Fu una delle ultime “inaugurazioni” dell’amministrazione Melucci, prima della seconda (e definitiva) caduta dell’esecutivo locale.

Alla fine di gennaio 2025, infatti, fu annunciata in pompa magna la riapertura del cosiddetto circuito delle “Tombe a camera” di Taranto, partendo dalla necropoli situata in via Marche, per poi passare agli altri siti della “Taranto Sotterranea”: la Cripta del Redentore in via Terni, la Tomba a camera dipinta di via Pio XII, la Tomba a quattro camere funerarie di via Pasubio e la Tomba degli atleti in via Crispi.

Poco più di un mese prima il Comune aveva stretto un accordo di partenariato pubblico/privato con le cooperative archeologiche Museion e Polisviluppo per la gestione e promozione dei siti a livello turistico e le spese di manutenzione ordinaria, acqua, luce e una percentuale su biglietti e introiti. La manutenzione straordinaria sarebbe stata, invece, regolata dal protocollo d’intesa firmato dall’Ente con la Soprintendenza nazionale per il Patrimonio Subacqueo.

La rifunzionalizzazione delle aree, in quell’occasione, era stata curata dall’amministrazione comunale anche grazie ai cosiddetti “fondi ex ILVA” in attuazione del “Piano di Rigenerazione Sociale per le famiglie disagiate nei Comuni di Taranto, Statte, Crispiano, Massafra e Montemesola”.

Interventi eseguiti nel rispetto del cronoprogramma, come ebbe modo di dichiarare l’allora assessore alla Cultura, Angelica Lussoso nell’ambito del “più vasto piano di rigenerazione urbana ‘Ecosistema Taranto’, lo stesso che sta portando la città anche al centro di progetti di valorizzazione turistica”.

Eppure, ad un anno di distanza, l’entusiasmo si è decisamente spento: i siti sono chiusi, cittadini e turisti non vi hanno accesso, ma il dato allarmante riguarda soprattutto le condizioni delle tombe; in assenza di manutenzione, infatti, e a fronte dei numerosi episodi di maltempo degli ultimi mesi, i siti rischiano danni irreversibili.

Uno schiaffo in faccia alla storia millenaria della nostra città, di cui queste tombe sono testimoni preziosissimi ma, come sempre, disprezzati e trascurati.

Mentre Museion e Polisviluppo si trincerano dietro un enigmatico silenzio, si parla di contratto capestro (peraltro scaduto) che renderebbe impossibile sostenere economicamente la gestione del circuito da parte delle cooperative incaricate, di mancanza di manutenzione straordinaria, di infiltrazioni di acqua che starebbero danneggiano irrimediabilmente i resti archeologici, addirittura di un recente allagamento della splendida Cripta del Redentore, che presenta affreschi di grande valore artistico risalenti al periodo bizantino.

Il tutto nella generale indifferenza e noncuranza di una città in cui, giusto per portare qualche esempio, le rovine dell’antica cinta muraria greca giacciono tra gli escrementi degli animali domestici in via Emilia, mentre i resti dell’acquedotto romano di corso Italia sono “ornati” quotidianamente dai rifiuti del vicino mercato.

Un patrimonio inestimabile, una ricchezza storica, artistica e archeologica su cui altrove amministrazioni meno miopi e una cittadinanza meno ignorante hanno costruito interi imperi turistici, che qui viene, invece, abbandonata alla distruzione nel silenzio generale.

Recentemente, ad accendere i riflettori sulla vicenda, è stato il M5S: il consigliere comunale Gregorio Stano, infatti,ha dichiarato di aver depositato una mozione per chiedere al Consiglio comunale di esprimersi su questo ennesimo pasticcio nostrano e intervenire con urgenza per porre rimedio ad un vero e proprio oltraggio alla nostra storia, soprattutto in vista di eventi che porteranno Taranto (ed il suo bagaglio di testimonianze del passato) sulla scena internazionale.

*Foto Paolo Occhinegro

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