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Tra i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile identificati dalle nazioni unite (Onu), il sesto è legato alla facilitazione dell’accesso all’acqua pulita.

Per garantire questo bene primario, è necessario un servizio idrico capillare ed efficiente. In Italia, le funzioni di programmazione sono esclusivamente di competenza statale ma gli enti locali possono occuparsi delle attività di costruzione e manutenzione dei servizi idrici.

Una rete solida è necessaria per fronteggiare le potenziali situazioni di carenza di acqua, peggiorate dagli effetti dei cambiamenti climatici. È per questo motivo che nel Piano nazionale di ripresa e resilienza un intero capitolo della missione dedicata alla transizione ecologica riguarda la tutela delle risorse idriche.

Di importanza cruciale è la riduzione delle perdite, per le quali all’interno del piano è previsto quasi un milione di euro. Cercare di ridurre le falle della rete idrica evita numerose ripercussioni economiche, sociali e ambientali. Le cause di queste perdite sono molteplici ma le principali sono rappresentate dall’obsolescenza degli impianti, da errori dei contatori nei processi di misurazione e da allacci abusivi al sistema idrico.

Secondo dati Istat del 2020, nei capoluoghi italiani il 36,2% dell’acqua immessa all’interno della rete è andata dispersa. Questo dato è in calo rispetto al 2018 di circa un punto percentuale.

Più di un capoluogo su tre registra perdite superiori al 45%. Tra questi Taranto che registra una perdita del 52% sul totale dei volumi messi in rete al di sopra della media dei capoluoghi del mezzogiorno d’Italia (46,4%). Al centro il valore si assesta al 38% mentre nel nord al 29,4%.

Le situazioni di più ampia criticità (con valori superiori al 65%) sono state registrate a Chieti (71,7%), Latina (70,1%), Belluno (68,1%) e Siracusa (67,6%). Al contrario quelli in cui le dispersioni sulla rete risultano minori sono Como (12,2%), Pavia (11,8%) e Macerata (9,8%). Sono in tutto quindici i capoluoghi che riportano delle perdite inferiori al 20% rispetto al totale presente nella rete idrica.

Considerando questo quadro, gli interventi di manutenzione da parte dei comuni possono avere un ruolo importante per il mantenimento dell’efficienza dei sistemi di approvvigionamento idrico.

*Il dato rappresenta la differenza percentuale tra i volumi immessi nella rete e i volumi erogati per usi autorizzati.

 

 

 

La spesa dei comuni per il servizio idrico integrato

All’interno della nona missione, dedicata allo sviluppo sostenibile e alla tutela del territorio e dell’ambiente, c’è una voce che riguarda il sistema idrico integrato. Al suo interno sono comprese tutte le spese legate alla fornitura di acqua potabile, dai processi di fornitura non industriali ai controlli sulla qualità, oltre alla manutenzione degli impianti.

Inoltre, sono inserite anche tutte le uscite legate agli impianti di smaltimento e trattamento delle acque reflue, incluse le attività di controllo e di raggiungimento degli standard ambientali e sanitari previsti dalla legge.

Analizzando la situazione dell’intera penisola, le amministrazioni locali riportano in media un’uscita di 33,97 euro pro capite. I comuni che spendono mediamente di più sono quelli valdostani (251,19 euro per abitante), bolzanini (241,95) e trentini (140,43).

In Puglia la situazione è la seguente:

Assolutamente irrisoria la spesa pro capite di Taranto per abitante 0,32 centesimi di euro che la relega all’ultimo posto tra i capoluoghi di provincia pugliesi e tra le ultime della sua provincia come evidenziato nei seguenti grafici.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FONTE: testo ed elaborazione dati openpolis – grafici 2-3 (Marco Panico)

Una risposta

  1. La situazione di Taranto è ben nota all’AQP, ma i provvedimenti necessari non vengono presi. La condotta da 100 di via Duomo, per esempio, perde da decenni. La situazione è stata denunziata già dagli anni 80. Ma l’AQP fa solo riparazioni marginali ( mettendo delle toppe alle varie perdite individuate), mentre sarebbe necessario sostituire per intero la condotta. In uno stabile di mia proprietà, nella cui cantina convergono le perdite di via Duomo, abbiamo dovuto installare un’ idrovora che getta a mare 40 metri cubi di acqua potabile al giorno. Finora nessuna Amministrazione è riuscita ad imporre all’AQP di effettuare i lavori necessari.

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