Una lunga e partecipata assemblea nel piazzale antistante l’ingresso principale di Leonardo Aerostrutture a Grottaglie, quella convocata da Fim, Fiom e Uilm per discutere del futuro del sito di Grottaglie e della Divisione Aerostrutture.
Il messaggio è sempre lo stesso: sì alla possibilità di ingresso di partner privati nella società ma con lavoratori, produzioni e governance che devono restare dentro Leonardo, senza cessioni di asset né fuoriuscite dal perimetro della One Company. Al termine dell’assemblea è stato deciso il blocco immediato di straordinari e flessibilità e annunciato per sabato 28 marzo, un presidio ai tornelli su tutti i turni per rendere quanto più efficace possibile la mobilitazione.
Durante l’assemblea Pasquale Caniglia, segretario provinciale Fiom-Cgil e Rsu Leonardo, ha parlato di “timori concreti” legati alla natura dell’operazione. “Temiamo questa joint venture perché non si tratta di un accordo tra due partner industriali, ma dell’ingresso di un fondo sovrano. Il rischio è che si trasformi in una svendita dell’asset civile: vengono qui, investono e poi si portano via attività e innovazione ha dichiarato. Caniglia ha ribadito che la mobilitazione “non è un no ideologico alla joint venture ma un no al fatto che il laboratorio di visione e le strutture possano uscire dal perimetro di Leonardo”.
Il sindacalista della Fiom ha inoltre ricordato come la diversificazione promessa negli anni non abbia mai trovato reali investimenti: “Siamo all’undicesimo programma di diversificazione in sei anni, ma quando vai a vedere gli investimenti siamo a zero. Le nuove lavorazioni sono praticamente a zero e l’accordo del 24 luglio sulla diversificazione è saltato”. I
l timore, ha aggiunto, è che “ci si ritrovi dipendenti da un fondo sovrano straniero, cedendo un altro asset strategico del Paese e lasciando il territorio nuovamente martoriato”. Per questo, ha concluso, “chiediamo garanzie: che i lavoratori restino Leonardo, che la governance resti Leonardo e che il governo si assuma le sue responsabilità, trattandosi di un’azienda di Stato”.
Luigi Bennardi, Rsu Uilm, ha spiegato come l’assemblea servisse “a raccontare ai lavoratori quello che sta accadendo ancora una volta e ribadire la richiesta che i dipendenti rimangano all’interno del perimetro Leonardo». Bennardi ha sottolineato che la compattezza mostrata in questi giorni «è la risposta più chiara alla mancanza di informazioni e alle incertezze sul futuro dello stabilimento”.
Giampiero Strusi, Rsu Fim-Cisl, ha infine ricordato che la protesta nasce anche dal confronto avuto nei giorni scorsi con i vertici nazionali e dall’ultimo Osservatorio strategico dell’11 marzo. “L’amministratore delegato Cingolani non ci ha dato nessuna risposta. Ci hanno parlato di una joint venture che potrebbe partire a giugno ma non abbiamo altre notizie. Non siamo contrari a nessuna forma di joint venture ma vogliamo le garanzie che chiediamo da più di un anno: che i lavoratori restino Leonardo, che il lavoro resti a Grottaglie e che la governance, anche in un eventuale 50 e 50, sia di Leonardo. È una garanzia per noi e soprattutto per i lavoratori dell’indotto, che sono la parte più debole della catena”.
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