Dopo il dato di gennaio (-38,7%) anche nel mese di febbraio il traffico complessivo delle merci del porto di Taranto, è stato caratterizzato da un generalizzato segno ‘meno’ sulle attività del mese: -32,2% rispetto al dato del febbraio 2025.
A contenere almeno in parte il calo generale, ancora una volta, sono stati i volumi generati dalle rinfuse liquide (legate all’attività della raffineria Eni) che hanno registrato un aumento pari al 32,4%, trainando gli sbarchi con un +35,1% e gli imbarchi +30,8%. Resta invece costante la contrazione dei volumi di rinfuse solide riferite in particolar modo all’attività del siderurgico ex Ilva, che segnano un calo del 50,8% che trova riscontro sia nel dato negativo degli sbarchi (-50,5%) che degli imbarchi (-54,1%).
A crescere, così come a gennaio, sono invece le merci in container, che hanno totalizzato 4.709 tonnellate rispetto alle 733 dello stesso periodo del 2025 (+542,2%) con una movimentazione di contenitori pari a 908 teu rispetto ai 83 dello corso anno (+994%%) che però sono legati al movimento vuoti da Bari, mentre il totale delle merci varie mantiene sempre un saldo negativo (-39,3%). Contraddistinte da un desolante zero invece il dato sia per quanto riguarda le attività ro-ro che dei container movimentati tramite ferrovi: entrambe attività praticamente inesistenti (0%).
Negativi anche i dati generali della sezione generale degli sbarchi (-40,1%) e degli imbarchi (-19%), così come il saldo negativo è stato registrato anche per quanto riguarda le navi arrivate (-49,3%) e le navi partite (-27%), mentre il numero totale dei passeggeri delle navi da crociera è ovviamente pari a zero in virtù del fatto che la stagione crocieristica partirà ad aprile.
Andando ancora una volta al di la dei freddi numeri, che però non mentono e da anni descrivono una realtà sulla quale solo chi non vuole vedere può ancora illudersi, torniamo ad evidenziare come il dato più preoccupante continua ad essere l’immobilismo che da mesi registriamo dalle parti dell’Autorità Portuale di Sistema del Mar Ionio.
Dopo la nomina di Giovanni Gugliotti a presidente dell’Autorità Portuale (la cui presenza e strategia operativa sono al momento del tutto intangibili) e il conseguente insediamento del nuovo Comitato di Gestione, si è ancora in attesa dell’avvio della verifica quinquennale delle attività della concessione al Molo Polisettoriale della holding Yilport.
Così come si è ancora in attesa, dopo diversi mesi, di novità concrete sul decreto con cui il MASE ha indicato come base della cantieristica offshore italiana lo scalo ionico (insieme a quello siciliano di Augusta), visto che dal ministero non sono arrivate altre indicazioni operative, per non parlare poi del famoso intervento dei dragaggi dei fondali del Molo Polisettoriale (tema sul quale torneremo a breve), sulla cui realizzazione continua ad aleggiare un alone di mistero e che puntualmente ritorna al centro del dibattito ad ogni riunione del CIS Taranto.
Dunque, dopo l’annus horribilis del 2024 e con il 2025 andato in soffitta come tra i peggiori anni della storia commerciale del porto di Taranto, al di là delle tante vuote parole pronunciate ciclicamente dalla politica nostrana e dai suoi rappresentanti ad ogni livello, siamo ancora fermi al palo. Con tutte le promesse di alternativa economica alla grande industria e volàno per l’economia del territorio ionico ancora molto al di là da venire.
*Sull’argomento leggi l’articolo il porto di Taranto raschia il fondo