Il referendum confermativo sulla giustizia del 22 e 23 marzo 2026 chiama gli elettori a esprimersi su una riforma costituzionale che tocca equilibri delicati: separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, due distinti Csm, un’Alta corte disciplinare e il sorteggio di parte dei componenti degli organi di autogoverno.

Gianluca Mongelli, avvocato penalista del foro di Taranto, past president della Camera Penale ionica e coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia, sostiene convintamente il Sì alla separazione delle carriere.

Perché considera la riforma un passaggio decisivo per garantire un giudice davvero terzo e una giustizia liberale?

«Credo sia necessario sgomberare il campo, incomprensibilmente avvelenato, da una suggestione propagandata da chi si oppone alla riforma: la legge costituzionale chi ci apprestiamo ad approvare non prevede alcuna subordinazione o sottoposizione della magistratura al Governo e soprattutto essa non è contro i magistrati ma a favore del principio di parità tra le parti e terzietà del giudice».

In concreto, qual è l’obiettivo del referendum?

«È molto più semplice di quello che si possa pensare: con esso si mira democraticamente a garantire un principio costituzionale incontestabile, ovvero la terzietà del giudice e la sua reale equidistanza rispetto ad accusa e difesa. Attualmente, l’appartenenza di giudici e pubblici ministeri ad un unico ordine e ad un unico organo di autogoverno (CSM), determina una commistione di interessi che incide sulle loro carriere, sui trasferimenti, sulle promozioni e sulle sanzioni disciplinari.

Separare le carriere, prevedere distinti concorsi di accesso, prevedere due CSM, attribuisce al giudice una reale libertà anche da interferenze interne e da valutazioni professionali svolte da colleghi che svolgono funzioni diverse (PM) che devono rimanere su di un piano distinto.

La separazione, che completa e definisce il sistema accusatorio introdotto nel 1989 ed il principio del “giusto processo” cristallizzato nel 1999 nell’art. 111 della Costituzione, costituisce una caratteristica distintiva delle democrazie liberali».

Quali vantaggi concreti produrrebbe questa riforma sul rapporto tra giustizia e cittadini?

«Ne esce rinforzata la stessa autorevolezza del giudice sia dal punto di vista sostanziale che da quello formale, aumentando la fiducia e la credibilità della giurisdizione agli occhi del cittadino. La riforma garantisce anche la funzione del PM che rimarrà organo autonomo ed indipendente da ogni potere, restando inalterata l’obbligatorietà dell’azione penale con la conseguente possibilità di continuare a svolgere ogni indagine, anche nei confronti dei “poteri forti”».

E sulle altre novità, dal sorteggio dei componenti dei due CSM all’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, qual è il suo giudizio?

«Completano la riforma, eliminando definitivamente le problematiche connesse al potere delle correnti interne alla magistratura (su cui il caso Palamara ha alzato il velo) e attribuendo ad un organo autonomo le valutazioni disciplinari, oggi gestite da apposita sezione del medesimo CSM.

Spiace dover constatare che il dibattito sul merito della riforma abbia lasciato il posto a mistificazioni e a distorsioni della realtà, con il poco lusinghiero ricorso, da parte di chi si oppone, alla categoria dei buoni e cattivi e con argomentazioni strumentali che sono in contrasto con il testo letterale delle norme costituzionali soggette a consultazione popolare e con il valore giuridico di una riforma che consacra un principio di civiltà».

Il suo appello finale agli elettori?

«Votare SI alla riforma garantisce un assetto costituzionale che segna una netta distinzione tra chi accusa e chi giudica, con medesima autonomia ed indipendenza dei magistrati e con accrescimento delle garanzie di terzietà del giudice, di credibilità ed autorevolezza della giustizia italiana».

 

 

 

 

 

 

 

2 Responses

  1. Non si capisce se l’avvocato Rizzo parla a nome della camera penale o di Fratelli d’Italia, ma aparte questo non chiarisce. parlando del sorteggio che questo vale solo per i magistrati, ma non a quelli di nomina politica che partecipano a un sorteggio finto in quanto la platea dei candidati viene pre indicata dai partiti. Così come l’insieme delle manomissioni alla costituzione rende più difficile agire contro i politici parola di Nordio.

  2. Abbiamo una buona Costituzione che molti ci invidiano e che ci ha protetti per 70 anni. Evitiamo di darle questo colpo e di spianare la strada ai politici che vogliono cambiarla, soprattutto ora che l’opposizione è cosi debole. Il dissenso, protestare, in Italia è sempre più difficile, ci vogliono far diventare come l’Ungheria. Questo non è che il primo passo … riflettiamo se davvero ci conviene assecondare questo disegno

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