Non sono bastati gli incontri del 10 e 11 marzo al ministero delle Imprese e del Made in Italy, per colmare le distanze tra la società Natuzzi e le organizzazioni sindacali Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal-Uil sul piano di rilancio 2026-2028 del gruppo (attualmente sospeso), in particolare sulla continuità produttiva dei siti in Puglia e Basilicata e sulla salvaguardia dei livelli occupazionali. Il confronto resta aperto, ma le posizioni restano distanti. Le parti si sono aggiornate a lunedì 16 marzo alle 12.

Le aperture da parte della proprietà, che avrebbe messo sul piatto, secondo quanto previsto dall’aggiornamento del piano industriale presentato il 20 febbraio scorso in Regione Puglia, un programma di esodo incentivato al posto dei 476 esuberi annunciati a dicembre, non si sono ancora trasformate in un accordo definitivo. L’ipotesi è di accorpare i due impianti produttivi di Jesce, al confine tra Basilicata e Puglia, e allo stesso tempo investire da qui al 2028 quasi 18 milioni di euro di cui 4,5 in ricerca e sviluppo. Così come potrebbe essere ripristinato il rientro di alcune produzioni dalla Romania alla Puglia, operazione per cui si attenderebbe però anche la disponibilità di fondi pubblici regionali e nazionali.

Nel corso degli incontri al MIMIT, le parti hanno avviato un confronto sui principali elementi che potrebbero costituire l’ossatura di un possibile accordo quadro per la gestione della vertenza.

Tra i temi affrontati rientrano, in particolare, l’eventuale ricorso a strumenti di incentivo all’esodo su base volontaria, il possibile rientro e la re-internalizzazione di attività produttive, la promozione di accordi di partenariato e di aggregazione tra imprese del territorio, il rafforzamento delle politiche attive del lavoro e l’utilizzo degli strumenti di CIGS.

Nel corso della riunione il MIMIT, insieme alla Regione Puglia e alla Regione Basilicata, ha assunto l’impegno di redigere un testo sul tema delle internalizzazioni, dopo aver acquisito il consenso sia dell’azienda sia delle organizzazioni sindacali. Ciò che è emerso è stata una disponibilità da parte delle istituzioni ad una decontribuzione economica per favorire il processo di Reshoring. Dunque, riportare le produzioni in Italia colmando il differenziale dei costi con l’estero.

Da parte dell’azienda è stata registrata una disponibilità ad ascoltare e in parte recepire le richieste e gli emendamenti avanzati dalle organizzazioni sindacali, con l’impegno a riformulare diversi punti dell’ipotesi di accordo attualmente in discussione.

Nel corso dell’incontro sono stati inoltre consegnati due documenti di addendum, che saranno oggetto di verifica nei prossimi giorni da parte delle organizzazioni sindacali insieme alle rappresentanze dei lavoratori. Le parti torneranno a incontrarsi presso il MIMIT, con l’obiettivo di verificare se sussistano le condizioni per giungere alla sottoscrizione dell’accordo quadro.

Nel frattempo, fino a venerdì, sono previsti approfondimenti tecnici sui siti produttivi, con particolare attenzione alle postazioni di lavoro e al livello di saturazione degli impianti.

“Permangono ancora distanze tra le parti, ma il confronto proseguirà nelle prossime ore con l’obiettivo di verificare tutte le possibili condizioni per arrivare a una soluzione condivisa che tuteli il lavoro e il futuro industriale del territorio” chiosano i sindacati al termine della due giorni di incontri.

Un momento dell’audizione congiunta della commissioni consiliari in Regione

La vertenza Natuzzi è stata anche al centro delle Commissioni I e IV della Regione Puglia in seduta congiunta.

“La richiesta nasce alla luce delle possibili chiusure o dei ridimensionamenti degli stabilimenti presenti in Puglia, con conseguenze rilevanti sul piano occupazionale, economico e sociale – ha spiegato Pagano – siamo di fronte a una vertenza che riguarda centinaia di lavoratori e un pezzo importante del sistema industriale pugliese. È necessario fare piena chiarezza sul futuro degli stabilimenti e sulle reali intenzioni dell’azienda”.

L’audizione presieduta da Antonio Tutolo è servita ad  acquisire informazioni sullo stato del piano industriale e sulle prospettive produttive dei siti pugliesi, a verificare le interlocuzioni eventualmente in corso con il governo nazionale e con il ministero competente, ad approfondire le misure di politica attiva del lavoro attivabili a tutela dei lavoratori coinvolti e a valutare possibili interventi regionali di sostegno e accompagnamento, anche sotto il profilo finanziario e programmatorio. Sono stati ascoltati i sindacati di categoria e i sindaci di Altamura e Santeramo, che hanno chiesto “un’azione coordinata e tempestiva fra istituzioni regionali e Governo nazionale”. All’audizione hanno partecipato il Presidente del Sepac, Leo Caroli, e l’assessore allo sviluppo economico Eugenio Di Sciacio.

Tutti reduci dal tavolo romano che secondo l’assessore ha registrato la ripresa del dialogo “nella consapevolezza che ogni parte porta istanze legittime che devono trovare un punto di equilibrio. I temi sul tavolo sono centrali e sono un obiettivo comune, primi fra tutti la salvaguardia dell’occupazione e il rilancio competitivo dell’azienda, nell’interesse dei lavoratori e dell’intero territorio. È proprio su questi nodi che occorre lavorare con serietà e continuità”.

Per Leo Caroli della task force, la Natuzzi soffre di una sovracapacità produttiva. Le commesse non bastano a impegnare tutti i lavoratori che in tal senso rischiano di diventare esuberi. “Il territorio della Alta Murgia non è in condizioni di sostenere e ammortizzare questa bomba sociale. Quindi Caroli ha sottolineato che “dobbiamo salvare la Natuzzi”. Ma  ha esortato i sindacati presenti e i sindaci ad affrontare il tema con l’approccio e la consapevolezza che devono intervenire fattori nuovi. Un esempio? La decontribuzione, l’esodo incentivato e la esternalizzazione: “senza paura e  infingimenti”.

La prossima settimana si torna al tavolo con l’obiettivo di trovare un accordo che tuteli da un lato la produttività di un marchio storico e dall’altro i lavoratori e le lavoratrici del gruppo. In particolar modo se poi l’azienda dovesse tornare ad usufruire nuovamente di fondi pubblici come già avvenuto altre volte in passato.

*Sull’argomento leggi l’articolo Natuzzi sospende il piano, per ora 

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