C’è chi augura la morte agli operatori, chi li definisce “ladri di salute”, chi colpevoli del decesso di un congiunto che ha dovuto attendere un tempo insopportabile per sottoporsi a un esame. Sui social si è scatenata una campagna d’odio contro gli addetti del Centro unico prenotazioni (Cup) di Taranto dopo l’esplosione del caso sulle procedure sospette oggetto di una indagine interna dell’Asl e ora all’attenzione della magistratura e dello stesso ministro della Salute, Orazio Schillaci.

L’allarme è scattato quando la struttura commissariale ha evidenziato una prassi ricorrente: cancellazioni di appuntamenti e immediata sostituzione con nuovi, effettuate da remoto, spesso in orari inusuali – tarda sera, notte o prime ore del mattino. La commissione, guidata dal commissario straordinario Gregorio Colacicco, ha analizzato i dati tra gennaio e giugno 2025, esaminando circa un milione di accessi alla piattaforma gestita dalla società in house Sanitaservice. Gli accessi registrati mostrano operazioni sia in orario di servizio sia quando gli sportelli erano chiusi, lasciando sospettare prenotazioni fittizie a beneficio di alcuni utenti a discapito di altri. Il fascicolo, iscritto nel registro delle notizie di reato, coinvolge anche aspetti legati a internalizzazioni e assunzioni passate.

«Non sono accettabili – ha commentato Colacicco – le mortificazioni e le offese sui social nei confronti di tanti operatori onesti grazie ai quali stiamo realizzando l’abbattimento delle liste d’attesa, grazie ai quali i cittadini trovano delle risposte, grazie ai quali c’è la presa in carico, grazie ai quali vengono fatte le prenotazioni per i pazienti oncologici. Quando ci sarà la risultanza delle indagini ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità e chi ha sbagliato deve pagare».

L’inchiesta ora farà il suo corso. «Noi – precisa il commissario – abbiamo consegnato le carte ai Nas, il riserbo sul resto è doveroso. Lasciamo lavorare gli inquirenti. Le operazioni sono tracciate dai sistemi informativi, sono scolpite nella roccia». Colacicco, riferisce che con il nuovo piano varato da Decaro sulle liste di attesa la situazione sta migliorando e ricorda che «l’Asl di Taranto da un punto di vista del bilancio» rispetto ad altre Asl che invece hanno prodotto deficit «è tra le più virtuose».

A denunciare il clima pesante sui social è anche Antonello Pignatelli, delegato Rsa Sanitaservice Cup Taranto. «Si sta creando – ammette – un clima insostenibile intorno ai lavoratori agli sportelli. I numeri riportati in alcuni articoli giornalistici non coincidono: qualcuno ha scritto che le operazioni sospette coinvolgerebbero 50 operatori ma dall’Asl è emerso che al momento sono 4-5. Questa generalizzazione è inaccettabile perché l’opinione pubblica pensa che tutti siano colpevoli quando non è così. La campagna di odio sta mettendo in pericolo l’incolumità dei lavoratori. Intanto, sono stati raccolti anche screenshot su alcuni commenti indicibili e scatteranno senz’altro denunce contro i leoni da tastiera».

Pignatelli segnala inoltre criticità nelle condizioni lavorative. «La carenza di personale – rivela – comporta spesso l’impossibilità di coprire eventuali assenze per malattie o ferie. Quindi, il personale è costretto da solo a farsi un intero turno di lavoro o andare oltre anche senza riconoscimenti economici. Poi ci sono criticità strutturali con postazioni inadeguate prive talvolta di stampante. E criticità a livello contrattuale: i lavoratori del Cup di Taranto sono discriminati rispetto ai lavoratori delle altre province, in particolare quelle di Brindisi, Lecce e Foggia. Hanno lo stesso contratto per la stessa azienda, che è la Sanitaservice, ma sono inquadrati con un livello inferiore ed hanno anche un contratto ancora part-time a 30 ore settimanali a differenza di tutti gli altri. Questo comporta anche un danno per l’utenza perché non ci sono aperture pomeridiane e ovviamente il servizio è limitato alle ore mattutine».

Il delegato Rsa lamenta in conclusione «la mancanza di vicinanza umana, non parliamo di difesa perché i lavoratori non hanno bisogno di essere difesi, da parte della politica ma anche da parte del datore di lavoro nei confronti di questi operatori finiti nel tritacarne mediatico e dei social».

La storia del Cup di Taranto resta quindi una vicenda complessa, dove tensione sociale, procedure digitali e responsabilità professionali si intrecciano, rendendo imprescindibile la trasparenza per tutelare i lavoratori onesti e ripristinare la fiducia – minata da procedure opache – nel servizio sanitario.

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