Il silenzio della città si tinge di attesa. Tra le strade e le chiese, si percepisce il passo lento di chi si prepara alla Settimana Santa, un tempo che qui non è solo spirituale, ma profondamente collettivo. Il calendario della Confraternita dell’Addolorata e di San Domenico propone iniziative che intrecciano devozione, arte e cultura.
Lunedì 23 marzo, alle ore 19, nella monumentale cornice della chiesa di San Domenico, è in programma il Concerto di Passione. Giunto alla sua 52esima edizione, l’evento vedrà la partecipazione della Fanfara di Presidio del Comando Interregionale Marittimo Sud della Marina Militare: un connubio tra istituzioni e tradizione.
Pochi giorni dopo, venerdì 27 marzo, la comunità si ritroverà per la commemorazione dei «7 Dolori di Maria», la cosiddetta «Festa Piccola», un momento di intensa preghiera che prepara il cuore alla Domenica delle Palme. Sarà quella una giornata campale: dalla benedizione delle palme nel Cortile del Palazzo Episcopo alle ore 9, presieduta dall’arcivescovo Ciro Miniero, fino all’appuntamento più atteso dai confratelli: l’assemblea straordinaria per l’aggiudicazione dei simboli del pellegrinaggio dell’Addolorata. È qui che si decidono i volti e le spalle che porteranno il peso della tradizione nella notte più lunga dell’anno.
Il cammino proseguirà nel Lunedì Santo con la celebrazione delle Sette Parole e la benedizione dei ceri e il giorno successivo con la Liturgia Penitenziale Comunitaria nella Chiesa di San Pasquale Baylon, in un abbraccio fraterno con l’Arciconfraternita del Carmine.

Il priore Giancarlo Roberti sottolinea come quest’anno il percorso sia stato arricchito da momenti di profonda riflessione, anche fuori dalle mura della chiesa. «Una delle novità del 2026 per il legame, il culto per i defunti – spiega – è stata la celebrazione del culto della Via Matris dei Sette dolori di Maria, che sono la preghiera fondante di questo sodalizio, al cimitero San Brunone il 14 marzo con i confratelli e le consorelle in abito di rito. Con l’avvicinarsi della Pasqua, anche l’ascolto delle marce funebri e la preghiera in un luogo sì di tristezza, ma soprattutto di speranza, è stato un modo per prepararci bene alla Pasqua».
Il cammino quaresimale è stato segnato anche da eventi straordinari, come l’arrivo delle Reliquie di San Padre Pio e la seconda edizione del concorso internazionale di marce funebri, che ha visto la partecipazione di compositori da tutto il Mediterraneo, comprese Malta e la Grecia. Grande successo ha riscosso anche la mostra fotografica «La Lunga Notte della Madre», che ha saputo coinvolgere le nuove generazioni. «Siamo stati invasi dagli studenti delle classi quarte e quinta di primaria – sottolinea Roberti- e della media di diverse scuole sia dalla provincia che da Taranto. Hanno mostrato grande interesse per i nostri riti».
Tuttavia, il priore non dimentica il contesto difficile in cui la fede si muove. «I riti della Settimana Santa – osserva – arrivano in un momento difficile non solo per le guerre, ma anche per la situazione che vive la città, alla ricerca di un riscatto. Sicuramente a livello economico e sociale ci sono diversi problemi. Mi auguro che presto qualcosa possa cambiare in meglio. Per le tensioni internazionali è chiaro che preferiremmo tutti che queste guerre terminassero perché stiamo assistendo ovunque a massacri anche di tanti innocenti».
Nonostante i lavori di restauro e consolidamento della cupola di San Domenico abbiano imposto piccoli adattamenti, l’essenza del rito rimane intatta. Nella sua lettera agli iscritti, Roberti ha scritto che «la Chiesa ci invita a vivere un cammino di conversione, preghiera e rinnovamento interiore, preparandoci con cuore sincero alla celebrazione del Mistero Pasquale. In questo spirito di adattamento e collaborazione, continuiamo a vivere la Quaresima come tempo favorevole per tornare all’essenziale, lasciandoci guidare dalla Parola di Dio e dall’esempio della Vergine Addolorata».
Il culmine resta il pellegrinaggio del Giovedì Santo. A mezzanotte, il crepitio della troccola aprirà il corteo, seguita dalle pesare, la Croce dei Misteri, i crociferi a piedi scalzi e le poste, fino al trono e alla statua dell’Addolorata portata a spalla da quattro confratelli in abito di rito e quattro forcelle. Tre mazzieri regolano il corteo e gestiscono i cambi dei confratelli lungo il percorso. Per i confratelli, è il momento della verità. «Quello della Settimana Santa – evidenzia Roberti – è il momento in cui ci si ritrova, un momento di riflessione non solo spirituale. Poi le emozioni per i confratelli che partecipano non sono mai le stesse, soprattutto durante il pellegrinaggio. È un momento intimo e personale. Il confratello ha sognato per un anno di aggiudicarsi una posta o un simbolo. Poi c’è qualcuno che sicuramente riporrà i suoi sogni nel cassetto ma magari ci riproverà l’anno successivo. Sono emozioni difficili da descrivere».
La Confraternita dell’Addolorata conta circa 1.800 iscritti, con 45 novizi pronti a unirsi al cammino spirituale. Roberti è impegnato attivamente anche nelle opere di carità, tra cui Casa e Sant’Anna. «Non si può pensare alla città – conclude – senza i riti della Settimana Santa». Taranto, ancora una volta, si affida allo sguardo materno dell’Addolorata per ritrovare, oltre il buio della passione, la luce della resurrezione. È il momento in cui la tradizione diventa esperienza, il dolore si trasforma in speranza e la comunità si raccoglie nel mistero della Pasqua.

