Un nuova, drammatica vertenza si apre sul territorio ionico. Si tratta dei lavoratori di Tiscali, azienda prossima alla liquidazione, che ha comunicato la volontà di chiudere la sede ionica, vincolando gli eventuali incentivi all’esodo per i dipendenti pugliesi al raggiungimento di 44 licenziamenti volontari da parte dei lavoratori dell’azienda in Sardegna: eventualità che ha già incontrato la netta opposizione delle organizzazioni sindacali.
Negli ultimi mesi dal gruppo delle telecomunicazioni sono già usciti oltre duecento lavoratori attraverso gli esodi incentivati. La società subentrante a Tiscali ha però chiesto il taglio di ulteriori 70 “Fte”, lavoratori a tempo pieno, che si inseriscono in una procedura di licenziamento che coinvolge 180 dipendenti in generale.
Dunque, senza le 44 uscite nel capoluogo sardo non si potrà discutere di ulteriori incentivi economici per la sede ionica. I circa settanta dipendenti tarantini, tutti assunti con contratti quasi tutti part-time, verrebbero quindi licenziati potendo contare esclusivamente sulla Naspi, l’indennità statale di disoccupazione, senza alcuna buonuscita.
I sindacati hanno respinto in blocco la proposta e rifiutato di firmare un accordo che preveda un trattamento differenziato. “Nessuna sede può essere sacrificata per risolvere problemi nazionali” affermano i sindacati definendo quelle poste “condizioni ricattatorie” in una città come Taranto già logorata da pesanti crisi industriali, non può subire ulteriori perdite occupazionali.
Un nuovo incontro è stato convocato per martedì. I sindacati e i lavoratori sono pronti alla mobilitazione generale.