La società odierna è caratterizzata da un incredibile sviluppo tecnologico. Nuove App, piattaforme e dispositivi elettronici utilizzati per condividere la geolocalizzazione con le persone vicine, come parenti e amici.
Anche lo stesso social network Instagram ha implementato di recente la funzione di far sapere dove ci si trova, condividendo la posizione con i propri followers. Ma quanto di questo processo evolutivo che coinvolge la tecnologia impatta sulla vita di chi è vittima di violenza? Quanto la geolocalizzazione, nata con uno scopo “innocente”, può diventare un’arma nelle mani di persone sbagliate e possessive, capaci di utilizzarla per avere un controllo più invadente e totalizzante sulla vittima come mai prima di adesso?
Abbiamo posto queste domande alla dott.ssa Erminia De Giglio, rappresentante dell’associazione Alzaia Onlus ETS che si occupa di aiutare donne maltrattate dal lontano 2007.
“L’associazione ha come obiettivo principale l’affermazione della centralità della donna e dei suoi diritti. In modo particolare si occupa di ogni forma di violazione nei confronti delle donne, senza distinzione di età, etnia, sesso o religione, al fine di garantire un cammino di riscatto e di dignità sociale. L’associazione è composta da 12 socie, di cui una volontaria. All’interno dell’associazione opera un’équipe specializzata nel contrasto alla violenza maschile contro le donne. In particolare, sono presenti: assistenti sociali, psicologhe, avvocate, un’educatrice professionale, un’esperta nella comunicazione e mediatrici interculturali.”
Questo insieme di figure professionali mettono a disposizione di queste donne vittime di violenza il proprio tempo, la propria esperienza e, soprattutto, la propria umanità. Tutte le attività comprese nei loro servizi sono completamente gratuite, con il solo fine di aiutare chi si trova in una situazione di difficoltà. Ma quali sono questi servizi?
“In primo luogo, troviamo l’accoglienza telefonica H24. Solitamente il primo contatto avviene telefonicamente. Il telefono è un mezzo molto efficace per superare il senso di vergogna connesso alla violenza e permette anche di rimanere in anonimato. È utile per individuare il bisogno e fornire le prime informazioni. Dopodiché procediamo con colloqui di accoglienza, finalizzati all’analisi della situazione e dei bisogni e alla strutturazione del percorso di fuoriuscita dalla violenza. L’intervento è di carattere relazionale o psico-sociale. Alla donna viene offerto un sostegno specifico e informazioni adeguate affinché possa trovare la soluzione più adatta a sé e alla propria situazione. La metodologia prevede che ogni azione — dall’attivazione dei servizi alla possibile denuncia, separazione o qualsiasi altra decisione — venga intrapresa solo con il consenso della donna e che si lavori sempre per il suo vantaggio, secondo i principi della riservatezza, protezione, anonimato e non giudizio.”
Tra i servizi da loro offerti troviamo, quindi, la consulenza e assistenza legale, oltre al sostegno psicologico e alla consulenza sociale. Un fattore che rilega le donne in una situazione di violenza spesso è la mancanza di una propria indipendenza economica, costringendole a subire inermi dai loro aguzzini non avendo altra via d’uscita; l’associazione Alzaia mette a loro disposizione lo sportello lavoro per cercare di dar loro concretamente una via di fuga.
Tra gli altri servizi ci sono anche progetti da loro curati sull’empowerment femminile e, soprattutto, un’attenta attività di sensibilizzazione, informazione e formazione rivolta alla cittadinanza e agli studenti e alle studentesse di ogni ordine e grado.
Alzaia, con le sue socie e volontarie, si mette a disposizione di chi è ferma in questo loop infinito di violenza e tossicità maschile, tossicità che con i nuovi dispositivi elettronici tocca il picco più elevato di gravità mai avuto fino ad ora.
Un esempio lampante di tale escalation di perdita di controllo risale al febbraio 2026, dove un uomo di 28 anni ha utilizzato un drone per spiare la propria ex compagna facendolo avvicinare alla finestra dell’abitazione della donna; per sua sfortuna, però, il drone si è letteralmente schiantato contro di essa e i carabinieri sono riusciti ad entrare in possesso delle immagini causandone l’arresto.
Esempi del genere continuano a moltiplicarsi sempre di più: esistono addirittura app utilizzate dagli stalker per carpire la geolocalizzazione del telefono della loro vittima senza però che questa ne possa essere a conoscenza.
Lo stesso AirTag della Apple è stato inserito all’interno di borse, giubbotti o tutto ciò che potesse contenerlo per poter studiare ed essere a conoscenza di ogni possibile spostamento della donna.
“La violenza digitale è purtroppo molto diffusa e nasce spesso dal bisogno di controllo da parte del maltrattante; oggi, la tecnologia offre nuovi strumenti per controllare e monitorare le donne. Come operatrici, ci aggiorniamo e ci formiamo costantemente per comprendere questi strumenti e affrontare le nuove sfide che il mondo tecnologico porta con sé.
Lo stalking, o gli atti persecutori, modificano profondamente le abitudini di vita delle donne, generando paura, ansia e un forte stato di malessere. Le nuove tecnologie, in molti casi, hanno reso questo controllo ancora più invasivo, aggravando situazioni di violenza già presenti.”
Ma, come ogni cosa, lo sviluppo di app o l’enorme influenza che i social hanno sulla società di oggi sono divisi tra pro e contro:
“I social media e il progresso tecnologico ha#nno avuto un duplice effetto. Da un lato, positivo: hanno aumentato la visibilità del problema della violenza, favorito una maggiore consapevolezza, la mobilitazione sociale e il supporto alle vittime. Dall’altro lato, negativo: hanno aperto la strada a nuove forme di violenza digitale e a un’amplificazione delle molestie online, come cyberstalking, revenge porn, molestie sui social e forme di controllo digitale del partner. Nel complesso riteniamo che la tecnologia abbia contribuito a rompere il silenzio su un fenomeno che per molto tempo è stato poco discusso pubblicamente. Per questo invitiamo tutti e tutte a farne un uso consapevole.”
Condividere la propria posizione con fidanzati, amici e, nel caso di Instagram, con persone che molto spesso non rientrano neanche lontanamente in una cerchia di persone fidate e vicine, può essere un errore da non sottovalutare. Dall’oggi al domani la gente è stata inondata da tutte queste novità tecnologiche senza che ci fosse una reale istruzione o una guida all’utilizzo. In modo incosciente non ci si è mai fermati a pensare a tutte le conseguenze che queste potessero portare nella vita reale, facendo passare in secondo piano l’ibridazione e la coesione che la vita online e quella offline stavano effettuando. Posizioni condivise, foto mandate ai propri partner o pubblicate sui social possono andare a determinare il modo in cui la società percepisce la donna, senza mai risparmiarla da commenti poco desiderati o dall’assurda ipersessualizzazione del proprio corpo.
Senza ombra di dubbio una soluzione potrebbe essere una formazione che possa guidare gli utenti social a gestire le proprie interazioni, a capire i rischi reali che possono celarsi dietro una posizione condivisa con 400 o più followers. Ma cosa si può fare se si cade nel baratro della violenza? Alzaia in primis tende la mano alle donne:
“La nostra associazione mette a disposizione un numero di telefono attivo 24 ore su 24: 327 1833451. Le donne che subiscono violenza, ma anche familiari, amiche, amici o persone vicine a chi vive queste situazioni, possono chiamarci per ricevere informazioni o fissare un appuntamento. Ricordiamo che tutti i servizi e le attività del Centro e degli sportelli antiviolenza sono completamente gratuiti.”
E se si vuole far parte di questa macchina antiviolenza, contribuire attivamente al cambiamento, la Dott.ssa De Giglio con l’associazione mette a disposizione corsi di formazione per nuove volontarie che organizzano periodicamente, in modo tale da prepararle a tutti gli scenari possibili.
“Nella Giornata internazionale dei diritti delle donne ci dispiace constatare che questa rimanga ancora una giornata di lotta. Continuiamo a ribadire l’urgenza di fermare il DdL Bongiorno, che propone una modifica all’articolo 609-bis del Codice penale e interviene su un diritto fondamentale: la libertà delle donne di scegliere se e quando avere un rapporto sessuale. Ribadiamo con forza che senza consenso è stupro.”
In un mondo dove la violenza sulle donne, o la semplice dinamica per etichettare e riconoscere un rapporto non consensuale come stupro, è ancora ben lontano dalla modernità che si urla alla società, prepararsi ed essere a conoscenza delle proprie possibilità di destreggiarsi in situazioni del genere resta l’unica arma contro il diniego che le persone ancora hanno per definire la nostra società come patriarcale.