La risposta del fondo americano Flacks Group, che si è candidato a rilevare l’intero gruppo ex Ilva dall’amministrazione straordinaria, non è stata quella che i commissari straordinari di Ilva in AS e AdI in AS si aspettavano. Anche perché non è giunta sotto forma di documentazione ma attraverso una nota, l’ennesima, che il fondo ha inviato non solo ai suoi diretti interlocutori ma anche e soprattutto ai media.
Ricordiamo che, per ben due volte, Flacks Group ha mancato le scadenze temporali indicate dai commissari straordinari (il 12 e il 20 marzo) per presentare una documentazione completa e strutturata dal punto di vista finanziario: ovvero chiarire quanto capitale di rischio proprio è intenzionato ad investire per un’operazione di questo tipo e quali garanzie bancarie ha alle spalle per sostenerla.
Ed è proprio la parte economica, ovvero il finanziamento bancario a copertura di un business plan pluriennale, quella che in questo momento crea distanza tra le richieste dei commissari e il fondo americano che sostiene nella nota come quelle dei commissari siano in gran parte richieste “irricevibili e non trova riscontro nella realtà del mercato”.
Per Flacks Group ad oggi “nessun istituto di credito, tra i numerosi contattati negli scorsi mesi, sarebbe oggi disposto a concedere prestiti di questa natura, tanto più su un asset come Ilva, gravato da pesanti incertezze giudiziarie sul possibile blocco degli impianti e da un costo dell’energia non definito. Una simile richiesta sarebbe fuori mercato persino per un’azienda in salute, trattandosi di una condizione mai vista nella prassi delle operazioni di questo tipo”.
Per sostenere la quale, il fondo americano ha avanzato la proposta che sia “lo Stato italiano ad erogare un vendor loan temporaneo (il finanziamento che il venditore di una partecipazione (azioni, quote) concede a favore dello stesso acquirente, normalmente re-investendo parte del prezzo ottenuto), della durata di sei mesi o al massimo un anno, per consentire all’acquirente di rimettere in moto gli impianti su basi solide”.
A sostegno di tale operazione Flacks assicura che fornirebbe tutte le garanzie necessarie al rimborso. Solo in questo caso per il fondo le banche finanzierebbero un’operazione di questa portata: “Senza questa garanzia preliminare – sostiene Flacks – non esisterebbe sul mercato un singolo operatore disposto a immettere capitali a fondo perduto in un asset dalle sorti così incerte”.
Ciò nonostante, Flacks Group non si tira fuori dalla partita. Anzi, nella nota afferma che “la società sta predisponendo risposte puntuali alle domande dei commissari, nelle quali intende fornire evidenza di ulteriori disponibilità patrimoniali, oltre a quelle già documentate”. Confermando “la propria piena disponibilità ad avviare, già nei prossimi giorni, un confronto strutturato e costruttivo con le diverse sigle sindacali operanti nell’ex Ilva, con l’obiettivo di promuovere un dialogo trasparente e orientato alla sostenibilità industriale e occupazionale del piano di rilancio”.
Anche da fonti vicine ai commissari straordinari di Ilva in AS e AdI in AS arrivano conferme in tal senso, pur ribadendo ancora una volta che quanto richiesto al fondo americano non sono altro che garanzie finalizzate a dimostrare la realizzabilità dell’acquisizione dell’asset industriale da parte di Flacks Group, onde evitare la ripetizione di quanto accaduto precedentemente con ArcelorMittal.
Soltanto qualora dovesse decadere la trattativa con Flacks Group, è bene ribadirlo ancora una volta, potrà essere avviata una nuova trattativa esclusiva con altri soggetti interessati. In prima fila, come ampiamente risaputo, ci sono gli indiani di Jindal Steel International, che ha presentato ai commissari una proposta vincolante per l’acquisizione degli asset siderurgici lo scorso weekend.
Proposta sulla quale il fondo americano nella sua nota non manca di nominare, non senza una punta di ironia: quando chiese se il gruppo indiano “abbia fornito al Governo garanzie concrete sull’effettiva copertura finanziaria del proprio business plan”. Dicendosi “pronto a pareggiare qualunque offerta il gruppo indiano dovesse formulare” e ribadendo di essere “fino a questo momento, l’unico soggetto formalmente designato in via esclusiva a trattare con il Governo”.
*Sull’argomento leggi l’articolo Ex Ilva, Flacks c’è, Jindal alla finestra