bellissimo concetto: “la delusione dí ieri è la benzina per il futuro”.
E allora tranquilli! Abbiamo “carburante” a sufficienza per arrivare al Polo Nord!!!
Infatti per sintetizzare la delusione e le imprecazioni post partita, se dovessi fare le consuete analogie con qualche canzone, me ne verrebbe solo una di Masini…Ma il titolo sarebbe turpiloquio e quindi censurabile (tanto ci siamo capiti ugualmente).
La domenica ad Ugento, ci sono, finalmente, anche i tifosi tarantini che, prima di farsi sentire, si fanno “leggere” con due striscioni a dir poco eloquenti, direi “poeticamente polemici”.
Risultato griffato Francesco Lo Savio con una tripletta in 30 minuti che costringe i coloriti tifosi locali a chiamare l’Ugento…diciotto!
Un ragazzo, il nr. 9 rossoblu, che ad ogni partita abbina qualità tecniche a grinta e caparbietà.
Caratteristiche mancate talvolta alla squadra che, nei momenti decisivi della stagione e nonostante un inutile cambio in panchina, non ha palesato, nel suo Dna, i ritmi e la cattiveria agonistica indispensabili in questa categoria e non “disponibili sul mercato”.
Anche Il gol subito ad Ugento e quel quarto d’ora del secondo tempo nel quale si è rischiato di riaprire una partita virtualmente già finita, supportano questa tesi.
Difficile (ma doveroso) ritrovare la fiducia per continuare ad inseguire obiettivi che stanno via via sfumando, rendendo lo spauracchio di un’altra stagione in Eccellenza sempre più incombente.
Il progetto di far diventare questo insieme di ottimi (per la categoria) giocatori una vera squadra ha subito, come detto, il colpo definitivo quando (ma soprattutto come) si è deciso di cambiare la guida tecnica.
La palese involuzione tattica e l’innesto, in ruoli determinanti, di giocatori poco utili alla causa, hanno portato ad accumulare un distacco ora difficilmente colmabile, per diversi fattori.
Abbiamo una Società forte che ha già fatto grossi investimenti e che dopo questo insuccesso ha subito ribadito e confermato, attraverso un comunicato, le proprie ambizioni e l’immutato impegno; la forza di una società si misura però anche attraverso il lavoro di dirigenti preparati (un esempio su tutti, Corvino a Lecce) e da questo punto di vista, le valutazioni potevano essere sicuramente più lungimiranti.
Oltre 3 mesi di stagione senza un portiere affidabile e con il solo Imoh (poi Aguilera) al centro dell’attacco, si pagano ed in questo spazio abbiamo sempre (umilmente) chiesto di intervenire su queste carenze.
Perché “ci teniamo”…Non per altro!
Ora andiamo avanti…Certo! Sappiamo benissimo che questo è il cosiddetto “anno zero”, determinato da gestioni precedenti delle quali abbiamo già stigmatizzato (noi si, sempre!) la scelleratezza, sfociata ben oltre i limiti dell’indecenza.
E sappiamo anche che, con uno stadio in gestione, il futuro dovrà essere decisamente ambizioso; nessuno, ma proprio nessuno, potrà fare programmi ridimensionati.
Ma la tifoseria, tutto l’ambiente, aspetta (impaziente…e credo sia comprensibile) di gioire e dí provare emozioni che solo il campo sa regalare.
E invece tocca ancora tuffarci, anche dopo questa scottatura, nel ricordo di Erasmo Iacovone, ovvero di un passato, anche quello, più agro che dolce, nella speranza che succeda, da qui ad Aprile, qualcosa ai limiti del miracoloso.
Sarà vera Pasqua…di Resurrezione?
*A cura di Marcello Fumarola (editorialista esterno corriereditaranto.it)
**Foto di Paolo Occhinegro