Tempi duri per BRT: tra abbattimento di alberi, tabella di marcia sempre più serrata per terminare tutto nei tempi previsti e proteste dei commercianti, sembra proprio che la cittadinanza stenti a digerire l’opera che ha come obiettivo quello di rivoluzionare la mobilità sostenibile a Taranto, incentivando l’uso del mezzo pubblico in una delle città italiane più restie ad abbandonare l’uso di quello privato.
Se le complicazioni non fossero già abbastanza, ecco spuntare le polemiche per la presenza di una necropoli greca all’interno del costruendo deposito situato in via Acton.
Si tratta, in buona sostanza, del quartier generale di Bus Rapid Transit, ovvero il posto in cui gli autobus verranno ricaricati durante la notte.
Nello De Gregorio, presidente dell’associazione Nobilissima Taranto, parla di una “vera e propria strage archeologica”: l’area interessata dai lavori si trova vicino alla cinta muraria di Collepasso e coincide con una zona già indagata nel 1991, quando durante il prolungamento di via Acton furono scoperte 38 sepolture della necropoli, databili tra la seconda metà del V secolo a.C. e il primo periodo ellenistico.
Le tombe erano scavate nella roccia e coperte con lastre di carparo, e tra i ritrovamenti emerse anche una tomba monumentale ad arco. I ritrovamenti avvenuti nel cantiere del deposito BRT sembrerebbero proseguire quella stessa area funeraria, suggerendo l’esistenza di una necropoli molto estesa.
Ma ci sarebbe di più: dalle immagini satellitari si noterebbero alcune tombe tra le fondazioni delle nuove strutture, ma non è chiaro quante siano né quale destino abbiano avuto, se cioè siano state ricoperte e salvaguardate oppure compromesse dai lavori.
Per fare chiarezza sulla questione abbiamo interpellato l’assessore alla Mobilità e Urbanistica del Comune di Taranto, Giovanni Patronelli.
Assessore, che fine hanno fatto i reperti rinvenuti nel cantiere del deposito BRT?
“A valle della progettazione definitiva e dell’acquisizione di tutti i pareri, compreso quello della Soprintendenza, siamo andati in gara con la realizzazione del progetto esecutivo e quindi con l’avvio dei cantieri.
In quel caso particolare il deposito era già stato oggetto di una valutazione di incidenza archeologica per la quale la Soprintendenza, così come previsto dalla legge e dal Codice degli Appalti, aveva imposto la sorveglianza archeologica.
La sorveglianza archeologica in quelle aree ha dato sicuramente la possibilità di far conoscere una parte della città che appartiene alla nostra storia. Per queste opere abbiamo investito circa 800 mila euro, oltre IVA e tutti gli oneri previsti per legge, proprio per il rinvenimento di quanti più reperti storici possibile e per ricostruire quella che effettivamente era anche la storia di quella vasta area che ha interessato la città.
Ricordo che l’attuale Giunta a è stata nominata con decreto del sindaco il 7 luglio di quest’anno e, in una fase già avanzata, erano in corso gli scavi e la campagna di indagini archeologiche finalizzate come analisi preventiva alla futura realizzazione del deposito”.
Da queste risultanze cosa è emerso?
“Che effettivamente nell’area c’è una necropoli. La Soprintendenza già aveva conoscenza che quella fosse un’area sensibile e, per tali motivazioni, nel rilascio del parere a corredo del progetto definitivo aveva imposto giustamente la sorveglianza archeologica.
Una sorveglianza archeologica che ha visto da parte della stazione appaltante un investimento importante e che ha consentito a tutti noi di avere ulteriore coscienza e conoscenza della storia del nostro territorio.
Attraverso delle misure d’urgenza, anche nel rispetto dei tempi dettati dal PNRR, con la Soprintendenza il 17 luglio dello scorso anno, è stata fatta un’ulteriore analisi ricognitiva per evidenziare quelle che devono essere le ultime attività da mettere a sistema affinché poi si potesse dare avvio alle attività che hanno visto poi realizzarsi l’officina e gli uffici dell’attuale deposito”.
Dal racconto dell’assessore, quindi, emerge che la Soprintendenza fosse a conoscenza della presenza delle evidenze archeologiche precedentemente alla data di insediamento della Giunta comunale attuale e della ripresa dei lavori per BRT. Sulla vicenda, in ogni caso, l’amministrazione Bitetti si esprimerà a breve ufficialmente, in risposta ad un’interrogazione depositata dal consigliere del M5S, Gregorio Stano: “La cultura e il turismo archeologico – ha dichiarato il consigliere pentastellato – sono i pilastri su cui dobbiamo fondare la nostra diversificazione economica, non sono ostacoli da nascondere sotto una colata di cemento. La storia di Taranto appartiene ai tarantini, non a un cantiere”.
Da più parti, in effetti, si chiede maggiore trasparenza sia all’amministrazione comunale che alla Soprintendenza in merito ai ritrovamenti; anche nel caso delle Tombe a camera, di cui sarebbe prossima la riapertura, il silenzio sugli eventuali danni rinvenuti all’interno dei siti (in particolare all’interno della Cripta del Redentore, che avrebbe subito un allagamento), continua a preoccupare appassionati e semplici amanti dello straordinario patrimonio storico e artistico della città, su cui è lecito voler fare affidamento per la costruzione di un turismo più strutturato e corposo.
Insomma, qualche comunicazione in più alla cittadinanza sullo stato di avanzamento dei lavori non guasterebbe, specie su ritrovamenti archeologici di tale portata.