Non solo fotografie. Non soltanto memoria. La mostra «Granada e Taranto – Un puente de fe / Un ponte di fede», ospitata al secondo piano dell’Archivio di Stato di Taranto, è soprattutto un racconto condiviso: quello di due città lontane che scoprono di avere gesti, simboli e rituali sorprendentemente simili.
L’esposizione è stata inaugurata sabato scorso alla presenza del presidente dell’associazione La Veste Rossa Gigi Montenegro, della direttrice dell’Archivio di Stato Valentina Esposto, del rappresentante delle confraternite granadine Adelardo Mora Guijosa e dell’assessore comunale alla Pubblica Istruzione Maria Lucia Simeone.
Un progetto culturale che prova a mettere in dialogo le tradizioni della Settimana Santa di Taranto e Granada attraverso fotografie, documenti e manufatti artigianali, un interessante video documentario, mostrando come due realtà geograficamente distanti possano condividere una stessa intensità spirituale.
La mostra è la seconda tappa di un percorso itinerante. La prima si è svolta nella sede dell’associazione Artava, in via Duomo, dal 31 gennaio al 7 febbraio. Ora l’esposizione prosegue all’Archivio di Stato fino al 12 marzo, prima di approdare a Granada dal 22 al 26 marzo, negli spazi del Real Colegio Mayor de Santa Cruz.
«Questa – spiega Montenegro – è una mostra che andrà anche a Granada. Abbiamo voluto documentare ancora una volta ciò che avviene nei tre giorni del Triduo sacro a Taranto. Questo per noi significa promuovere il territorio e metterlo a confronto con quello più celebrato ma non per questo migliore di quello di Taranto».
La Settimana Santa di Granada, come quelle di molte città della Spagna meridionale, è caratterizzata da una straordinaria partecipazione popolare e da un patrimonio artistico di grande rilievo. Il confronto tra queste due esperienze, attraverso fotografie, oggetti artigianali e documenti originali che dialogano tra loro, mette in luce interessanti affinità e differenze che arricchiscono lo sguardo. Accanto agli scatti dedicati ai riti tarantini compaiono infatti le immagini della Semana Santa di Granada.
«Gli spagnoli sono molto interessati alle nostre tradizioni – racconta Montenegro – e sono attratti da alcuni particolari sui quali mi chiedono spesso spiegazioni. Solo parte della mostra sarà esposta a Granada perché ovviamente alcuni documenti non possono essere fatti uscire dall’archivio. Porteremo però copie dei frontespizi e le spiegazioni di documenti del Settecento».
Proprio quei documenti, secondo Montenegro, aiutano a raccontare una storia spesso poco conosciuta: «Li esporremo anche in Spagna per chiarire che non è vero che a Taranto abbiamo copiato dagli spagnoli. È molto probabile che sia accaduto esattamente il contrario». Un tema che spesso accende il dibattito tra studiosi e appassionati delle tradizioni pasquali.
Le fotografie dedicate ai riti tarantini sono state realizzate dallo stesso Montenegro insieme al figlio. «Ne avevamo scelte una ventina – racconta – l’anno scorso e altrettante quest’anno. In questa edizione ne abbiamo combinate alcune per mettere in evidenza dettagli particolarmente significativi».
Tra gli oggetti esposti figurano una riproduzione della troccola, abiti confraternali tarantini, una miniatura della processione del Carmine e alcuni pezzi provenienti dalla collezione Guida.
C’è anche una curiosità storica che cattura l’attenzione dei visitatori. «Abbiamo esposto – racconta Montenegro – il divieto di usare la troccola nel 1708. Fu un editto scritto dall’allora sostituto dell’arcivescovo. È un documento che sorprende molti visitatori».
A dare profondità storica alla mostra sono però soprattutto le carte conservate dall’Archivio di Stato. «Quando pensiamo alla Settimana Santa tarantina – precisa la direttrice Valentina Esposto – immaginiamo immediatamente le processioni, le statue, i gesti che ogni anno si ripetono e che fanno parte della memoria collettiva della città».
Ma «dietro la tradizione – continua – esiste una storia fatta di documenti, di atti, di donazioni, di decisioni e di consuetudini che nel tempo hanno contribuito a costruirne forma e significato».
Tra le carte più preziose conservate nell’Archivio figurano documenti molto conosciuti dai tarantini. «Due in particolare – spiega Esposto – sono notissimi: la cosiddetta donazione Calò con la quale il nobile Francesco Antonio dona le statue del Cristo morto e dell’Addolorata alla confraternita del Carmine e la donazione del canonico Cosa che dona la statua della Vergine Addolorata alla confraternita di San Domenico».
Documenti che raccontano la nascita di alcuni dei simboli più amati dei riti cittadini. «Sono carte apparentemente silenziose – osserva la direttrice – ma che custodiscono la memoria profonda della città».
L’Archivio di Stato aveva già ospitato una mostra dedicata alla Settimana Santa lo scorso anno, in occasione del Giubileo. «Fu un’esperienza che ebbe un grande successo di pubblico – ricorda Esposto – con visitatori di ogni età, famiglie, turisti, semplici curiosi».
Tra i commenti lasciati nel libro delle firme uno in particolare è rimasto impresso alla direttrice. «Una visitatrice scrisse: “Mi rivedo bambina con i miei genitori e poi ragazza adulta, mamma, nonna. La settimana santa ha attraversato ogni momento della mia vita”. Credo che quella frase racchiuda perfettamente il senso che questi riti hanno per molti tarantini».
Nasce anche da questo aneddoto la decisione di riproporre l’iniziativa con una prospettiva diversa. «Quest’anno abbiamo voluto aggiungere una sfumatura nuova – rileva Esposto – ed è nata la collaborazione con l’associazione La Veste Rossa che da tempo coltiva il rapporto con la Spagna».
Nella mostra «vedrete accanto ai documenti di Taranto, alle fotografie, ad oggetti artigianali prodotti da artigiani che sono vissuti negli anni ‘60 e ‘70 raccolti da Ottavio Guida, che per tanti anni è stato direttore di questo istituto, un bellissimo video dei Riti delle settimane sante andaluse. Le fotografie esposte invece sono del fotografo spagnolo Armando Lopez Murcia, che ha ricevuto numerosi premi per i suoi scatti ed è stato vincitore del concorso per il manifesto della Settimana Santa di Granada. Dopo il 12 marzo una parte della mostra sarà disallestita e le fotografie, alcuni oggetti e la riproduzione di tre dei nostri documenti più importanti corredata da tutti i testi esplicativi e narrativi saranno trasferiti a Granada.
L’Archivio si prenderà qualche giorno di pausa per sostituire la documentazione che va in Spagna. Quindi sostituiremo quel materiale con altro che appartiene ai nostri fondi archivistici e riaprirà dal 23 marzo, liberamente visitabile durante gli orari di apertura dell’archivio di Stato».
Questo dialogo culturale guarda anche al futuro. «La mostra vuole essere un piccolo ponte culturale tra Taranto e Granada, un’occasione – conclude la direttrice – per conoscersi meglio e costruire ponti in un momento storico in cui troppo spesso i ponti vengono abbattuti invece di essere costruiti».
Un ponte che potrebbe presto diventare anche istituzionale. «C’è già un patto di amicizia tra le due città – ricorda Montenegro – e il consiglio comunale ha dato mandato al sindaco di proseguire il percorso verso il gemellaggio. Io spero che si possa arrivare presto a questo risultato».
Intanto il dialogo tra le due tradizioni continua tra le sale dell’Archivio. Tra fotografie, documenti e simboli di fede che raccontano una storia antica.
