La ripartenza dell’altoforno 4 del siderugico di Taranto, ha causato un aumento significativo delle concentrazioni degli inquinanti gassosi, in particolare biossido di zolfo (SO2) e benzene (C6H6), nel rione Tamburi di Taranto rilevato dalla centralina situata in via Machiavelli. E’ quanto documenta ARPA Puglia in una relazione inviata il 24 marzo scorso all’ISPRA, al Comune e all’ASL di Taranto, e per conoscenza al Ministero della Transizione Ecologia (MiTE), alla Regione Puglia, alla Provincia e alla Prefettura di Taranto ed al comando provinciale dei Vigili del Fuoco.

La centralina di via Machiavelli danneggiata

Una rilevazione, quella effettuata nei giorni 23 e 24 marzo, che però ha rischiato di essere ‘mancata‘, visto che la stessa centralina situata in via Machiavelli, nella tarda serata dello scorso 19 marzo, è stata oggetto di pesanti atti vandalici, con danni ingenti anche alle porte di accesso dei cabinati. Evento che ha reso indisponibili i dati delle giornate del 20 e 21 marzo 2022. La cabina è stata ripristinata in tempi brevi in quanto fortunatamente non vi sono stati registrati danni alla strumentazione di monitoraggio della qualità dell’aria e dalla mattina del 20 marzo gli analizzatori hanno ripreso regolarmente ad acquisire dati dagli strumenti e a trasmetterli ad Arpa.

Il che ha permesso di rilevare agli uffici dell’Agenzia competenti, che effettuano l’analisi dei dati rilevati dalle reti di qualità dell’aria presenti nel comune di Taranto e dei dati rilevati dai sistemi di monitoraggio in continuo delle emissioni convogliate degli stabilimenti industriali di Taranto (la Rete Regionale di Monitoraggio della Qualità dell’Aria1 che monitora i parametri benzene, PM10, PM2.5, IPA tot., idrogeno solforato (H2S), SO2, ozono, NO2 e CO), alcune anomalie a partire dalle ore 18 del giorno 22/03/2022. Momento a partire dal quale è stato registrato un incremento delle concentrazioni dell’inquinante SO2 sia nelle stazioni della Rete Regionale QA poste sottovento alla zona industriale ubicate nel quartiere Tamburi che nella stazione della Rete di Monitoraggio dello stabilimento ex Ilva, denominata Meteo-Parchi.

Gli eventi emissivi registrati: il picco di SO2 e del benzene

In particolare, è stato registrato un superamento del valore limite medio orario di biossido di zolfo (SO2) alle ore 19 del 22 marzo presso la stazione di via Machiavelli, sita nel quartiere Tamburi con valore pari a 910 m g/m3 e, contemporaneamente, un valore massimo orario presso la cabina della rete Acciaierie d’Italia denominata Meteo Parchi con valore pari a 517 m g/m3. Il valore di SO2 osservato è elevato e maggiore rispetto al valore previsto quale soglia di allarme (500 mg/m3) che deve però essere mediato su un periodo di 3 ore. La condizione del superamento di tale limite di norma non si è verificata.

Nella medesima fascia oraria, ovvero tra le ore 18 e le ore 20 del 22/0/2022, l’Agenzia ha osservato anche variazioni nei trend delle concentrazioni di SO2 rilevate dai sistemi DOAS delle stazioni denominate MeteoParchi con incrementi sino a valori di 472 mg/m3 presso la postazione DOAS2-AOR [ore 18:00] e di 503 mg/m3 presso la postazione DOAS2-OR [ore 18:00]). Nell’ora successiva a quella in cui si è registrato il picco di SO2 in via Machiavelli e Meteo Parchi, cioè alle ore 20, si è osservato un aumento di SO2 anche a Talsano, pur se con un valore più basso, pari a 34 mg/m3 .

I venti prevalenti registrati nella stazione fissa denominata “San Vito” provenivano da NO e con VV compresa tra 6 e 8 m/s. Dal SAF era stata trasmessa una comunicazione di revoca dell’evento Wind Day per il 22/03 u.s.; poi le condizioni si sono però verificate, si è cioè verificato effettivamente il WD che si può classificare come falso negativo.

Nei giorni seguenti, il 23 e 24 marzo la concentrazione di SO2 si è mantenuta elevata rispetto ai normali trend pur senza registrare altri superamenti dei limiti normativi. Infatti, nelle giornate del 23 e 24 marzo la concentrazione di SO2 di Via Machiavelli ha rilevato valori massimi orari registrati sempre alla stessa ora (ore 8.00), rispettivamente pari a 40 e 165 mg/m3).

Nelle stesse giornate del 23 e 24 marzo anche nella stazione interna denominata Meteo Parchi della rete ADI si sono registrate le concentrazioni massime orarie di SO2, sempre alla stessa ora (alle ore 8.00), rispettivamente pari a 65 e 222 mg/m3. Anche lungo i due percorsi della postazione DOAS2 Meteo Parchi hanno rilevato apprezzabili aumenti delle concentrazioni orarie. Con il 23 marzo classificato anch’esso come Wind Day.

Per quanto riguarda gli altri inquinanti, il dato più importante e preoccupante riguarda quello registrato dal 23/03 si è osservato un aumento delle concentrazioni di benzene; in particolare, dalla notte tra il 22 e il 23/03 si sono registrati incrementi evidenti e molto correlati di benzene nei siti QA di Meteo Parchi (interna), e in quelle esterne di Tamburi-Via Orsini e Tamburi-Via Machiavelli. In tutti i siti esterni il valore medio giornaliero non ha superato i 5 mg/m3 e si rammenta che per il benzene il valore limite è mediato sull’anno secondo il D.Lgs. n.155/10.

Ricordiamo che il benzene è una sostanza cancerogena, classificato dallo IARC nel gruppo 1, cioè tra le sostanze per le quali esiste un’evidenza accertata di induzione di tumori nell’uomo. Può essere facilmente assorbito per inalazione, contatto cutaneo o ingestione.

Non sono, in ogni caso, stati rilevati superamenti dei limiti previsti dal D.Lgs. n.155/2010 per gli altri inquinanti diversi da SO2 monitorati dalla RRQA nelle giornate oggetto di analisi. Anche se sono in corso ulteriori approfondimenti e valutazioni dei dati.

Analisi dati dei Sistemi di Monitoraggio in Continuo delle Emissioni (SME)

E’ stato effettuato un primo esame da parte Centro Regionale Aria, Struttura Emissioni Convogliate, sui dati rilevati Sistemi di Monitoraggio in continuo alle Emissioni (SME) installati presso lo stabilimento Acciaierie d’Italia e, in particolare, di quelli afferenti agli Altoforni e agli impianti di cokefazione.

Al riguardo, è emerso che lo SME istallato al camino E428 (cokefazione) ha misurato alla prima ora del giorno 22/03 una concentrazione di SO2 di 414,94 mg/Nm3 superiore rispetto al valore di riferimento di 375 mg/Nm3.

Inoltre, con nota Dir 182/2022 (registrata al Protocollo n. 19563 del 21/03/2022), Acciaierie d’Italia ha comunicato che, a partire dalla data del 21/03, avrebbe avviato le attività di ripristino delle condizioni operative dell’Altoforno 4 e che nel periodo di transitorio di riavviamento del suddetto Altoforno si sarebbero potute verificare emissioni transitorie monitorate con SME.

Inoltre, con nota Dir 190/2022 (registrata al Protocollo n. 20162 del 23/03/2022), l’azienda ha comunicato che alla prima ora del 22/03, si era registrato un valore orario al camino E428 di concentrazione di SO2 pari a 414,94 mg/Nm3 , superiore rispetto al valore di riferimento di 375 mg/Nm3; mentre con la nota Dir 191/2022 (registrata al Protocollo n. 20526 del 24/03/2022) ha comunicato che in data 24/03, per attività di manutenzione gas coke, si sarebbe reso necessario procedere allo spurgo di un tratto di tubazione per permettere l’esecuzione dei lavori in sicurezza.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/07/03/fumo-nero-afo4-arpa-nessun-superamento2/)

Le conclusioni della relazione di ARPA Puglia

Come noto, per il parametro SO2, il D.Lgs. n.155/2010 prevede che il valore limite orario in aria ambiente e in siti esterni alle aree industriali, pari a 350 mg/m3, non deve essere superato per più di 24 volte nell’anno; il valore limite giornaliero è pari a 125 mg/m3.

Il 22/03/2022, alle ore 19 è stato registrato un valore di concentrazione media oraria di SO2 pari a 910 m g/m3, condizione costituisce un superamento del limite orario, sebbene non determini un superamento del limite giornaliero e nemmeno della soglia di allarme di 500 m g/m3 per 3 ore consecutive.

In considerazione di tutto quanto sopra detto, ARPA ha ritenuto di dover trasmettere comunicazione ad ISPRA, quale Autorità di Controllo, rappresentando la necessità che siano effettuati approfondimenti in merito agli eventi occorsi, alle relative modalità di gestione, ed alla gestione dei sistemi di monitoraggio delle emissioni, rappresentando la completa disponibilità dell’Agenzia a fornire supporto tecnico nelle forme e modalità che la stessa ISPRA riterrà opportune.

Una prossima ispezione di ISPRA era già stata calendarizzata a partire da martedì 29 marzo. Resta il fatto che qualcosa non ha funzionato, è sin troppo evidente, visto che sino almeno al 2019, in presenza di eventi simili all’interno del siderurgico, non si sono mai registrati picchi simili.

Le nostre conclusioni

Tutto ciò detto, è assolutamente d’obbligo fare determinate precisazioni per cercare, probabilmente invano, di fare sempre corretta informazione, cosa oramai sempre più diffiicile a Taranto e non solo, specie in materia di inquinamento ambientale.

Innanzitutto, ricordiamo che ARPA Puglia ha il compito di monitorare, vigliare e segnalare tutte le anomalie che le centraline registrano. Di più non può fare, specie poi se, come avviene oramai quasi sempre, i valori limite dei vari inquinanti stabiliti dalla legge (che siano giornalieri e orari, o mensili o annuali) non vengono superati. Ciò però dimostra, inconfutabilimente, un qualcosa di fondamentale che si sa da sempre ma che ancora oggi più di qualcuno continua a mettere in dubbio: ovvero che le centraline di ARPA sono del tutto attendibili e sono tarate per l’inquinamento industriale e non per il traffico veicolare, se non un paio, come qualcuno continua a sostenere. E che il ruolo delle centraline e dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale è centrale nel monitoraggio dell’inquinamento ambientale del SIN di Taranto. Del resto, la Procura di Taranto nel processo Ambiente Svenduto sulla gestione dell’ex Ilva da parte del gruppo Riva, proprio sui dati delle centraline ARPA ha costruito uno dei pilastri per sostenere la tesi del disastro ambientale.

Secondo: non è affatto vero che la ripartenza dell’altoforno 4 sia la diretta conseguenza delle ultime azioni e decisioni del governo Draghi in merito alla gestione della vicenda Ilva. La ripartenza dell’impianto era ampiamente programmata ben prima dello scoppio della guerra in Ucraina e delle conseguenze che quest’ultima ha prodotto nel settore dell’acciaio europeo. L’impianto in questione lo scorso anno era stato fermato per interventi pari a 70 milioni di euro, per poi essere nuovamente bloccato lo scorso 1 dicembre a a causa di importanti lesioni al crogiolo: per uno ‘scherzo’ del destino, l’azienda aveva informato nella scorse settimane i sindacati che lo stesso sarebbe ripartito il 24 febbraio, giorno dell’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo. E al di là di ogni demagogia e complottismo, il lettore può tranquillamente dedurre da solo da che parte stia la verità.

Ultimo, ma non per importanza, siamo ancora una volta costretti a smentire quanto stiamo leggendo nelle ultime ore su alcuni siti di quotidiani naizonali e locali, nonché sui social.

Non è affatto vero che la Valutazione del Danno Sanitario redatta dalla ASL di Taranto, all’interno del procedimento di riesame dell’AIA per l’ex Ilva, dichiari che anche con tutte le prescrizioni attuate del Piano Ambientale, il rischio sanitario minimo per la popolazione tarantina sia inaccettabile in uno scenario produttivo pari a 6 milioni di tonnellate all’anno.

Questo perché quello studio, che pubblicammo in anteprima lo scorso luglio, esprime una valutazione del danno sanitario “ante operam”. Ciò significa che lo studio è stato realizzato tenendo conto della copertura dei parchi, di una copertura dei nastri pari al 65% e della non copertura delle torri. Dunque di uno stadio intermedio, ad essere larghi, dei vari interventi previsti ed ancora in corso. Questo aspetto è fondamentale perché non venendo specificato da chi diffonde i risultati della relazione in questione, lascia credere nel lettore o nel cittadino che tale studio si riferisca ad una valutazione sulle emissioni a prescrizione tutte attuate: questo si potrà invece effettuare solo con il post operam, ovvero al completamento di tutte le prescrizioni.

E’ per questo motivo che quella Valutazione in conclusione evidenzia un rischio minimo sanitario non accettabile, in quanto è tarato su un Piano Ambientale non del tutto attuato. Questo, ovviamente, non vuole automaticamente significare che il Piano attuato non superi lo stesso il rischio minimo: ma una tale valutazione potrà essere effettuata soltanto a valle dell’attuazione delle prescrizioni del piano stesso (nonostante gli autori dello studio si sono mostrati fiduciosi sulla possibilità che a Piano attuato il rischio minimo non accettabile decada).

Il tutto nella speranza che la procedura di Riesame dell’AIA, attualmente ancora in corso con continue riunioni e interlocuzioni tra i vari enti impegnati (dall’Asl di Taranto ad ARPA Puglia, passando per l’ISPRA, il MiTE, il ministero della Salute e la stessa Acciaieria d’Italia) possa giungere a conclusione e mettere dei paletti definitivi sullo scenario emissivo pari a 6 milioni e quello pari a 8 milioni. Per poi prendere, finalmente e sarebbe anche ora, delle decisioni scientificamente inoppugnabili sul futuro produttivo del siderurgico tarantino, a prescindere dalla futura ed inevitabile transizione energetico-produttiva alla quale lo stesso sarà sottoposto. Ad maiora.

(leggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/07/12/la-politica-ascolti-la-scienza-e-segua-la-ragione/)

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