In vista della riapertura, si spera quanto prima possibile, del circuito delle Tombe a Camera, il Comune di Taranto ha avviato una stima degli interventi necessari per la risoluzione dei danni causati dall’incuria di questi mesi di chiusura.

Le criticità evidenziate a seguito del sopralluogo sono legate soprattutto ad infiltrazioni d’acqua, problemi agli impianti elettrici e strutture murarie ammalorate. L’analisi è stata effettuata a seguito di sopralluoghi con personale specializzato e con la collaborazione della cooperativa Museion, che insieme alla Polisviluppo continuerà a gestire il circuito tramite il partenariato speciale col Comune.

Tra le aree interessate, lo ricordiamo, figurano la tomba ipogea di via Pio XII, la tomba ipogea di via Polibio, la tomba a camera situata in via Pasubio,  la necropoli di viale Marche e la cripta del Redentore in via Terni.

Nello specifico, all’interno della tomba ipogea di via Pio XII sono state riscontrate infiltrazioni provenienti dai lucernari, problemi nei servizi igienici e la necessità di ripristinare gli intonaci deteriorati dall’umidità. Prevista anche la verifica del videoproiettore didattico e la messa in sicurezza del contatore elettrico esterno.

Ulteriori interventi riguardano la tomba a camera di via Pasubio, dove sono necessari lavori di ripristino delle murature e verifiche sulla fornitura elettrica.

Nella necropoli di via Marche, invece, si segnalano la necessità di ripristinare la pompa della riserva idrica ed il controllo dell’impianto elettrico. Sarà, inoltre, necessario intervenire sulla copertura della struttura per evitare le infiltrazioni dall’alto, intervento effettuato circa un anno fa in occasione della riapertura delle tombe con l’ex amministrazione Melucci. A questo punto sarebbe legittimo interrogarsi sulla bontà di tali interventi, che a distanza di poco tempo devono essere nuovamente effettuati: si auspica, pertanto, che questa volta si tratti di lavori duraturi e non di soluzioni tampone tanto temporanee quanto inutili.

Particolarmente complessa, come ampiamente prevedibile, la situazione riscontrata all’interno della cripta del Redentore, che avrebbe subito nei mesi un vero e proprio allagamento: rilevata la presenza di infiltrazioni diffuse dal tetto, presenza di acqua e detriti, oltre a problemi all’impianto elettrico e al pavimento in legno.

La Cripta, scoperta dall‘archeologo Luigi Viola, contiene al suo interno preziosi quanto delicati affreschi di epoca bizantina.

Si stima che il sito fosse originariamente un’antica tomba a camera romana di età imperiale, collegata con un antico pozzo d’acqua sorgiva. Questo, ovviamente, rende particolarmente difficile e delicata la manutenzione dell’area; dopo aver ipotizzato la richiesta di un finanziamento al MIT, l’amministrazione Bitetti sta puntando a risolvere la problematica con un impegno economico ridotto attraverso un intervento articolato in tre fasi: dapprima l’installazione di una pompa sommersa per abbassare il livello dell’acqua e poter posizionare, accanto alla vasca, un pozzetto di “troppo pieno”; nella seconda fase è prevista l’eliminazione della precedente pompa con un sistema integrato che dovrà monitorare il livello dell’acqua nel pozzetto e riversare l’eccedenza nella caditoia stradale situata accanto al marciapiede.

Infine, verrà installata un’apparecchiatura a inversione che impedisca la risalita per capillarità lungo le pareti affrescate, già testata in strutture simili come il Mudit di via Plateja.

Il sistema, che potrebbe finalmente risolvere la problematica una volta per tutte, avrà il costo di 7mila euro, a condizione di garantire la continuità della fornitura elettrica.

Il resto degli interventi da effettuare nel circuito delle Tombe a Camera, invece, si aggira sugli 11mila euro, cifra che potrebbe aumentare di ulteriori 2.000 euro nel caso fosse necessario integrare alcune forniture.

L’obiettivo del Comune, riferiscono fonti vicine all’amministrazione, resta quello di rendere nuovamente fruibili i siti archeologici in sicurezza, salvaguardando il patrimonio storico e culturale cittadino e prevenendo ulteriori danni strutturali.

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