Ogni tanto arriva una buona notizia. Se poi è in campo sanitario, per questo territorio la buona novella vale doppio. Sia chiaro: è un dato parziale, che riguarda i dati sulla mortalità del primo trimestre del 2020 messi a confronto con i dati dello stesso periodo media 2015/2019. Però è comunque un dato positivo, nonostante si parli di mortalità e ci si trovi ancora impelagati nella così detta fase-2 di una lunga quarantena.

I dati, per essere ancora più precisi, riguardano i decessi per il complesso delle cause e per Covid-19 nel primo trimestre 2020, confrontato con la media per lo stesso periodo del 2015-2019, per provincia e classe di diffusione dell’epidemia.

La provincia di Taranto è inserita nella classe bassa diffusione, quindi tra le meno colpite rispetto a quelle di media e alta diffusione.

Il dato a cui facciamo riferimento è tarato sul 93% dei comuni della provincia e sul 98,8% della popolazione.

Il primo dato riguarda la variazione sui mesi di gennaio e di febbraio 2020 confrontato con quello dello stesso periodo 2015-2019 che segna un -2,4%.

Il secondo dato riguarda invece la variazione sul mese di marzo 2020 confrontato con i mesi di marzo del periodo 2015-2019 che segna un -5%.

Per quanto riguarda i decessi totali calcolati dal 20 febbraio al 31 marzo 2020 sono stati 666, mentre nello stesso periodo nell’arco temporale 2019-2020 sono stati 674.

I decessi per Covid-19 sono stati invece(sempre dal 20 febbraio al 31 marzo). Da segnalare inoltre che nella nostra provincia, non si sono registrati casi nelle RSA ( ), nel carcere, non vi è stato mai un sovraffolamento nel reparto di terapia intensiva: insomma dati che ci devono rinfrancare e che sicuramente dimostrano come il Dipartimento di Prevenzione della ASL e tutto il personale medico e sanitario abbia offerto un ulteriore prova del loro importante lavoro. Oltre che una risposta importante da parte dell’intera cittadinanza.

Dati positivi da accogliere con un sorriso

Una notizia da accogliere con il sorriso ed uno spirito di positività, nella speranza che il trend possa confermarsi anche nei mesi e negli anni a venire. Nonostante sappiamo perfettamente che per tanti anni ancora questo territorio pagherà un dazio altissimo in termini sanitari per quanto riguarda malattie e decessi, a causa di un inquinamento ambientale di vastissime proporzioni collezionato negli ultimi decenni a causa della grande industria e non solo.

Nonostante più di qualcuno voglia far credere che oggi la situazione sia la stessa ante 2012 in termini emissivi, cosa che è confutata in toto dai dati delle centraline ARPA e da diverse relazioni di ISPRA e ministero dell’Ambiente diffuse negli ultimi anni. E soprattutto nonostante in tanti, in silenzio, sperino che i dati possano essere invece i più drammatici possibile per alimentare le loro teorie e continuare ad avere così una visibilità soltanto sognata sino a pochi anni fa, lucrando sull’infinito dolore delle persone che si ammalano e dei parenti che sono costretti a piangere i propri cari per il resto della vita. Stesso atteggiamento si è avuto in questa pandemia quando in molti, sempre in silenzio, hanno sperato che l’ex Ilva, ad esempio, si trasfromasse in un enorme focolaio. Eventualità sino ad oggi, per fortuna evitata. Un atteggiamento folle e deprecabile che si commenta da solo.

Come detto, quindi, nessun facile entusiasmo. Ma la speranza che si possa proseguire su questa strada. Anche perché i danni del passato lontano e recente, sono dimostrati dall’alta incidenza che ancora oggi e chissà per quanti altri anni ancora, viene riscontrata nel SIN di Taranto per eccessi rispetto al dato regionale di mortalità per alcune patologie oncologiche (tutti i tumori, tumore della pleura, tumore del polmone; tumore del fegato nelle donne; tumore dello stomaco, del pancreas, laringe e del sistema emolinfopoietico negli uomini), per le patologie cardiovascolari e per le patologie respiratorie. Stessa cosa dicasi per i dati di dati di ospedalizzazione, ovvero i ricoveri, eccetto che per le malattie del SNC e per le malattie dell’apparato respiratorio tra le donne. Così come ancora oggi I dati di incidenza tumorale mostrano un incremento di rischio nel SIN rispetto alla provincia per tutti i tumori. 

Il rapporto di ISTAT e ISS

Il rapporto “Impatto dell’epidemia Covid-19 sulla mortalità totale della popolazione residente primo trimestre 2020” è stato prodotto congiuntamente dall’Istituto nazionale di statistica (Istat) e dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss).

L’obiettivo del rapporto è quello di fornire una lettura integrata dei dati epidemiologici di diffusione dell’epidemia di Covid-19 e dei dati di mortalità totale acquisiti e validati da Istat. I principali risultati sono presentati a livello provinciale e per aggregazioni di province, sia per criteri di natura amministrativa (regioni, ripartizioni) sia sulla base del grado di diffusione dell’epidemia Covid-19 nelle province stesse, rispetto a tre classi individuate.

I dati di mortalità totale commentati si riferiscono al primo trimestre consolidato 2020 e riguardano 6.866 comuni (87 % dei 7.904 complessivi). Si tratta della prima volta che l’Istat diffonde questa informazione riferita a un numero così consistente di comuni. Ciò è stato possibile grazie all’integrazione della fonte anagrafica (ANPR e comuni) con i dati dell’Anagrafe tributaria. L’ampia base dati, relativa all’86% della popolazione residente in Italia, consente di valutare gli effetti dell’impatto della diffusione di Covid-19 sulla mortalità totale per genere ed età nel periodo iniziale e di più rapida diffusione del contagio: marzo 2020.

Leggi lo studio:

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