Istituire a Taranto l’Università del Mediterraneo, valorizzare il patrimonio storico e architettonico, coinvolgere le periferie e moltiplicare gli eventi sul mare. Sono alcune delle tracce indicate dal tavolo della cultura coordinato da Gianni Florido, consigliere esperto del sindaco Bitetti. Della squadra di lavoro fanno parte Riccardo Pagano (docente ordinario di Filosofia dell’educazione Università degli Studi di Bari); Antonio Mandese (Casa editrice Mandese); Giuse Alemanno (scrittore); Stefano Vinci (coordinatore dei corsi di laurea in Giurisprudenza del Dipartimento Jonico); Ilaria Buonocore (avvocato e docente Università degli Studi Aldo Moro, Dipartimento ionico. Già vice presidente di Kyma Mobilità); Angelo Fanelli (avvocato, portavoce Taranto Think Tank); Francesca Tursi (assicuratrice); Anna Cammalleri (già direttore generale dell’USR Puglia); Marco Dal Bosco (dirigente scolastico); Lucia Pellegrino (funzionario amministrativo Uniba).
Da fine dicembre il tavolo si è riunito due volte delineando il metodo di lavoro e raccogliendo le idee progettuali. Tante le proposte da sviluppare. C’è chiaramente un problema di risorse dovuto alla situazione finanziaria del Comune, non proprio rosea, che può essere in parte superato con il ricorso al partenariato.
Florido, quali sono le strategie?
«Stiamo lavorando su tre grandi macro aree per definire la programmazione culturale: un’area tematica è l’università per ragionare sui temi della presenza universitaria in città, una seconda area è quella del rapporto fra cultura e scuola in generale per sviluppare percorsi formativi, attività di scrittura grafiche e quant’altro, e una terza area di cultura intesa come prossimità, cioè portare nei luoghi periferici attività e presenze culturali, teatrali, musicali, di educazione alla scrittura, eccetera. Dobbiamo raccontare Taranto vivendo Taranto, ma con l’ambizione di renderla culturalmente più attrattiva».
Cosa intende?
«Noi abbiamo alcuni eventi sul piano culturale che ci fanno diventare attrattivi. Uno è sicuramente il Medimex, una manifestazione che si è ripetuta per diversi anni con successo ma che si ferma soprattutto nel borgo della città e non è un’attività per così dire diffusa. Noi vorremmo raccontare una Taranto diciamo che sa parlarsi e sa coinvolgere soprattutto in luoghi dove più sono forti gli elementi di rottura sociale. Questa è la linea di tendenza delle tre aree tematiche. Faccio un esempio: il rione Salinella dopo i Giochi del Mediterraneo avrà il deposito forse più significativo di impiantistica sportiva e anche un macro spazio all’aperto. C’è una rigenerazione urbana di fatto che arriva alla Salinella. Ecco, a noi piacerebbe che per esempio l’Università, la sede di Economia che si trova in quella zona, potesse finalmente entrare nell’ottica universitaria che ci piace, cioè i giovani che vanno lì, possono fare attività sportiva. L’intero quartiere può vivere alla presenza di questi quattro impianti con un’attenzione nuova, una nuova centralità».

Quale obiettivi vi siete dati?
«Vorremo organizzare il 21 aprile una giornata intera aperta alla cittadinanza su questi temi, pensiamo al Fusco ma anche ad altre location, e prima un percorso di avvicinamento a questa giornata che chiameremo gli “Stati Generali della Cultura” con tre tappe intermedie sulle quali stiamo ragionando. Una sicuramente dedicata all’Università, una al rapporto tra scuola e cultura e l’altra sulla proposta culturale vera e propria. Quindi, promozioni di festival, rassegne e altro. Noi intendiamo aprirci alla città, nel senso ci piacerebbe che ci fosse una partecipazione, un dibattito su quelle proposte che avanzeremo. Fino al 21 aprile considereremo aperte quelle idee progettuali, poi dovremo fare una sintesi che potrà diventare la linea culturale dell’amministrazione».
Qualche esempio di proposte su cui state ragionando?
«Una delle idee venute fuori dal tavolo è l’istituzione a Taranto di un convegno, per esempio annuale, per cominciare a ragionare su un’altra traiettoria di conoscenza della nostra storia, quella della Taranto moderna che va diciamo dal Principato degli Orsini del Balzo fino ai nostri giorni. Quindi, con una ricerca specifica un po’ sul modello del convegno della Magna Grecia, cioè andare a scoprire da dove è arrivata questa Taranto moderna. Durante il Principato avevamo attività produttive importanti, c’è una narrazione che è poco conosciuta a intellettuali, a storici, eccetera, ma che è un po’ ignota ai cittadini e anche all’esterno. Ci sono città che sui Principati hanno costruito una fortuna. Questo è un tema sul quale lavoreremo. Poi sono arrivate proposte di Festival librari per giovani e nel rapporto con la scuola una serie di attività di promozione. Dopo la prima riunione ognuno ha lavorato su queste aree tematiche e ha prodotto una bella mole di idee».
Che risposte ha avuto dal gruppo di lavoro?
«Io sono molto contento della composizione del tavolo. C’è un lavoro consapevole di persone che stanno mettendo sul tavolo esperienze forti. È un po’ un cambio di paradigma. Noi diciamo sempre che siamo una città sul mare, non di mare. Il tarantino non vive il mare pienamente, forse perché ci è stata privata gran parte della costa con il muraglione e altri insediamenti. Noi vorremmo svolgere gran parte delle attività culturali sul mare, all’aperto: le rassegne, i festival».

Sul tema dell’Università cosa sta emergendo?
«Innanzitutto la presenza universitaria di Uniba va perfezionata e migliorata e anche lì c’è tanto lavoro che si sta facendo nel tavolo per arrivare ad una proposta di confronto un po’ più di merito. Abbiamo trovato delle buone aperture dal Rettore e stiamo mettendo a punto una piattaforma con le nostre visioni. Ma ci piace pure pensare per esempio che l’Università di Taranto possa diventare sede di corsi di studio, corsi di laurea, sul Mediterraneo.
Vorremmo riprendere questa idea sulla quale il sindaco Bitetti ha sempre insistito molto nel confronto col governo. Si dice sempre che siamo strategici ma questa strategicità oggettivamente non è una strategicità di progetto. Pensiamo al piano Mattei, al rapporto fra il sud, l’Europa e l’Africa. Adesso saremmo la rotta preferita. Il nostro porto diventa centrale, così come la base navale per gli elementi di difesa ma il nostro Arsenale è in difficoltà. In questa strategicità mediterranea di Taranto, che oggettivamente è una grande città del Mediterraneo, una Università del Mediterraneo qui è senz’altro uno degli obiettivi che vogliamo inserire nel tavolo di discussione con il governo».
In merito alla chiusura del circuito delle Tombe a Camera cosa ci può dire?
«È una questione che attiene più al tavolo del turismo ma credo si stia ridiscutendo la convenzione».
C’è comunque un problema di risorse che condiziona la programmazione culturale?
«Dobbiamo partire dal fatto che il Comune è in una situazione di equilibrio finanziario molto precario. Quando chiudi i bilanci non devi ragionare sulla spesa di investimento, devi ragionare sulla spesa corrente. Se io oggi mi impegno a fare qualsiasi attività e ho X milioni da impiegare devo vedere se quell’attività genera costi aggiuntivi, per esempio se apro un parco poi bisogna pensare ai costi di manutenzione e questo diventa spesa corrente.
Il Just Transition Fund ci offre la possibilità di mettere in piedi 8-9 parchi nuovi ma se nella spesa corrente non hai i soldi per manutenerli devi trovare forme di partenariato privato e sociale che ti permettano di gestire questi beni. Se tutto rientra nella gestione dei conti correnti del Comune non si va avanti. Anche se Banca Opi non dovesse fare ricorso avremmo 48 milioni non da utilizzare per il bilancio ma per investire. Devi avere un risanamento finanziario che ti permetta una spesa corrente in grado di sostenere l’investimento che fai. Abbiamo tanti luoghi, abbiamo tanti percorsi turistici da valorizzare ma il Comune non ha le risorse umane per fare questo. C’è una grande operazione da portare avanti col partenariato sociale e il partenariato privato. Il tavolo di lavoro farà la sua parte e confermo che l’amministrazione ha tutta l’intenzione di puntare sulla cultura».