La Corte di Cassazione riapre il capitolo dei risarcimenti legati alla vicenda ex Ilva di Taranto. Con una decisione pubblicata giovedì 12 febbraio, i giudici hanno annullato in parte la sentenza della Corte d’Appello di Lecce e disposto un nuovo esame delle richieste presentate da decine di ex lavoratori della Nuova Siet e dall’INPS.

Il punto centrale chiarito dalla Suprema Corte è che, in sede civile, il giudice non deve limitarsi a verificare l’esistenza di un reato, ma deve valutare in autonomia se i fatti abbiano provocato un danno risarcibile.

 La controversia nasce dal passaggio di attività tra la società Nuova Siet e Ilva e dalla successiva riassunzione di una parte dei lavoratori con condizioni economiche e contrattuali differenti rispetto a quelle precedenti. Da questa situazione ha preso avvio un lungo contenzioso giudiziario che, negli anni, ha coinvolto decine di ex dipendenti e l’INPS, chiamato in causa anche per i profili contributivi e previdenziali.

Sul piano penale, i reati ipotizzati sono stati dichiarati prescritti. Il procedimento è quindi proseguito davanti al giudice civile, chiamato a stabilire se i lavoratori avessero comunque diritto a un risarcimento per i danni economici e contributivi subiti.

La Corte d’Appello di Lecce aveva inizialmente respinto gran parte delle richieste, ritenendo in alcuni casi insussistenti i presupposti giuridici e in altri dichiarando i ricorsi inammissibili per motivi procedurali.

Con la recente decisione, però, la Corte di Cassazione ha parzialmente annullato quella sentenza e disposto un nuovo esame delle domande e ha accolto numerosi ricorsi presentati dai lavoratori e dall’INPS, riaprendo così diverse posizioni che dovranno essere riesaminate. Restano escluse solo alcune pratiche dichiarate inammissibili.

“Questa decisione rappresenta una svolta e rappresenta un passaggio significativo per decine di ex dipendenti coinvolti nella lunga vicenda industriale e giudiziaria legata allo stabilimento siderurgico di Taranto – sottolinea l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e componente del collegio legale unitamente agli avv.ti Simona Scarpati e Giovanni Gentile, e dal compianto collega Pietro Dalena – perché riaccende la speranza del riconoscimento dei propri diritti. È un passaggio che riporta al centro le persone, dopo anni di attese e rinvii. Sarà ora la Corte d’Appello di Lecce, in nuova composizione, a riesaminare l’intera vicenda alla luce dei principi indicati dalla Cassazione”.

(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

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