“Vogliamo essere protagonisti e costruire una squadra competitiva. L’obiettivo minimo sarà quello di lottare sul campo come mai abbiamo visto fare e riportare entusiasmo nell’ambiente”. Sono state queste alcune delle prime dichiarazioni rilasciate dal presidente della Cascina Taranto, sei mesi fa.
Non si è vista però una squadra che abbia lottato come non mai in riva allo Ionio e, soprattutto, non si è vista una squadra protagonista nella stagione appena conclusa. Inoltre, considerate le presenze registrate al PalaFiom, l’entusiasmo quest’anno ha latitato e non poco.
Si chiude quindi con l’amaro in bocca la stagione della compagine ionica. Una stagione iniziata con tante difficoltà e terminata con la festa salvezza (sicuri fosse da celebrare come traguardo?).
Sono stati 15 i punti che Taranto è riuscita collezionare nel girone di andata, mentre 19 nella seconda parte della stagione, anzi 16 se consideriamo che la partita conclusiva contro Catania è stata semplicemente una formalità.
Allora la domanda sorge spontanea: quale sarebbe il netto miglioramento dimostrato nel girone di ritorno? E’ vero che Taranto è riuscita a trovare una quadratura nel fondamentale di ricezione, non a caso è risultata quinta nella classifica generale con 489 ricezioni perfette.
Ma è altrettanto vero che c’è stato un reale problema di distribuzione del gioco (tre palleggiatori, si sono alternati) che ha influito sul rendimento offensivo dove Taranto è risultata terzultima per attacchi vincenti, con soli 1177 colpi a segno in 94 set disputati (positività pari al 45,4%). Anche qui l’alternanza di opposti (anche qui tre) non ha giovato.
Inoltre non hanno brillato proprio quei giocatori esperti da cui ci si aspettava sicuramente quella marcia in più, vedi Bossi o Pierotti (spesso risolutivo a match in corso ma mai continuo) o lo stesso Antonov, infortunato praticamente tutto il girone di ritorno, una scommessa persa.
Taranto ha mostrato un gioco sempre prevedibile, con i centrali chiamati poco in causa e, nonostante ciò, Sanfilippo si è messo in mostra soprattutto nella seconda parte di stagione, collezionando 60 muri e 96 attacchi vincenti. Menzione positiva anche per il libero Gollini che ha chiuso la stagione con il 32,8% di ricezioni perfette, posizionandosi al quinto posto nella speciale classifica di rendimento.
Numeri a parte non è arrivato da nessuno e, probabilmente mai arriverà, un mea culpa. Troppo facile imputare all’ex tecnico Graziosi, approdato ad Aversa a stagione in corso, le colpe per aver allestito una squadra che non è mai riuscita a trovare un’identità. A proposito, Aversa giocherà contro Ravenna nei playoff, solo per ricordarlo.
Anzi, se proprio vogliamo parlare di allenatori del passato recente, è corretto sottolineare che Boninfante sta disputando i playoff scudetto con Piacenza e Mastrangelo lotta per la promozione in A2 con Belluno; su di essi sono state scaricate responsabilità mai accertate in profondità.
Probabilmente anche Taranto avrebbe potuto partecipare agli spareggi promozione con un po’ di attaccamento alla maglia in più e chissà come sarebbero andati ma, considerato l’andamento della stagione, forse è stato meglio così.
Non è bastata quindi la cattiveria agonistica di Cianciotta, che comunque non è rientrato tra i primi dieci per attacchi vincenti. Lo schiacciatore barese è stato l’unico che davvero ha portato avanti la carretta.
E’, comunque, innegabile che da parte della società ci sia stata la volontà di risollevare la stagione, basti considerare il cambio di palleggiatore in corso d’opera, con Maia subentrato al giapponese Yamamoto, o l’ingaggio di Lawani che purtroppo è durato poco più di due mesi, sostituito da Gavenda che a Taranto ha fatto solo la comparsa a causa di problemi fisici.

Non si può sicuramente imputare ai vertici societari una stagione così negativa sotto il punto di vista tecnico, ma in una società sportiva non c’è solo l’aspetto tecnico.
Ad esempio c’è anche la comunicazione che riveste un ruolo fondamentale e qui sorgono altre domande: che fine ha fatto l’opposto Mitrasinovic ingaggiato lo scorso maggio e mai visto in campo? I tifosi e gli addetti ai lavori non meritavano una nota ufficiale riguardo la risoluzione del contratto con l’atleta croato? Per non parlare poi degli infortuni di cui tutti si sono lamentati ma dei quali nessuno ha mai fornito comunicazioni ufficiali in merito.
Sono ancora diversi gli aspetti su cui La Cascina Taranto deve lavorare per diventare grande, come ad esempio il marketing, questo sconosciuto, da anni. O ancora un settore giovanile mai allestito seriamente e che è stato affidato ad altre realtà presenti sul territorio. Tutti elementi che contribuiscono ad accrescere lo spessore di una società sportiva.
Adesso però bisogna voltare pagina, per l’ennesima volta, pensando a programmare la prossima stagione, sperando vivamente che ci sia una prossima stagione, magari volando un po’ più bassi e facendo i conti con quelle che sono le reali possibilità.
*foto Paolo Occhinegro