Le posizioni di azienda e sindacati nella trattativa in corso al Mimit per la vertenza Natuzzi restano profondamente distanti, tanto dal non aver consentito di raggiungere un accordo.

Sono cinque i punti sui quali si sta trattando da settimane, dopo che lo scorso dicembre la società ha predisposto ed avviato un piano di riorganizzazione e di riduzione del personale per recuperare produttività ed efficienza in un contesto di drastica riduzione degli acquisti nei mercati ove maggiormente presente: incentivo all’esodo volontario, rientro e internalizzazione di alcune attività produttive, accordi di partenariato e aggregazione fra imprese del territorio, rafforzamento delle politiche attive del lavoro e utilizzo della cassa integrazione straordinaria.

Sul reshoring dalla Romania i sindacati puntano fortemente perché convinti che in questo modo si riescano a cancellare gli esuberi annunciati dall’azienda nel piano di dicembre che prevedeva 479 uscite e che possono trasformarsi in esodi incentivati. L’azienda al tavolo ministeriale avrebbe manifestato la volontà di considerare il reshoring dalla Romania come un obiettivo, ma che sia sostenibile. 

Durante l’ultimo incontro al Mimit l’azienda, ribadendo la difficile situazione economica e finanziaria del gruppo, non ha però cambiato le condizioni per un accordo: la chiusura del sito di Jesce 2 e la vendita dello stabilimento di Ginosa (già oggi non utilizzato), l’aggregazione di imprese, l’esodo volontario di circa 400 lavoratori prossimi alla pensione, la ricollocazione in imprese del territorio di almeno altre 300 persone; il tutto accompagnato da un piano di investimenti di oltre 50 milioni nel triennio 26/28.

Le organizzazioni sindacali restano contrarie all’intesa nelle attuali condizioni, ed hanno reiterato ancora una volta la richiesta di un accordo sull’incentivazione all’esodo come condizione imprescindibile per la prosecuzione delle trattative e per il possibile raggiungimento di un accordo definitivo.

Il Mimit ha evidenziato l’importanza di un accordo tra le parti per fronteggiare le attuali difficoiltà di Natuzzi ed ha richiamato le parti a comportamenti che non compromettano l’obiettivo di un accordo ed ha confermato la propria disponibilità a riconvocare le parti non appena si registrassero posizioni più costruttive e orientate alla definizione di un’intesa.

Le segreterie di Feneal UIL, Filca CISL, Fillea CGIL e Filcams CGIL, Fisascat CISL, Uiltucs, insieme alle RSU del Gruppo Natuzzi, informando le lavoratrici e i lavoratori sugli sviluppi della vertenza e sugli esiti degli ultimi confronti svolti presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), sottolineano come “dopo giorni di confronto e trattative tra le parti, allo stato attuale non è stato possibile raggiungere un accordo”.

I sindacati ricordano che “nel corso del precedente confronto istituzionale, Ministero e Regioni avevano assunto l’impegno di predisporre un testo di sintesi sul tema delle internalizzazioni, al fine di favorire un possibile avanzamento del negoziato, tema fondamentale per la tutela dei posti di lavoro. Abbiamo ribadito nel confronto le proprie posizioni, sempre improntate alla disponibilità al dialogo e al confronto, senza pregiudiziali, con l’obiettivo di individuare soluzioni utili alla tutela dell’occupazione e al futuro industriale del gruppo in Italia. Nel corso dell’incontro, l’azienda ha confermato nella sostanza l’impostazione del piano già presentato al MIMIT, determinando così il permanere di distanze significative tra le posizioni delle parti”.

Le organizzazioni sindacali hanno pertanto ribadito che l’obiettivo resta quello di perseguire un’eventuale intesa, che possa fondarsi su alcuni contenuti ritenuti fondamentali per garantire prospettive industriali e occupazionali: il tema delle internalizzazioni; un quadro certo di prospettive industriali e produttive per la definizione e la tutela del perimetro industriale; l’attivazione di piani di incentivo all’esodo e di politiche attive su base volontaria. “La ripresa del tavolo di confronto rimane l’obiettivo centrale – affermano – Auspichiamo che i prossimi passi dell’azienda si muovano nella direzione del senso di responsabilità che tutte le parti presenti al tavolo hanno richiamato, con l’obiettivo di rafforzare e rilanciare un presidio industriale strategico per il territorio e per il Paese”.

Di diverso avviso la società Natuzzi, che al termine dell’incontro “ha preso atto delle divergenze manifestate dalle rappresentanze sindacali e del conseguente mancato accordo”, si legge in una nota diramata dalla società al termine dell’incontro.

Il Piano Industriale 2026-28 proposto ad istituzioni e parti sociali resta per la società “la risposta strategica alla necessità di affrontare la forte instabilità geopolitica ed economica attuale e di adattare il proprio modello di business in risposta ad uno scenario globale in profonda trasformazione”. “Nel corso della riunione l’azienda ha più volte offerto aperture e disponibilità sull’intero impianto proposto cercando di trovare una sintesi sostenibile per la salvaguardia dell’occupazione e dell’indotto, cercando altresì di tutelare l’indispensabile equilibrio economico/finanziario. I sindacati – secondo la nota di Natuzzi Spa – hanno dato disponibilità a trattare solo un incentivo all’esodo ed hanno dimostrato chiusura sugli altri aspetti del piano presentato dall’azienda. Questa chiusura risulta ingiustificata perché tutte le iniziative aziendali erano in ogni caso volte a tutelare l’intero perimetro occupazionale in un’ottica di ristrutturazione e conseguente rilancio della Natuzzi”.

“A fronte di questa posizione del sindacato il Mimit non ha potuto fare altro che registrare al momento una distanza incolmabile delle due posizioni. L’azienda auspica che le organizzazioni sindacali recuperino a livello nazionale quanto territoriale la necessaria consapevolezza del quadro complesso in cui l’azienda dovrà muoversi” concludono dall’azienda.

A recitare la parte del mediatore, come avviene da diverse settimane, la Regione Puglia affiancata dalla task force regionale per l’occupazione.

“La crisi Natuzzi rimane una questione di grande rilievo per la Puglia e per l’intero comparto produttivo del territorio – ha affermato l’assessore regionale allo Sviluppo economico e al Lavoro della Regione Puglia, Eugenio Di Sciascio – e su questo fronte non abbasseremo la guardia. Al contrario, sentiamo ancora più forte la responsabilità di promuovere ogni ulteriore iniziativa pubblica utile a riportare le parti attorno a un tavolo in condizioni che consentano di avvicinare le posizioni e costruire soluzioni condivise. Intervenire su questa vertenza – prosegue l’assessore – significa prendersi cura di una realtà industriale che rappresenta l’identità di un territorio e che continua a svolgere un ruolo importante per l’occupazione in Puglia. Il nostro impegno sarà quello di accompagnare il percorso con politiche attive a sostegno dello sviluppo che, per essere davvero efficaci, devono nascere dal confronto e dalla condivisione tra azienda e rappresentanze dei lavoratori. La Regione – ha concluso Di Sciascio – è pronta a fare la propria parte attraverso il lavoro congiunto della task force occupazionale e con il supporto tecnico delle strutture regionali competenti in materia di lavoro, sviluppo economico e formazione, per contribuire a individuare soluzioni concrete e sostenibili”.

Vedremo se nei prossimi giorni cambierà qualcosa o la vertenza conoscerà un ulteriore inasprimento.

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