Acque sempre più agitate in merito al futuro della società partecipata del Comune di Taranto, Kyma Ambiente che si occupa della gestione dei rifiuti urbani su cui grava una massa debitoria di 45 milioni di euro.

Dopo l’intervento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che lo scorso 19 marzo ha di fatto bocciato l’operato della società in house evidenziando un “andamento della gestione del servizio da parte della Kyma Ambiente inadeguato sotto i profili della qualità del servizio” e che “il mantenimento dell’affidamento del servizio alla società in house non può ritenersi giustificato sul piano economico e della qualità dei servizi”, si fanno sempre più insistenti le voci di una possibile privatizzazione del servizio come più volte abbiamo anticipato su questo giornale.

Anche se, almeno a parole, l’amministrazione Bitetti continua a ribadire  la ferma volontà di mantenere la natura pubblica della azienda e ad escludere ogni ipotesi di ricapitalizzazione.

A ciò, lo scorso 23 marzo ha fatto seguito la determinazione dirigenziale numero 2089, con la quale il Comune ha conferito un incarico da oltre 29mila euro al commercialista torinese Davide Di Russo, tecnico specializzato in enti locali. A cui è stato affidato il compito di redigere “uno studio approfondito da sottoporre alle successive valutazioni e determinazioni finali di competenza del Consiglio Comunale in ordine alla situazione finanziaria, patrimoniale e gestionale della società Kyma Ambiente per permettere interventi tempestivi per la continuità di un servizio pubblico obbligatorio e indifferibile”. Iniziativa che fa il paio con la due diligence affidata alla società di revisione esterna Deloitte due mesi or sono.

Quanto sopra ha allarmato ancor di più i sindacati di categoria FIT CISL, FP CGIL, Uiltrasporti, Fiadel e SIULS. Che in una nota stigmatizzano di aver appreso “con stupore e sgomento come ancora una volta i lavoratori e le loro rappresentanze sindacali debbano apprendere di fantomatiche operazioni di fallimenti pilotati e/o esternalizzazione del servizio di raccolta di rifiuti da notizie stampa e non attraverso i canali istituzionali”.

“Ancora più grave – proseguono – è la circostanza che ciò sarebbe stato deciso in una riunione di maggioranza, quella stessa maggioranza che a più riprese ha sempre garantito il mantenimento della natura pubblica dell’azienda e l’impegno in un’opera di risanamento aziendale a tutela del decoro urbano e dei livelli occupazionali. Incominciamo a pensare che il rapporto tra socio unico e lavoratori di Kyma Ambiente sia caratterizzato dal “coraggio di non dire la verità”.

“Per questo riteniamo che ormai il “velo del tempio si è squarciato” e che ora pretendiamo chiarezza! Non ci fermeremo e ora chiediamo a gran voce che chi ha avuto la responsabilità di aver creato questa situazione ne risponda non solo politicamente, ma anche davanti alla magistratura ordinaria e contabile – affermano le organizzazioni sindacali -. Per queste ragioni abbiamo chiesto audizione in Commissione Consiliare Ambiente della Regione Puglia e scenderemo in piazza con un sit in dei lavoratori Kyma Ambiente, martedì 31 marzo dalle ore 10:00 davanti a Palazzo di Città. Taranto non merita questo! Noi non ci rassegniamo all’idea si un servizio privatizzato e lotteremo fino alla fine per garantire il mantenimento dei livelli occupazionali e un servizio degno di una città europea”.

*Sull’argomento leggi anche l’articolo Kyma Ambiente, privatizzazione all’orizzonte?

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