La situazione dei prezzi dei carburanti è drammatica e sta mettendo in ginocchio l’economia locale e nazionale. Il sindacato di categoria di Confcommercio Taranto FIGISC (Federazione Italiana Gestori Impianti Stradali Carburanti) denuncia che la spinta inflattiva non è causata dalla rete distributiva, ma dalle dinamiche speculative dei mercati finanziari internazionali.
“I gestori sono l’anello terminale di una filiera complessa e subiscono un danno economico pari a quello dei consumatori”, ribadisce in una nota Paolo Castellana, Presidente dell’associazione di categoria del settore, da noi già ascoltato nei giorni scorsi.
“Il nostro margine di guadagno resta fisso, pochi centesimi al litro, indipendentemente dal prezzo finale”. I carbodistributori jonici chiedono un intervento strutturale da parte del Governo per frenare l’emorragia di liquidità che colpisce famiglie e imprese. Le soluzioni proposte sono la sterilizzazione dell’IVA e l’adozione delle accise mobili (o variabili) per mantenre i prezzi alla pompa stabili.
La nota di Figisc Confcommercio Taranto sottolinea come il distributore di carburante sia una vittima del sistema, l’ultimo anello della catena, quello più esposto e spesso ingiustamente additato. “Siamo un presidio di servizio pubblico che sta soffrendo una crisi senza precedenti”, conclude Castellana.
Confartigianato Trasporti Puglia lancia, invece, pone l’accento sulla situazione critica del settore dell’autotrasporto a causa dell’aumento dei prezzi dei carburanti, in particolare del gasolio e dell’olio vegetale idrotrattato (HVO). I rincari sono frutto di una dinamica speculativa e stanno avendo impatti drammatici sul settore e sull’economia regionale.
Il carburante rappresenta quasi il 40% dei costi operativi delle imprese di autotrasporto, che già sono state duramente provate negli ultimi anni. L’aumento dei costi di esercizio dei mezzi pesanti rischia di innescare una reazione a catena sull’intera filiera logistica, con ripercussioni sull’approvvigionamento delle merci e sui prezzi dei beni al consumo.
“Le nostre aziende sono allo stremo e non possono farsi carico di questi extracosti ingiustificati”, afferma Paolo Pertosa, Presidente di Confartigianato Trasporti Puglia. “È necessaria un’azione forte e tempestiva del Governo per calmierare i prezzi alla pompa e arginare le speculazioni in atto”.
Confartigianato Trasporti Puglia chiede l’attivazione immediata di misure di sollievo finanziario e la creazione di una cabina di regia permanente a tutela della categoria. Inoltre, consiglia alle imprese di fare valere i propri diritti attivando la clausola di adeguamento al costo del carburante (fuel surcharge) nei contratti di trasporto.
L’aumento registrato risulta, dunque, particolarmente significativo soprattutto per il gasolio, che rappresenta la componente energetica maggiormente incidente sui costi della logistica, del trasporto merci e della distribuzione alimentare. Proprio per questo motivo, i nuovi rincari rischiano di tradursi rapidamente in un ulteriore aumento dei prezzi al consumo.
L’associazione Codici aveva, di recente stimato che un aumento dei carburanti compreso tra il 2% e il 3% potesse determinare entro fine mese un incremento dei prezzi dei beni alimentari compreso tra lo 0,5% e l’1,5%, con una maggiore spesa per le famiglie compresa tra 20 e 40 euro mensili.
Alla luce dei nuovi rialzi registrati negli ultimi giorni, e in particolare dell’aumento significativo del gasolio, tali proiezioni devono oggi essere parzialmente riviste al rialzo.
Le nuove stime indicano infatti che entro la fine di marzo l’incremento dei prezzi dei beni alimentari potrebbe collocarsi in una forbice compresa tra lo 0,6% e l’1,7%, con effetti più evidenti sui prodotti a maggiore incidenza logistica.
Sul piano macroeconomico, il livello attuale dei carburanti rende plausibile una pressione inflazionistica già nel mese di marzo compresa tra l’1,3% e l’1,5%.
Per le famiglie, ciò può tradursi in un incremento della spesa alimentare mensile compreso tra 25 e 45 euro per nucleo medio, con un impatto particolarmente grave per i soggetti economicamente più vulnerabili, che destinano una quota maggiore del reddito ai consumi essenziali.
Se il conflitto dovesse proseguire o intensificarsi, il rischio concreto è quello di assistere nelle prossime settimane a un ulteriore effetto domino sui prezzi dei beni di largo consumo, con un aggravamento dell’inflazione e nuove difficoltà per le famiglie italiane.
Vito Rotolo, membro del direttivo del Circolo Radici – Fratelli d’Italia, sottolinea che oltre 1000 navi sono ferme nello Stretto di Hormuz, tra cui circa 300-350 petroliere, e che il petrolio non è ancora arrivato a destinazione. “Anche nel caso in cui la situazione si sbloccasse rapidamente, servirebbero almeno 15-20 giorni per l’arrivo del greggio nei porti europei, e circa un mese se proveniente da aree più lontane come il Texas”.
“Alla luce di questi passaggi – sottolinea Rotolo – gli aumenti immediati alla pompa risultano difficilmente comprensibili, considerando che il carburante oggi venduto è stato acquistato e raffinato quando il prezzo del greggio era diverso”.
Pertanto, Rotolo chiede alle autorità competenti di monitorare attentamente l’andamento dei prezzi e verificare eventuali anomalie, nell’interesse dei consumatori e della correttezza del mercato.