Si è concluso al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali l’incontro convocato per formalizzare l’intesa sulla vertenza Semat Sud. Un passaggio che arriva dopo il confronto in sede amministrativa presso ARPAL Puglia, dove l’azienda aveva ribadito la decisione di cessare definitivamente l’attività produttiva, annunciando il licenziamento dell’intero organico.

Una scelta definita “grave” dal sindacato, che segna la fine di un’altra realtà storica legata all’indotto dell’ex Ilva e all’economia dell’area ionica.

In un quadro definito “drammatico”, il confronto sindacale ha consentito di ottenere un primo risultato: la società ha accettato di inoltrare richiesta di cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività fino al 31 dicembre 2026 per tutti i lavoratori aventi diritto.

Non solo. L’accordo prevede la possibilità di completare i 12 mesi di programma anche oltre tale data, qualora la misura venga rifinanziata nella prossima legge di bilancio, con un eventuale prolungamento fino ai primi mesi del 2027.

I licenziamenti, già avviati con procedura ai sensi degli articoli 4 e 24 della legge 223/91, avranno efficacia solo al termine del periodo di Cigs. Nel verbale è infatti stabilito che il recesso “abbia efficacia temporale fissata al giorno successivo alla scadenza del periodo di Cigs”.

Altro punto qualificante dell’intesa riguarda il riconoscimento di un diritto di prelazione per i lavoratori Semat Sud in caso di nuove assunzioni nelle altre società del gruppo già operative a Taranto e nelle eventuali future iniziative imprenditoriali nel settore edile nell’area ionica.

Nel verbale si specifica che i lavoratori saranno destinatari di proposte occupazionali compatibili con il proprio bagaglio professionale, maturato in anni di attività negli appalti dell’ex Ilva. Il diritto di prelazione resterà valido per i dodici mesi successivi alla conclusione, per ciascun lavoratore, della fruizione della Cigs.

Restano, però, le preoccupazioni per il futuro dei 215 lavoratori coinvolti. “Oggi si certifica la chiusura di un’altra realtà storica dell’appalto – sottolinea Francesco Bardinella, segretario della Fillea CGIL Taranto – mentre i lavoratori ottengono almeno un anno di protezione sociale in attesa che si definisca il futuro dell’ex Ilva”.

La richiesta rivolta al Governo, alla Regione e alle istituzioni competenti è quella di costruire un vero percorso di rilancio industriale, che includa una clausola sociale capace di attingere dal bacino di crisi dell’appalto, garantendo continuità occupazionale e valorizzazione delle professionalità.

“La vertenza non si chiude con l’accordo di oggi – conclude Bardinella –. Si apre una fase nuova che richiede responsabilità e scelte chiare. Saremo al fianco dei lavoratori in ogni passaggio, perché Taranto non può permettersi di perdere altre competenze, altri posti di lavoro, altra dignità industriale”.

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