La riforma della giustizia targata Nordio accende il dibattito. Il 22 e 23 marzo gli italiani voteranno per confermare o respingere la legge costituzionale «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare». Prevede separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, due Consigli Superiori della magistratura distinti e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare.
Giovanni D’Arcangelo, segretario generale della Cgil di Taranto, perché la vostra organizzazione sindacale dice No?
«Molti dimenticano la radice da cui nasce il sindacato: quella di combattere l’ingiustizia. D’altronde il termine stesso, sindacato, spiega chi siamo: dal greco Sin (insieme) e Dikè (giustizia). Insieme per la giustizia. Una cittadina e un cittadino poco tutelati, sono lavoratori più deboli e questo per noi è occuparci delle persone che incontriamo ogni giorno in tutte le camere del lavoro della Cgil presenti in 29 comuni della nostra provincia. Il sindacato è questo: guardare alle persone. Essere quell’insieme che chiede giustizia, tutele e diritti anche per chi in quel momento è più debole. È la nostra missione, da Di Vittorio in poi, combattere pertanto ciò che indebolisce i singoli e li espone al rischio di essere ancora più fragili e indifesi nei confronti dei potenti di turno, siano essi datori di lavoro, politica o lobby economiche».
Cosa centra tutto questo con la riforma Nordio?
«È qui che nasce anche tutta la mobilitazione che sul territorio ci vede protagonisti insieme ad associazioni e movimenti che con noi condividono questi ideali. Veniamo, però, alla riforma Nordio, che riforma non è e che con i Comitati per il No bocciamo sonoramente. Anche in questo caso a guidare la nostra azione non è la pregiudiziale convinzione che bisogna andare contro qualcuno, ma a favore di quelle persone che noi quotidianamente incontriamo nelle nostre sedi».
Quali sono secondo voi le principali criticità del testo?
«Perché bocciamo questa riforma che interviene sostanzialmente sull’assetto costituzionale della Giustizia italiana, sancito da aurei articoli della Costituzione? Perché, ad esempio, la riforma Nordio non interviene sui tempi dei processi, ad esempio su quelli del lavoro che sono lunghissimi. Non li accorcia, non li snellisce. Un cittadino aspetterà ancora molti anni per avere giustizia. Perché la riforma Nordio non interviene sulla carenza di personale che invece grazie ai fondi del Pnrr aveva consentito l’arrivo di nuove figure professionali in tribunali, procure, uffici del processo. Non a caso come Cgil rappresentiamo la vicenda dei 12mila precari (di cui 149 solo negli uffici di Taranto) che a giugno 2026, terminati i soldi europei, lasceranno scoperte ruoli in funzioni vitali per la giustizia italiana. Allora mi chiedo: c’era più urgenza di una riforma Nordio o di investimento da parte del Governo Meloni, per garantire questi lavoratori che invece potevano cambiare il destino di un processo?».
E i costi?
«Aggiungo: si stima che il costo attuale annuo del CSM esistente è di 50 milioni di euro annui. Aggiungere un CSM aggiuntivo e “un’alta corte” costeranno complessivamente 150 milioni di euro annui. Quindi si preventiva questa spesa aggiuntiva di 100 milioni di euro e non si trovano le risorse per stabilizzare i 12mila precari della giustizia».
La separazione delle carriere tra giudici e pm è davvero una novità?
«La riforma Nordio, malgrado la comunicazione ingannevole, non divide le carriere di giudici e magistrati. La separazione delle carriere in realtà esiste già e il cambio di ruolo è concesso nell’attuale ordinamento solo una volta ma a molti chilometri di distanza dal precedente incarico. Basti pensare che nel 2024 sono stati solo 42 i PM che hanno chiesto di cambiare ruolo in giudice e viceversa. 42 su 9mila magistrati. Ragione, pertanto, inconsistente».
E il rischio di interferenze politiche?
«L a ragione delle ragioni è la garanzia che in nessuna maniera la politica possa incidere sulle azioni della magistratura. E quando dico la politica intendo tutta: quella che è oggi maggioranza e quella che oggi è opposizione e che domani potrebbe tornare ad essere maggioranza. È singolare che si affidi alla cieca sorte la nomina dei componenti togati nel CSM, e si consenta alla stessa sorte con metodo del sorteggio la scelta dei membri non togati scelti però dalla politica e inseriti in una cerchia ristretta. Il Consiglio Superiore della Magistratura va lasciato così come i nostri Costituenti avevano previsto. Così come va lasciato libero l’assetto autonomo del Pubblico Ministero rispetto all’esecutivo del momento, perché come insegnano altre esperienze in altri paesi decisamente meno democratici del nostro, solo un PM libero può incidere su chi governa e non rimanerne succube».
Chi protegge l’indipendenza della magistratura?
«I veri patrioti oggi non sono quelli che vanno in giro agitando il tricolore urlando la difesa dei confini nazionali. I veri patrioti sono quelli che oggi difendono la Costituzione e l’equilibrio tra i tre poteri dello Stato, legislativo, esecutivo e giudiziario».