Nel panorama del cinema italiano contemporaneo, sempre più orientato tra commedia e introspezione sociale, “Il bene comune” si inserisce come un’opera che prova a tenere insieme riflessione civile e narrazione accessibile.
Il nuovo film di Rocco Papaleo racconta la storia di una guida turistica, Biagio, e un’attrice di “insuccesso”, Raffaella, che accompagnano quattro detenute sul massiccio del Pollino, alla ricerca del secolare Pino Loricato, simbolo di resilienza.
Il film è un viaggio di trasformazione, fatto di incontri e cambiamenti, scandito da una musica che prende forma passo dopo passo, fino a diventare una voce collettiva.
Viene qui affrontato un nodo cruciale della contemporaneità: il conflitto tra interesse personale e responsabilità collettiva. In un contesto che richiama da vicino le dinamiche della nostra società, la storia mette in scena dilemmi morali senza offrire soluzioni facili, ma invitando lo spettatore a interrogarsi sul significato stesso di “bene comune”.
Rocco Papaleo, volto ormai riconoscibile per la sua capacità di oscillare tra ironia e malinconia, è qui alle prese con un personaggio complesso e profondamente umano.
L’attore lucano offre un’interpretazione convincente di un personaggio mai completamente risolto; proprio questa ambiguità lo rende credibile. Attorno a lui un trio di attrici composto da Claudia Pandolfi, Vanessa Scalera e Teresa Saponangelo, offre prove intense e convincenti, contribuendo a costruire un microcosmo realistico, specchio di una società attraversata da disuguaglianze e tensioni etiche.
Il film è stato descritto come un “dramedy” agrodolce che sventola la bandiera della resilienza, intrecciando i destini di un gruppo di persone diversamente sfortunate che si mettono alla ricerca dello straordinario albero, per trarne ispirazione.
La musica e la fotografia rappresentano uno dei punti di forza della pellicola in quanto danno risalto all’ambientazione (la natura del Pollino), creando un senso di isolamento e di connessione con la natura.
L’opera ha come limite e allo stesso tempo punto di forza (dipende dall’approccio soggettivo) quello di svilupparsi con un ritmo che a volte risulta essere troppo cadenzato, quasi (volutamente) rallentato poiché si evidenzia subito come un’opera che non punta a stupire, ma a far pensare.
“Il bene comune” è adatto a chi cerca uno spunto di riflessione sulla propria esistenza e sulla capacità di superare le difficoltà, offrendo una visione ottimistica e incoraggiante della vita. E di questi tempi non è poco.
Imperfetto ma significativo, trova il suo valore proprio nella capacità di restare aperto, senza volerci fornire per forza risposte definitive agli interrogativi esistenziali posti.
*In programmazione al Multisala Savoia di Taranto e al Casablanca Multicinema di San Giorgio Ionico