«L’obiettivo della riforma? Colpire l’autonomia della magistratura». Così Giovanni Bachelet, presidente del Comitato per il No della società civile, ha aperto il suo intervento all’istituto Pacinotti di Taranto, durante l’assemblea delle assemblee della Cgil ionica dedicata alle ragioni del No al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. L’incontro è stato coordinato da Remo Pezzuto (Libera Taranto) e ha visto interventi, tra gli altri, di Riccardo Pagano (Anpi Taranto), della magistrata Alessandra Romano, di Florindo Oliverio (Cgil nazionale), della segretaria generale Cgil Puglia Gigia Bucci e di Antonello Trianni, lavoratore del tribunale di Taranto.
Bachelet, come risponde alle parole della premier Meloni secondo cui le toghe impediscono alla politica di governare?
«La magistratura non è che impedisce di governare, esercita il proprio ruolo autonomo e indipendente di controllo di legalità e questo evidentemente per qualcuno è un fastidio. Il problema non è tanto la riforma della giustizia, è l’articolo uno della Costituzione in cui il primo comma dice che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Il secondo dice che la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti previsti dalla Costituzione.
Queste forme, questi limiti, evidentemente stanno stretti alla presidente del Consiglio che ritiene che chi vince le elezioni comanda e fa quello che gli pare, ma la magistratura come potere autonomo e indipendente è proprio una garanzia per i cittadini affinché il governo eserciti le proprie prerogative nei limiti previsti dalla Costituzione. Quindi, queste dichiarazioni tradiscono un’idea precostituzionale, estranea alla Costituzione. D’altra parte, nel simbolo del partito della premier c’è ancora una fiamma tricolore che ricorda l’unico partito che non ha partecipato alla stesura della Costituzione perché nato come nostalgia della Repubblica Sociale.
Quindi non ce ne meravigliamo, ci dispiace che il popolo italiano abbia eletto questo Parlamento e abbia prodotto questo governo ma qualunque governo che fosse di centrosinistra o di centrodestra ha avuto problemi con la giustizia: tutti i premier, molti ministri, molti amministratori. Ai tempi della mia gioventù a politici magistrati rischiavano di essere ammazzati, ora rischiano solo di dover rendere conto della propria attività politica e amministrativa alla giustizia e questo mi sembra un rischio che tutti quelli che hanno una responsabilità devono essere pronti a correre serenamente nel rispetto della Costituzione».
Qual è il cuore delle ragioni del No al referendum?
«Le ragioni del no sono quelle di chi vuole appunto mantenere l’autonomia e l’indipendenza della magistratura che per ottant’anni ha garantito la separazione dei poteri e la possibilità di una giustizia uguale per tutti, anziché essere più buona e gentile con i potenti e con i ricchi. Proprio grazie al Consiglio superiore della magistratura, organo che garantisce l’autonomia e indipendenza, molti giudici hanno potuto garantire i diritti della nostra salute, del lavoro.
Adesso abbiamo visto con Glovo e Deliveroo, ma anche quelli che alla fine hanno scoperto, dopo tanti, che c’era dietro i depistaggi delle stragi. Senza una magistratura autonoma e indipendente la giustizia finirebbe con l’occupare solo i poveretti: i tossici, gli immigrati, quelli che sono più deboli. Per esempio, per la violenza sessuale si può essere figli di un politico o figli di nessuno: se si fa violenza a una donna si viene perseguiti nello stesso modo. Questo è garantito proprio dalla separazione dei poteri e questa è la ragione per cui noi non vogliamo questa riforma che indebolisce la magistratura e demolisce il Consiglio superiore della magistratura».
Come vede il rapporto tra giustizia e lavoro?
«La giustizia interseca il mondo del lavoro a Taranto e altrove e rappresenta, come anche riguardo alla sanità o all’istruzione o a tanti altri temi delicati, come il fine vita, i diritti civili, un pilastro della nostra convivenza. Non sempre ci dà ragione ma noi non siamo come il governo che, a seconda delle sentenze dei magistrati, le attacca o le esalta.
Quando Salvini è assolto si dice che giustizia è fatta, quando il povero manifestante che non c’entrava niente deve uscire dal carcere invece sono le toghe rosse che hanno fatto un blitz. Noi non facciamo così, siamo stati educati a rispettare la Costituzione, ad avere fiducia in una magistratura anche quando prende decisioni che non sono a noi gradite. E a volte l’equilibrio fra i diversi interessi, le diverse parti in causa è davvero un compito difficile nel quale si può anche sbagliare, ma la correzione degli errori sono i gradi successivi di giudizio, non le forche o i giornali che fanno le campagne di denigrazione. Quindi, con questa fiducia noi preferiamo largamente una magistratura autonoma e indipendente a un governo che detta le sentenze e pretende di scrollarsi di dosso tutti i controlli di legalità. Noi votiamo no perché la legge rimanga uguale per tutti».

Cosa pensa della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri?
«La separazione è una cortina fumogena per mascherare il vero scopo che è la demolizione del Consiglio superiore della magistratura. La separazione delle carriere si poteva fare anche con legge ordinaria ed è comunque del tutto sganciata dall’esito dei processi, visto che al primo grado, in appello, metà delle sentenze si concludono con l’assoluzione e metà con la condanna. Se ci fosse questa poca terzietà tra pubblico ministero e giudici dovrebbero essere molto più le condanne. Quindi, è tutto fumo per ottenere un altro risultato, la demolizione di un organo, e lo si vede anche da questo cambiamento: dall’elezione prevista dai padri e madri costituenti al sorteggio, che è una forma di disprezzo per i magistrati ma non per i politici. I politici eleggono una lunga o breve lista e poi da quella si estrae, quindi i politici sono ancora degni di eleggere la loro rappresentanza nel Consiglio Supremo Magistratura, invece i magistrati no».
Come valuta l’andamento della campagna e quali sono le sue percezioni sull’esito del voto?
«L’esito del voto lo sapremo il giorno dopo. Anche i sondaggi non sono certo come le previsioni meteorologiche, cosa a cui ci si possa affidare. Noi sappiamo di sicuro che quando abbiamo cominciato c’era un grosso divario e molti non sapevano neppure che si votasse. Adesso più aumenta l’informazione, più il No si sta avvicinando al Sì e anche da quel che vediamo noi nelle sale: molto entusiasmo, molta voglia di partecipare che non si vedeva da anni. Quindi, la mia percezione è positiva, ma credo che siano ancora due settimane in cui dovremo lavorare ancora per rendere sempre più numerosi e consapevoli quelli che andranno a votare e a votare no».
Ieri strepitosa puntata di Nicola Porro che ringrazio per essersi espresso a favore del si ,e dimostrare ai cittadini onesti che quelli del no sono a favore dei mafiosi ,dei criminali e dell’ingiustizia sotto ogni forma ,gente che ultimamente rema contro l’Italia e la nostra giustizia ,per cui tarantini votate si non fatevi infinocchiare da gente che rema contro il paese da anni .