Un soffio di Laguna nel cuore del Mar Ionio. Un ponte invisibile, teso tra Venezia e Taranto, nel nome dell’arte, della fede e della bellezza restituita. La Basilica Cattedrale di San Cataldo, scrigno millenario di storia e devozione nel cuore della Città vecchia, ha fatto da cornice alla presentazione di un restauro atteso e monumentale: quello del grande dipinto «Il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci», attribuito al pittore veneziano Giovanni Molinari (1636 – dopo il 1690).
Un’opera imponente, olio su tela di tre metri per sette, che dopo un lungo e meticoloso intervento curato dalla restauratrice Maria Gaetana Di Capua, torna a splendere nella Cappella del Santissimo Sacramento.
L’iniziativa, sostenuta da Italcave spa, si inserisce in un più ampio progetto di valorizzazione della Cattedrale, che da due anni vede un impegno costante per la rinascita dei suoi tesori. La Cappella del Santissimo, luogo centrale per la vita liturgica e spirituale, è stata oggetto di un restauro integrale, che ha riguardato le parti murarie, gli inserti in ottone dell’altare marmoreo – arricchito dai putti di Giuseppe San Martino – e i poli liturgici. Il restauro della tela del Molinari rappresenta un tassello fondamentale in questo percorso, un atto di amore e responsabilità verso un patrimonio che rischiava di andare perduto.
«È un onore aver contribuito al restauro di questo dipinto», ha esordito Maria Gaetana Di Capua, restauratrice conservatrice di beni culturali, visibilmente emozionata. «Un intervento – ha spiegato – che ci consente di avvicinarci alla pittura veneziana del Seicento, un unicum nel panorama artistico pugliese, dominato prevalentemente dalla scuola napoletana. Passiamo da Venezia, città di mare, a Taranto, un’altra città di mare. Questo legame, mediato dall’opera di Giovanni Molinari, uno dei pittori più importanti dell’epoca, aggiunge un fascino particolare a questo intervento».
La restauratrice ha poi descritto con precisione tecnica lo stato di conservazione dell’opera prima del restauro, definendolo «pessimo». «Sulla pellicola pittorica era presente una vernice alterata che non rendeva più fruibili le cromie originarie del dipinto. L’opera appariva spenta, opaca, priva di quella luminosità tipica della pittura veneziana. Inoltre, erano presenti moltissime toppe, addirittura applicate sulla pellicola pittorica durante il secolo scorso, nel tentativo di tamponare lacerazioni e sfondamenti dovuti a danni meccanici subiti nel tempo. La tela si presentava tutta ondulata, compromettendo ulteriormente la leggibilità del dipinto».
L’intervento di restauro è stato quindi un’operazione di pulitura profonda e di ripristino strutturale. «La finalità – ha chiarito Di Capua – è stata quella di rimuovere tutto ciò che era sovrapposto all’originale per recuperare la lettura totale dell’opera. Sono state rimosse le toppe e la vernice alterata, eseguendo poi una serie di operazioni finali per integrare sia le parti di tela mancanti che le cromie. Tutto è stato realizzato nel rigoroso rispetto dei principi fondamentali del restauro: la compatibilità dei materiali e la reversibilità dell’intervento, per garantire la conservazione futura dell’opera senza alterarne l’integrità».
Don Emanuele Ferro, parroco di San Cataldo e portavoce della Diocesi, ha sottolineato l’importanza spirituale e pastorale del restauro, che restituisce dignità a un luogo centrale per la comunità. «Questo dipinto – ha evidenziato – fa parte di un ciclo pittorico molto imponente. La superficie di questa tela, di ben ventuno metri quadrati, ne è la testimonianza, anche perché la sua gemella, “La Caduta della Manna”, è attualmente in fase di restauro (sempre a cura di Di Capua, ndr) presso il Museo Diocesano. Il dipinto della moltiplicazione dei pani e dei pesci è collocato nella cappella del Santissimo Sacramento, già Monte di Pietà, che dal punto di vista della fede sacramentale è ben più importante delle altre cappelle, anche dello stesso cappellone di San Cataldo. I nostri antenati avevano provveduto a renderla bella, con un patrimonio di pregio che purtroppo, con gli anni trascorsi e gli ammaloramenti, forse abbiamo obliato un po’. Ma grazie al cielo adesso torna ad antico splendore».
Don Emanuele ha poi evidenziato la tempistica simbolica della presentazione: «Inauguriamo questo restauro in questa Settimana di Passione, perché il dipinto sarà esposto, per la prima volta dopo il restauro, Giovedì Santo – 2 aprile – sull’altare della Reposizione nella Basilica Cattedrale San Cataldo. Sarà uno sfondo eccezionale, che permetterà ai tanti tarantini che visiteranno la Cattedrale durante il Triduo santo di rendersi conto della bellezza, della grandezza, della maestosità di questo dipinto. Ringrazio di cuore tutti coloro che sono intervenuti, Italcave che ha preso a cuore la rinascita della cappella del Santissimo Sacramento e che continua a sostenere anche gli altri elementi in fase di restauro».
È stato letto anche un messaggio dell’arcivescovo Ciro Miniero che ha rivolto il suo plauso «a coloro che stanno rendendo possibile il ritorno alla bellezza di uno dei luoghi della cattedrale, probabilmente meno conosciuto, ma che è straordinariamente bello per il grande valore artistico e per il significato della fede. In questa cappella c’è il tesoro della Chiesa, ovvero la Santissima Eucarestia, e quindi merita tutto il rispetto e la cura, preservando e consegnando ai posteri i capolavori che ne raccontano la grandezza e l’importanza».
Giovanni De Marzo, amministratore delegato di Italcave spa, ha confermato l’impegno dell’azienda per la valorizzazione del patrimonio storico e artistico del territorio. «L’iniziativa – ha fatto presente – è nata dal coinvolgimento dell’arcivescovo e di don Emanuele Ferro, che ci hanno chiesto di contribuito alla valorizzazione storica e artistica della Cattedrale con due interventi di restauro: la prima cappella sulla sinistra della navata e la cappella del Santissimo. Inizialmente l’intervento era previsto solo dal punto di vista edile e degli arredi: dalla ristrutturazione e tinteggiatura delle superfici murali alla minuziosa pulizia dei marmi, fino al delicato bagno galvanico per il ripristino delle 120 decorazioni in ottone. Abbiamo voluto ridare luce alle sculture, al portale settecentesco e dotare lo spazio di nuovi poli liturgici e stalli in materiali nobili come legno e argento. Avendo visto che la situazione delle tele era abbastanza pregiudicata, ci hanno chiesto di contribuire anche alle due tele del Molinari. Il finanziamento ammonta a circa 100.000 euro».
De Marzo ha poi annunciato una futura pubblicazione curata da Don Emanuele Ferro, che «condenserà tutto questo lavoro di restauro e sarà distribuita anche in maniera digitale a tutti coloro che visitano la cappella, per lasciare una traccia dell’intervento che è stato fatto».
L’Ad di Italcave ha infine ribadito la disponibilità dell’azienda a sostenere iniziative di valore per il territorio: «Se ci sono degli interventi di tipo sociale nei territori nel quale Italcave è presente, quindi Comuni di Statte, Taranto e Pulsano, che richiedono in qualche maniera la nostra presenza, noi ci siamo sempre».
Il ritorno alla luce de «Il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci» segna così non solo il recupero di un’opera d’arte, ma anche la riscoperta di un luogo simbolico della fede cittadina, restituito alla comunità nella sua piena bellezza.

