Questa domenica ospitiamo sulle nostre pagine Fabrizio Manzulli, già assessore al turismo e allo sviluppo economico con Rinaldo Melucci e oggi fra i leader di “Taranto Crea”, formazione politica nata nello scorso novembre e che si presenterà alle prossime amministrative a sostegno della ricandidatura di Melucci alla guida del Comune di Taranto.

Cos’è “Taranto Crea”?

«Nasce un po’ dall’esperienza da tecnico che ho avuto nei quattordici mesi in cui ho fatto l’assessore, e anche un po’ dal mio rientro a Taranto, che è la mia città; qui sono nato e cresciuto, ho vissuto le prime esperienze. Rientrando alla mia età, a cinquant’anni, vivendo questa esperienza amministrativa, la prima cosa che balzava agli occhi era questa enorme conflittualità nel sistema politico locale e anche le difficoltà di interlocuzione con tanti gruppi politici (questo lo dico trasversalmente parlando). Ho sentito, anche perché il mio desiderio è quello di restituire alla mia città quello che mi ha permesso di diventare nel corso degli anni, un po’ di normalità, un po’ di senso a tutto quello che si stava cercando di fare. Personalmente ho visto in Rinaldo Melucci un uomo che ha una visione, ha delle idee abbastanza chiare, ha un progetto, ha una voglia e una volontà di portare la città agli standard europei. Mi ha colpito anche il grande lavoro fatto per far uscire dal dissesto la città, per recuperare la credibilità dell’amministrazione locale ai tavoli dei ministeri, a Bruxelles. Tutte le volte che siamo andati mi sono reso conto di come questo fosse cambiato nei confronti della nostra città. Questo mi ha spinto poi, insieme ad alcuni miei amici, a desiderare di creare una piattaforma all’interno della quale si inserissero cittadini che avessero voglia di impegnarsi per un progetto più ampio, più sistemico, ma anche altri gruppi politici, perché bisogna superare le conflittualità partendo da quello che è un denominatore comune, cioè una visione chiara, progettuale, su quello che deve essere Taranto già nel presente e non soltanto nel futuro, perché ha bisogno di recuperare un gap temporale importante rispetto ad altri territori anche della stessa regione, che magari sono partiti un po’ prima di noi. Abbiamo cercato di farlo creando un mix, all’interno dell’associazione Taranto Crea, tra comitato tecnico-scientifico, quindi ragazzi e ragazze professionisti con competenze che non saranno candidati ma che ci stanno dando una grossa mano, e tanti candidati giovani e meno giovani, qualcuno con un minimo di esperienza politica che possa guidarci in questo mondo enorme, fatto di mille sfaccettature che per noi è del tutto nuovo. Devo dire che stiamo avendo una buona percezione, perché probabilmente anche i cittadini stanno apprezzando un modo diverso, più coeso, di affrontare le problematiche, attraverso la discussione, gli incontri con i portatori di interesse del territorio sotto tutti i profili, dal sociale alla diversificazione economica, all’integrazione tra una città che negli ultimi sessant’anni ha vissuto di industrializzazione selvaggia, ancorata a schemi del passato, e che deve inevitabilmente modernizzarsi, andare verso una sostenibilità, con quelle che sono le altre attività necessarie allo sviluppo del territorio, in primis di carattere culturale, rivolgendoci prevalentemente ai giovani. Questo è stato un mio cruccio, durante i quattordici mesi di assessorato, e ho spinto tanto per recuperare fondi per la creazione di campus per ricercatori universitari, per dare più strutture per la formazione, sulla scia anche di quello che Draghi ha detto nel suo discorso di insediamento, far crescere gli ITS. Infatti, ho voluto fortemente che anche l’ITS Turismo avesse una sede a Taranto e, devo dire, con grande soddisfazione, perché oggi l’ITS Turismo è diventato un vero e proprio polo di eccellenza formativa per i ragazzi che partecipano ai corsi, che otto su dieci trovano un’occupazione immediata nel primo anno successivo al corso. Così anche gli incubatori di startup, la sinergia con Sergio Prete e l’Autorità Portuale. Questi sono stati piccoli elementi che ancora non sono sufficienti a dare quel vero cambio di passo, ma sono comunque un inizio per creare un sistema. Quello che riteniamo necessario, come Taranto Crea, è che Taranto possa cominciare a costruire una nuova classe dirigente a tutti i livelli, non parlo soltanto di amministrazione e di politica. Ritengo che questo sia necessario anche all’interno delle associazioni datoriali, delle camere del lavoro. La nostra generazione, quella dei quarantenni-cinquantenni, ha il compito di traghettare il futuro di questa città e questo ci è stato sempre precluso sotto tutti i punti di vista. È importante, invece, che cominciamo con senso civico ad impegnarci in questo senso per costruire le basi per i ventenni di oggi, che devono poi portare avanti un lavoro di creazione di una nuova citta. Come diceva anche il senatore Turco, che condivido, quando parlava di alzare il livello di competenze; ritengo che sia ormai inevitabile. Spesso, quando parlo con gli amici, faccio un esempio: io ho vissuto nel mio lavoro un’esperienza dalla fine degli anni ‘90 fino ai primi anni 2000 come direttore marketing di una squadra di calcio di serie A, oltre che nella Lega pallavolo serie A maschile a Bologna; anche lì c’era un momento di grande cambiamento dalla forma associazionistica all’spa ed era necessario che ci fosse un’alta formazione per creare dei manager sportivi. Ecco, io credo che oggi in politica (soprattutto a livello locale, perché è sempre dalle città, quindi dal basso, che deve partire questo cambiamento, per arrivare poi anche a progetti nazionali) ci sia bisogno di andare un po’ oltre il concetto di “quanti voti porti, ti do quella poltrona”. Non può andare bene così. Da imprenditore non affiderei mai le chiavi, passatemi il termine, a mio cugino perché ha bisogno di lavorare; cercherei il miglior manager possibile e non capisco perché questo non debba valere anche nell’amministrare una città. L’auspicio è quello, un po’ alla volta, di cominciare quantomeno ad avviare un cambiamento di questo tipo. È con questa filosofia che nasce Taranto Crea. Abbiamo redatto un manifesto di dieci punti molto chiaro, che è stato il primo elemento di condivisione anche con gli altri gruppi politici che hanno voluto aderire. Questa è un’altra grande novità, quella di inserire sotto un unico brand, sotto un unico cappello, anche alcuni elementi come quelli di Sinistra Italiana e come i ragazzi di “Una strada diversa”, con cui abbiamo condiviso questo tipo di progettualità. È su questa strada che vogliamo continuare. Poi io non so quale sia il risultato che saremo capaci di portare, ma anche se dovessimo riuscire a convincere un po’ di persone che questa è la visione di una strada di crescita per la nostra città noi saremo comunque contenti».

In questo primo scorcio di campagna elettorale si è parlato molto di collocazione politica, di post-ideologico, di candidati di destra che si trovano nella coalizione di centrosinistra e di candidati di centrosinistra che si trovano alleati col centrodestra. Fabrizio Manzulli, personalmente, dove si colloca da un punto di vista politico?

«Io mi colloco sicuramente negli ideali del centrosinistra, perché la mia storia e la mia vita mi hanno portato più a condividere certe visioni e certi valori. Sicuramente non sono del tutto negativo rispetto ai valori dell’altra parte, credo che ci siano tante cose buone anche lì. Credo che, però, viviamo un momento storico in cui le ideologie hanno un peso minore e dobbiamo imparare un po’ tutti (cittadini, elettori, attivisti, politici) a dare valore anche alle competenze. Stimo diverse persone anche dell’altra parte e questo credo che sia normale. Ritengo che le persone perbene che hanno un denominatore comune debbano superare a volte certi ostacoli e cominciare a lavorare per il territorio, il bene comune e le persone, soprattutto per lo sviluppo e la diversificazione anche produttiva, perché la nostra terra ne ha davvero tanto bisogno».

Si è parlato prima di alta formazione. Su queste pagine abbiamo dato molto spesso attenzione alla questione universitaria, incluso il progetto (che adesso pare arenato) di istituire un’Università di Taranto [leggi qui le nostre interviste sul tema]. Qual è la posizione di Taranto Crea e della coalizione sugli insediamenti universitari?

«Innanzitutto il progetto non si è arenato, ma richiede ovviamente delle tempistiche che non sono brevissime, perché chiaramente la creazione di un’indipendenza universitaria passa attraverso una serie di procedimenti, di incontri, di colloqui, perché è chiaro che chi già oggi possiede l’università come Lecce e Bari cerca di prendere determinate posizioni».

E richiede anche uno specifico decreto legislativo che in questo momento non sembra in cima all’agenda del governo che è in altre faccende affaccendato.

«Usciamo da una pandemia devastante (che comunque vedo sempre come un’opportunità). Purtroppo, non abbiamo avuto neanche un attimo di respiro che ci troviamo immersi in una guerra che l’Europa non si aspettava, quindi capisco anche questo. Su questo, però, la certezza che posso dare è che, come amministrazione, abbiamo lavorato tantissimo per questo e a prescindere dall’iter. Ne sono un esempio l’aver chiuso le intese con il Politecnico con lo spostamento delle sedi nei due palazzi storici che stiamo recuperando nel centro storico della Città Vecchia (leggi qui), i vari progetti fatti sui bandi europei insieme al Politecnico per il campus per i ricercatori universitari. Io il 12 novembre ho chiuso la prima fase di un avviso della coesione territoriale in cui oltre 300 città italiane sono state esclusa e Taranto è arrivata terza, che è quello del blue campus dove c’è l’ex 65esimo dell’Aeronautica. Lì, sperando che il commissario porti avanti la seconda call del ministero, vorremmo realizzare un vero e proprio campus per i ricercatori universitari di tutto il mondo, dedicato alla blue economy e al biotech, quindi anche alla biomedicina. A Taranto ho scoperto delle eccellenze incredibili anche sulla biomedicina, delle quali onestamente non ero a conoscenza, le ho scoperte in questi due anni in cui mi sono trasferito a Taranto definitivamente. Bisogna insistere su questo. L’università è ovviamente una priorità per noi, anche perché Taranto ha un’età media molto elevata e quindi bisogna fare in modo di creare delle opportunità e degli spazi per i giovani che non siano solo di aggregazione, ma diventino dei veri e propri spazi di formazione culturale che possano consentire un interscambio. Nel mio piccolo (avendo avuto davvero poco tempo nel mio ruolo, perché io ho fatto l’assessore per quattordici mesi, poi la politica ha preferito defenestrare alcuni tecnici), ho cercato di portare con delle iniziative altri paesi del mondo a Taranto. La BTM [Business Tourism Management, ndr] che arriverà ha esattamente questo fine, cioè portare a Taranto esperti, know-how, esperienze, tour operator, perché la narrazione deve essere fatta sul territorio, non fuori dal territorio. Dobbiamo essere in grado di attrarre da questo punto di vista, per far conoscere quello che è in realtà Taranto e non la narrazione che viene fatta del tutto distorta. Taranto è una città con 2800 anni di storia e purtroppo siamo vessati dal racconto degli ultimi sessant’anni; ha delle bellezze che sono ineguagliabili, delle unicità davvero straordinarie. Dobbiamo fare questo tipo di lavoro, anche nei piccoli progetti. Quando a settembre abbiamo ospitato il progetto “Cinemadamare” di Franco Ricci, sono arrivati una sessantina di ragazzi provenienti da ogni parte del mondo, che hanno vissuto nelle case dei residenti della città vecchia grazie al supporto di don Emanuele Ferro, e hanno dato un grande livello di relazione anche con i ragazzi della Città Vecchia. Noi abbiamo talmente tanti giovani che poi vanno via, che hanno bisogno di comprendere che la vita offre diverse opportunità, che non necessariamente dobbiamo essere schiavi delle monoculture. Non è giusto che i ragazzi pensino che l’unico loro destino sia andare a pulire le cozze sul Mar Piccolo o andare a trovare un posto in acciaieria. Dobbiamo anche far comprendere alcuni processi che, purtroppo, per motivi economici e culturali, spesso sono negati ai nostri giovani. dobbiamo lavorare tanto da questo punto di vista».

Citava prima la vicenda di quel rimpasto di giunta di ottobre [leggi qui], poco prima della caduta del Consiglio Comunale. Quella vicenda arrivò anche a valle di alcune polemiche e accuse di conflitto di interessi da parte di alcuni consiglieri d’opposizione [leggi qui]. Siccome è un tema che periodicamente ritorna nella campagna elettorale, qual è la sua risposta a queste accuse di conflitto di interessi che l’hanno riguardata anche personalmente?

«Sono polemiche che partono dal nulla, in realtà, perché siamo abituati a non fare nulla di illegale, nulla di sbagliato. Lei parla dei famosi contributi per gli eventi culturali. Sono strumentalizzazioni pure, anche perché il regolamento dei contributi è molto chiaro, il mio collega Marti aveva fatto un regolamento che è molto chiaro. I contributi non vengono erogati a pioggia, avvengono sulla base di una rendicontazione dopo aver effettuato gli eventi. Gli eventi che non vengono organizzati non vengono rendicontati, è molto semplice. D’altronde, credo che abbiamo dimostrato in maniera molto trasparente anche su tutti gli altri bandi di affidamenti pubblici che abbiamo utilizzato gli stessi schemi dei bandi europei, da quello non si sfugge. D’altronde i risultati si vedono, perché come al solito questo tipo di polemiche non portano a nulla. Se ci fosse qualcosa, la magistratura avrebbe fatto il suo corso. Diciamo che a Taranto sono molto abituati a innescare polemiche, mi sembra un po’ come la volpe che non arriva all’uva e dice che è acerba. Torniamo al motivo per cui nasce Taranto Crea, quello di creare invece sistema e sinergia perché la dimostrazione, in tanti progetti che abbiamo portato avanti, l’abbiamo data, che quando si fa sistema e sinergia arrivano i risultati per tutti. Io credo che i prossimi anni per il nostro territorio siano anni unici e storici. Da cittadino, e anche da professionista del mio settore lavorativo, non vorrei guardarmi indietro e dire che non ci ho provato, perché è un momento talmente storico per l’Europa intera e per la nostra città. Viviamo una vera e propria quarta rivoluzione industriale e la pandemia ha accelerato questi cambiamenti. Taranto non può perdere questa ennesima opportunità, quindi bisogna tornare a livelli di serietà e abbandonare queste sterili polemiche stupide basate sul nulla».

Quali saranno i punti cardine del vostro programma elettorale?

«Gli assi fondamentali sono la prosecuzione, l’implementazione e la correzione di alcune deviazioni del piano strategico Ecosistema Taranto, che è un piano già discusso, elaborato, presentato, approvato, a livelli sia nazionali che europei. Mi permetta una deviazione. Spesso mi viene da sorridere quando leggo commenti sui social del tipo: “Con le tasse dei cittadini…”. Per sfizio mi sono tolto una curiosità; sono andato a vedere, di quelli che scrivono così, se poi sono dei contribuenti veri o falsi. Molto spesso, nella maggior parte dei casi, non esistono come contribuenti. Oggi, per fare quello che serve a Taranto, c’è bisogno di una sinergia incredibile con tutte le altre istituzioni. Bisogna intercettare fondi, ne abbiamo intercettati veramente tanti in questi anni, che richiedono un iter burocratico anche complesso, per poi arrivare alla realizzazione dei progetti. Sono fondi vincolati, fondi che vengono spesso intercettati sulla base di progetti specifici di cui la città ha bisogno. I punti cardine restano quelli: la diversificazione economica, lo sviluppo del turismo, la formazione, gli aspetti sociali, perché Taranto è una città che ha tante carenze da un punto di vista sociale. C’è la definizione dei nuovi piani. Siamo stati la prima amministrazione ad aver approvato un PEBA, un piano per l’abbattimento delle barriere architettoniche, un nuovo PUMS, un piano sulla mobilità. Io ho trovato nel mio assessorato anche roba vecchia di vent’anni, il piano strategico del turismo non veniva aggiornato da vent’anni. Ci siamo messi al lavoro e non lo fai in un batter d’occhio, è un lavoro certosino che devi fare anche cercando di avere una visione di quello che sarà il futuro, perché non ti puoi basare solo sul presente in un piano strategico. Anche il piano per quanto riguarda le affissioni pubblicitarie, che a Taranto spesso sono selvagge. Il piano delle coste era abbandonato lì e purtroppo ha un iter lungo, perché richiede una serie di discussioni con la Regione, con gli operatori del settore, ma quantomeno è stato dato un avvio e sta seguendo il suo iter. Adesso siamo davvero alle battute finali prima di passarlo alla Regione, poi dalla Regione deve ritornare in Consiglio Comunale, ma su quello si è definita una nuova maglia produttiva. Quello che manca è ancora una maggiore sinergia anche con altre istituzioni come la Provincia, che a un certo punto è completamente scomparsa; anche con la Prefettura, perché è necessario interagire anche per quanto riguarda le bonifiche di cui la nostra città ha tanto bisogno. Ritorno sempre a quello che è il fine e lo scopo di Taranto Crea, cioè quello di cercare di mettere insieme le persone non sulla base delle urla e delle proteste, non con la pancia ma utilizzando un po’ di più la testa, su quelle che sono davvero le progettualità e i programmi da condividere».

Domanda che stiamo proponendo a tutti coloro che hanno avuto un ruolo nella passata amministrazione: c’è un errore che non ripeterebbe?

«Sì, c’è un errore che non ripeterei: quello di immaginare di essere più forti e veloci della burocrazia. Una cosa che mi ha colpito del lavoro fatto da Rinaldo Melucci e dal suo staff, che io ho in parte ereditato, perché sono arrivato un po’ più tardi, è che nel piano strategico non si è trascurato nulla. C’è una forte attenzione alle periferie, c’è una forte attenzione alla diversificazione economica, c’è una forte attenzione all’innovazione, c’è una forte attenzione all’ambiente, c’è una forte attenzione alla mobilità. Con un errore da parte nostra, probabilmente perché l’inesperienza politica ha portato anche a questo: pensare di poter essere rapidi nel raggiungimento dell’obiettivo soprattutto in alcuni aspetti. Le faccio un esempio per comprendere meglio quello che voglio dire: mi sono occupato personalmente dell’installazione dei bagni pubblici automatici, perché mi sembrava veramente un’indecenza che a Taranto un disabile non potesse accedere a un bagno pubblico, visto che erano tutti sotterranei, con scale. Per avere l’autorizzazione da parte della Sovrintendenza per mettere quei bagni pubblici ci ho messo undici mesi. È veramente una cosa indecente. Se questa piccolissima cosa la ribaltiamo su tutti i lavori di rigenerazione urbana, ci si rende conto di quanto diventa complesso. Quando davanti trovi i burocrati… ecco, mi correggo, il problema non è la burocrazia. La burocrazia è una cosa giusta, perché tutela dalla corruzione, consente una maggiore attenzione alle cose che si fanno e permette una condivisione rispetto alle idee e ai progetti. Il problema è quando trovi davanti burocrati, che sembrano quasi godere del poterti bloccare un qualcosa perché magari una virgola è messa due battute prima anziché due battute dopo. Bisogna anche combattere con un sistema un po’ distorto. Poi chiaramente il nostro modo di lavorare era un po’ diverso da quello che accadeva in passato con le precedenti amminstrazioni e lei sa bene che il personale era comunque poco, considerando il dissesto. Infatti, abbiamo anche cercato di avviare rapidamente un primo concorso per l’assunzione dei tecnici del Comune, che è andato anche molto bene devo dire. Sono arrivate delle professionalità veramente di livello alto, dei ragazzi e delle ragazze che sono davvero bravi. Anche quello ha determinato spesso una lentezza nell’azione operativa, perché il personale era poco, poco preparato, quindi c’era da fare un lavoro sia all’esterno, in città, ma anche all’interno. Stesso problema, per esempio, con la Polizia Locale. Taranto dovrebbe avere almeno 350 agenti operanti, considerando l’estensione del territorio e la popolazione. Purtroppo, ci troviamo, sempre a causa del dissesto, con 130 unità di cui oltre la metà in età di pensionamento, quindi anche un controllo del territorio diventa complesso per chiunque. Anche per quello si è spinto perché la direzione facesse un concorso per l’assunzione dei nuovi vigili urbani. Ci sono tante criticità che derivano dal passato, in particolar modo dalla situazione gravosa del dissesto. Come per qualsiasi azienda, anche qualsiasi amministrazione chiaramente si trova in difficoltà. Infatti, la prima operazione da fare per poter dare le gambe per camminare in autonomia al Comune di Taranto era quella di uscire dal dissesto. Io spesso, quando accusano Rinaldo Melucci di essere chiuso nel palazzo, non riesco a sostenere questa accusa, perché il primo lavoro da fare era proprio quello di fermarsi nel palazzo e sistemare questo aspetto, così come poi era necessario definire un piano strategico organico, corposo e che fosse a dieci anni. Anche questo è un aspetto che ci differenza dalla politica tradizionale. Solitamente un politico fa un progetto a cinque anni, perché quella è la sua visione, ma Taranto non ha più bisogno di pezze a colore. Taranto ha bisogno davvero di un cambiamento epocale da questo punto di vista, quindi saremmo stati scorretti nei confronti del territorio a immaginare interventi a cinque anni. Certo, la buca va coperta, ma non basta quello. Devi pianificare anche il rifacimento della strada, della piazza, attraverso progetti anche di social housing, perché oggi non basta più fare la strada e i marciapiedi, ma devi anche immaginare come deve essere poi utilizzata da chi la frequenta, devi favorire l’interazione e l’incontro tra le persone. Quindi anche su questo bisogna cercare di avere una visione un po’ più alta».

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