“Un uomo libero, sereno, felice”. Così si definisce Vincenzo Di Gregorio durante la conferenza stampa di ufficializzazione del suo passaggio al partito centrista Azione, avvenuta nella serata di sabato 21 marzo. “Un partito di centro, socialdemocratico, riformista, legato al mio background culturale – spiega nel motivare l’adesione – e poi sono gli unici che hanno inteso il mio modo di fare politica: non potevo che aderire con entusiasmo”.

A “benedire” il suo ingresso, oltre all’amico fraterno e commissario cittadino del partito, Tommaso Lucarella, anche il segretario regionale, Ruggiero Mennea, il vicesegretario nazionale, Ettore Rosato e la telefonata in diretta del fondatore e segretario nazionale, Carlo Calenda: “Taranto ha segnato un pezzo della mia vita lavorativa ed ho tutte le intenzioni di tornarci il prima possibile; per questo sono contento che il partito si strutturi attraverso persone come Vincenzo Di Gregorio, che ringrazio per lo slancio e il coraggio. Abbiamo bisogno di una classe dirigente presente, integrata nel territorio e competente per riportare l’attenzione generale sui temi importanti: il rischio della recessione quest’anno è notevole, a causa della situazione geopolitica. Per questo ritengo che, con Vincenzo, oggi Azione compia un grandissimo passo in avanti”.

Alla conferenza stampa era presente anche l’assessora al Patrimonio del Comune di Taranto, Federica Stamerra, che ha seguito Di Gregorio nel passaggio dal PD ad Azione e che lo stesso consigliere ha pubblicamente ringraziato per la lealtà dimostrata.

Inevitabile, per Di Gregorio, tracciare il bilancio degli anni trascorsi all’interno del Partito democratico, che coincidono con il periodo passato ininterrottamente nell’amministrazione locale. Il consigliere difende il suo operato, ricorda che come consigliere regionale le sue proposte di legge sono sempre state approvate all’unanimità dal Consiglio regionale, come quella sugli Hikikomori, per cui la Puglia è prima in Italia. “Non ho mai fatto promesse che non posso mantenere e ho sempre camminato a testa alta tra la gente”, chiosa.

Ma poi è tempo di togliersi più di qualche sassolino dalla scarpa: “Dal PD sono uscito perchè i rapporti umani si erano deteriorati al punto da compromettere la mia serenità personale. Dopo anni trascorsi all’interno del partito e più di 100mila euro di contributi versati, tra i pochi a farlo, non ho ricevuto una chiamata nè dal regionale nè dal nazionale. Solo la telefonata, a titolo di amicizia, dell‘onorevole Francesca Viggiano”.

Di Gregorio racconta che da qualche tempo, circa tre anni, aveva avuto la sensazione di manovre atte a colpirlo all’interno del partito. Le vicende dell’ultimo anno, tuttavia, hanno rappresentato la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso: prima le elezioni comunali, in cui alla sua figura quale candidato sindaco fu preferito Mattia Giorno, poi le elezioni regionali, in cui la candidatura dello stesso Giorno, nel frattempo diventato vice sindaco accanto a Piero Bitetti, secondo Di Gregorio avrebbe contribuito a disperdere i voti e causato la sua mancata rielezione a consigliere regionale.

Da lì una serie di attacchi a mezzo social ai danni di Giorno e di Lucio Lonoce, diventato assessore ai Lavori pubblici del Comune di Taranto, che Di Gregorio ha accusato di “non aver nulla a che fare con alcuni lavori davanti a cui si fa i selfie”.

“Ma fin qui – spiega – si trattava ancora di politica. Il culmine è stato raggiunto quando, lo scorso 5 dicembre, ho subito un ricorso avverso da un tesserato del PD; questo ricorso è stato discusso il 13 dicembre ed è stato dichiarato illegittimo dalla Commissione di Garanzia Provinciale, nonostante questo mi hanno sospeso lo stesso e non mi hanno mai voluto ascoltare. Venti giorni fa ho fatto la richiesta ennesima di sollecito per essere ascoltato e mi hanno risposto: ti sentiremo quando avremo tempo. Io a 62 anni non mi faccio trattare in questa maniera, perché rappresento voi cittadini”. L’esposto, però, avrebbe tra le motivazioni proprio i post indirizzati contro il vice sindaco di Taranto.

La permanenza nel perimetro della maggioranza Bitetti, tuttavia, non è in discussione: Di Gregorio ribadisce la solida amicizia con il sindaco e il pieno sostegno al progetto amministrativo.

A suggello del patto arriva a metà conferenza stampa lo stesso Bitetti, accompagnato dall’assessore alle partecipate, Gianni Cataldino: dopo i consueti abbracci e le abituali strette di mano, il primo cittadino ringrazia prima di tutto Azione per il sostegno in campagna elettorale, in termini di consenso e contenuti. “In un frangente difficile come questo – spiega –  serve competenza, serve conoscenza del settore, serve esperienza. Enzo è un consigliere comunale di lungo corso, sempre con un’attenzione particolare ai quartieri più distanti dal borgo cittadino, ma con un’esperienza importante in Giunta, in Consiglio regionale, sa come muoversi e sa come proporre, sa quelle che sono le proposte che possono essere sostenute. Per la nostra amministrazione è un riferimento importante grazie al quale riusciamo a costruire ragionamenti politici basati su quell’esperienza e su quella competenza”.

Insomma, al netto di qualche momento di insofferenza registrato nel corso delle ultime sedute del Consiglio comunale tra Di Gregorio e altri componenti della maggioranza, la tenuta della coalizione che ho sostenuto Bitetti è salva; almeno per il momento.

3 Responses

  1. Se uno che è stato eletto con un partito non condivide più scelte e metodi si dimette dal consiglio comunale poi cambia partito. Certo così facendo dimostra coerenza ma perde lo stipendio e questo non si può fare. Ma Di Gregorio pensa che se si fosse candidato con Azione prendeva gli stessi voti? Vorrebbe dire che gli elettori so minchioni e che lui è padrone dei voti. Può parlare bene di se quanto vuole il novello scambiatore di casacca, ma resta solo un volta gabbana. Fa specie l’atteggiamento del sindaco che per pararsi va addirittura a benedire la procedura di salto della quaglia. Il PD sta zitto e i suoi consiglieri pure. La paura è sempre la stessa cioè perdere la poltrona. Perciò zitti e mosca. Bitetti cosa darà in cambio dell’appoggio?

  2. In effetti il consigliere non ha mai brillato in modestia e in ricerca di buone posizioni di rendita. Infatti nella precedente consigliatura ha mantenuto due seggi sia a taranto che in regione con doppio emolumento. Adesso gli era andata male e si è arrabbiato. Il PD a taranto male diretto consente ogni cosa è adesso paga con ridimensionamento in consiglio e con Bitetto che benedice il trasfuga. Mi sembra di vedre Melucci all’opera.

  3. Consigliere Di Gregorio, dalle cose che dice è evidente che la sua lunga permanenza nel PD è stata una specie di adattamentp perverso.
    Lei afferma, ora, di sentirsi libero, sereno e felice. Il “sereno e felice” non lo metto minimamente in discussione poiché appartengono alla sfera del suo intimo sentire; “libero” mi permetto di cofutarglielo, in quanto tenuto eticamente ad onorare il patto che lei ha volontariamente stretto con i suoi estimatori ed elettori. Transitando in un’altra formazione politica, lei non porta con sé i suoi elettori, ma porta solo il suo deretano verso una posizione ritenuta più appetitosa. Bontà sua, se questo agire lei lo individua nell’essere “libero”.

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