“Apprendiamo da un comunicato di Confindustria Alessandria e Confindustria Genova dell’invito – cui chiediamo una determinata risposta da parte del governo – di dividere la trattativa di Taranto da quella degli stabilimenti del Nord”. Non è affatto piaciuta a Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil la presa di posizione dei due enti nel cui comunicato “emerge chiara la volontà di una vera e propria operazione di sciacallaggio, tra l’altro spesso accennata, ma ora palesata senza scrupoli, ai danni dei lavoratori ex Ilva”.
Le tre sigle evidenziano che “Confindustria dimentica l’esistenza di un accordo di programma che non può essere modificato senza il sindacato e che l’integrità del gruppo ha tutelato i lavoratori, garantendo reddito e occupazione. Il gruppo siderurgico coinvolge sul territorio nazionale circa 20 mila lavoratori e le loro famiglie, e la sinergia industriale tra gli stabilimenti ha per le organizzazioni sindacali proprio questo unico obiettivo”.
Per Fiom, Fim e Uilm “sinergia non è sudditanza, perché siamo sempre stati assolutamente favorevoli ai forni elettrici a Genova e a Taranto e che, in particolare, Genova e Novi Ligure avessero le proprie produzioni da forno elettrico. Prospettiva promossa dal governo che vedeva favorevoli anche le istituzioni locali, convergenti sul piano dei commissari. Forno elettrico funzionale all’alimentazione degli impianti di Genova, Novi e gli altri stabilimenti anche nei momenti di marcia ridotta di Taranto”.
È evidente, concludono i sindacati, che “le aree rappresentano un interesse economico che fa gola a Confindustria Alessandria e Confindustria Genova. Abbiamo sempre auspicato la presenza di industriali Italiani nelle cordate che si presentavano per l’acquisizione della ex Ilva e la loro assenza, probabilmente, concorre alle difficoltà attuali della soluzione della vertenza. Soluzione che non può arrivare con la resa e la svendita delle aree: questo, i lavoratori e i loro rappresentanti, non lo permetteranno”.
Ma cosa hanno scritto nel loro comunicato congiunto Confindustria Genova e Confindustria Alessandria?
La loro proposta è quella di portare avanti una trattativa separata per il futuro della siderurgia ex Ilva, con Taranto da una parte e Genova-Cornigliano e Novi Ligure dall’altra. Che trova fondamento all’interno di un documento al termine di un lungo lavoro di approfondimento sul caso industriale che riguarda una delle fabbriche-simbolo della città, lo stabilimento siderurgico di Cornigliano.
“Con l’accordo di programma di inizio degli anni Duemila, la fabbrica ha chiuso la sua area a caldo, concentrandosi sulle attività di laminazione, e soffre sempre più la crisi di Taranto, da cui dipende in modo esclusivo, con una produzione che in dieci anni è passata da 1,3 milioni di tonnellate a poco più di 300mila” viene riportato nel documento.
Proprio per questo, nel loro “position paper” sulla siderurgia, si legge che “è venuto il momento di imporre una svolta alla vicenda che non si è mai risolta in modo compiuto”. La città ligure per gli industriali genovesi “non dovrà in futuro realizzare alcun forno elettrico, come prevede il piano del governo, ma al contrario dovrà ottimizzare e rimodulare le sue lavorazioni con Novi Ligure, potenziando le attività siderurgiche dello stabilimento del Basso Piemonte e ampliando le sue con lavorazioni industriali di altro tipo e aprendosi a servizi logistici”.
Per fare questo “sarà necessario restituire l’intero diritto di superficie di Cornigliano alla Società per Cornigliano, andando alla firma di un nuovo accordo di programma nel quale far entrare anche i soggetti di riferimento per gli impianti di Novi Ligure (Regione Piemonte, Comune di Novi Ligure e Provincia di Alessandria) e che possa prevedere lavori socialmente utili per gli addetti non impiegati nella siderurgia”.
“Dopo 25 anni di obiettivi parzialmente raggiunti per quanto riguarda lo sviluppo dell’industria e in generale dell’economia e dell’occupazione, i soggetti attori dell’Accordo di Programma del 1999 devono concordare di modificare lo stesso Accordo chiedendo la restituzione entro il 2026 di tutto il diritto di superficie alla Società per Cornigliano” spiega ancora Confindustria Genova nel suo documento. A quel punto “lo Stato darà alla stessa società il compito di procedere con la bonifica delle aree che dovranno essere restituite prima del 2065, a eccezione degli impianti e degli stabilimenti che rimarranno Cornigliano”.
“Gli impianti esistenti e in buono stato (decapaggio e zincatura) possono rimanere in stretto contatto logistico con lo stabilimento di Novi Ligure, dove svilupparsi con ottime prospettive anche con quegli impianti per altri prodotti e mercati molto importanti per l’Italia (banda stagnata e lamierino magnetico)” prosegue il documento. Anche nel caso di conclusione di trattativa con il fondo Flacks si potrebbe procedere secondo questo schema della divisione del futuro delle fabbriche “in quanto un ulteriore passaggio di proprietà ad altro produttore di acciaio sarebbe in linea con la natura finanziaria dell’acquisitore stesso”. Le banchine dello stabilimento di Cornigliano che si affacciano sulla foce del torrente, infine, “passeranno alla gestione diretta dell’Autorità Portuale “asservite a funzioni siderurgiche, industriali, energetiche e logistiche portuali”.
Sicuramente la trattativa per la futura vendita dell’ex Ilva non sarà facile né di breve durata.
(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)