“La magistratura si sta rendendo colpevolmente complice di un danno gravissimo ai danni dell’ex Ilva che, ricordo, è azienda da sempre strategica per l’Italia e non solo. Rigettando l’istanza di dissequestro, il tribunale di Taranto chiede altro tempo per accertamenti e questo è francamente incomprensibile perché i ritardi hanno un costo elevato. Parliamo di quasi 2,5 miliardi, ad oggi, una cifra che cresce al ritmo di 4,5 milioni di euro al giorno. Costi che derivano dal pagamento della cassa integrazione e che costringono di fatto le imprese italiane del nord del Gruppo, già in difficoltà, a comprare l’acciaio necessario dall’estero con prezzi ovviamente maggiori”. Così il senatore di Fratelli d’Italia Gianpietro Maffoni, componente la Commissione Industria a Palazzo Madama, in relazione al mancato dissequestro dell’altoforno 1 da parte della Procura di Taranto.

“Questa è una situazione inaccettabile perché si traduce in un immobilismo che costa competitività, lavoro e credibilità internazionale – prosegue Maffoni -. Tutto ciò è ingiusto perché una giustizia che non decide ma rinvia si traduce in un danno per le imprese e che, inevitabilmente, Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia Gianpietro Maffoni, componente la Commissione Industria a Palazzo Madama.

“Sull’ex Ilva sono troppi i ritardi dovuti al rigetto dell’istanza di dissequestro da parte del Tribunale di Taranto, il quale ha implicato prima nove mesi per un incidente probatorio ed ora altro tempo per gli accertamenti. Tempi lunghissimi e ritardi che si traducono, ad oggi, in 2,4 miliardi di danni economici. Non solo, stabilimenti del gruppo in difficoltà, famiglie in cassa integrazione e imprese italiane costrette a comprare acciaio all’estero e a costo maggiore. Una giustizia che non decide danneggia tutti, motivo per cui riformarla è necessario e il referendum rappresenta il primo fondamentale passo in questo senso. Valuteremo se presentare un’interrogazione a Nordio per valutare l’opportunità di avviare un’ispezione alla Procura di Taranto” incalza il senatore di Fratelli d’Italia Matteo Gelmetti.

“E’ una pessima notizia non solo per Taranto ma per tutto il Paese il rigetto da parte del gip del Tribunale cittadino all’istanza di dissequestro per l’altoforno 1 presentata dall’ex ILVA. Un nuovo stop per nuovi accertamenti, a 9 mesi dall’incidente di maggio scorso, che va a pesare sulle casse dello Stato e dunque sulle tasche dei cittadini. Parliamo di circa 2,5 miliardi di euro in cui si sommano i danni per il mancato funzionamento dell’impianto, i costi per il mancato fatturato e per la cassa integrazione dei dipendenti. Purtroppo la lentezza della giustizia si scontra con l’urgenza di rilanciare il polo produttivo per recuperare competitività. Un obiettivo che il governo sta perseguendo con determinazione nonostante la procura di Taranto sembri remare in senso opposto. Ancora una volta emergono le falle di un sistema giudiziario che a causa della propria inerzia danneggia l’Italia e che, pertanto, va assolutamente riformato votando Sì al prossimo referendum del 22 e 23 marzo” afferma invece il deputato Gianluca Caramanna, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Attività Produttive.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2026/02/12/ex-ilva-no-al-dissequestro-dellafo-1/)

One Response

  1. Premesso che il referendum non c’entra un bel niente con il funzionamento della giustizia che invece di chiacchiere avrebbe bisogno di migliaia di assunzioni, di attivare tecnologie adeguate e non vetuste, di maggiore decentramento territoriale ecc. ecc. Mentre con questa mossa il deputato di Fratelli d’Italia dimostra quanto sia strumentale la scelta minacciata. Appare chiara, così, la volontà di ingerenza nel ruolo e nel potere della magistratura. Comunque resta il fatto che il governo e la stessa presidente del consiglio, che non risponde alla richiesta sindacale di portare al tavolo della presidenza questa difficile vertenza, trovandosi nella incapacità di trovare soluzioni vere al problema dello stabilimento di Taranto scaricano le loro precipue responsabilità su altri.

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