Il mancato rinnovo dei contratti dei lavoratori precari del Museo Archeologico Nazionale di Taranto (MArTA) accende lo scontro con il sindacato. Il Coordinamento Territoriale Uil-Pa MIC e la RSU del museo denunciano quella che definiscono «una pagina vergognosa» e chiedono al Ministero della Cultura l’immediata stabilizzazione dei dipendenti a tempo determinato.
Secondo il sindacato, si tratta di lavoratori che per anni hanno garantito il funzionamento e la continuità delle attività del museo, dopo essere stati assunti durante la fase emergenziale legata alla pandemia. Nonostante l’esperienza maturata e il contributo fornito alla struttura, i loro contratti non sono stati rinnovati.
«Quasi sei anni di impegno e professionalità – si legge nella nota – non sono stati sufficienti al Ministero della Cultura per riconoscere una giusta e doverosa stabilizzazione. Oggi queste persone vengono rispedite a casa, dimostrando nei fatti che sono state utilizzate solo per tamponare situazioni emergenziali».
La Uil-Pa sottolinea come i lavoratori precari abbiano spesso svolto mansioni e attività andando oltre quanto previsto dal contratto, contribuendo alla crescita e alla qualità dei servizi offerti dal museo. «Non è possibile cancellare con un colpo di spugna il lavoro eccellente svolto da questi colleghi per il MArTA», affermano i rappresentanti sindacali.
Il sindacato critica duramente quella che definisce una gestione che riduce i lavoratori a «miseri ingranaggi da usare all’occorrenza» e denuncia logiche puramente economiche che finiscono per ignorare le conseguenze sociali per le famiglie coinvolte.
«La Uil-Pa non ci sta – ribadiscono il coordinatore territoriale Franco Villani e il rappresentante RSU Domenico D’Onchia –. Pretendiamo un’immediata stabilizzazione: è il minimo che lo Stato possa e debba fare per questi lavoratori che hanno dimostrato professionalità e dedizione al servizio pubblico».