Al termine dell’udienza del 06.04.2022 la Terza Sezione della Corte di Cassazione ha accolto il ricorso degli allora gestori della cosiddetta discarica Vergine e ha annullato, senza rinvio, la sentenza della Corte d’Appello di Lecce “limitatamente all’obbligo di bonifica quale condizione di quanto in sequestro” e ha condannato l’unica parte civile al pagamento delle spese processuali.

In seguito, dal Corriere di Taranto si è appreso che “per gli interventi di bonifica e messa in sicurezza previsti, la Regione Puglia stanziò 7 milioni di euro attraverso una variazione nel bilancio di previsione 2018, più 2,4 milioni di euro che furono messi a disposizione del Comune di Taranto per la messa in sicurezza dell’area”. Tali lavori sono stati affidati alla stessa Lutum srl. Eppure, dalla relazione dei consulenti del Pubblico Ministero, depositata il 22.12.2017, non risulta che “sia stato intrapreso alcun intervento tra quelli previsti dalla legge per la messa in sicurezza di urgenza, né sia stato attivato alcun monitoraggio dell’area e delle falde per la bonifica (e/o messa in sicurezza permanente e/o operativa) del sito in oggetto.” Non solo: “non è stato realizzato alcun progetto, non è stata svolta di fatto alcuna azione idonea ad eliminare qualsiasi pregiudizio negativo per l’ambiente e per l’uso delle acque sotterranee”. Ci mettono una pezza la Regione Puglia e il Comune di Taranto stanziando 9,4 milioni di euro in totale per affidare alla Lutum, attuale proprietaria del terreno in contrada Palombara, i lavori per la messa in sicurezza del sito dove sorge la discarica.

(leggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/04/08/discarica-vergine-cassazione-scrive-lultima-parola4/)

“Quando la Regione Puglia e il Comune di Taranto hanno affidato i lavori alla Lutum, (non sappiamo se con o senza gara), hanno operato una scelta dell’impresa, come è una scelta quella di non presentare ricorso in Cassazione da parte della Procura Generale di Lecce, anche se in Appello le assoluzioni degli imputati erano avvenute “perché il fatto non sussiste” (la vecchia insufficienza di prove). È una scelta anche quella di ricorrere in Cassazione per farsi annullare l’unica incombenza della sentenza di appello: l’obbligo “di preventiva bonifica del sito dove sorge la discarica”. Poi rientra nel giudizio insindacabile della Cassazione eliminare anche quest’obbligo e condannare la parte civile a rifondere persino le spese legali a chi era stato condannato in primo grado. Tutte scelte tecnicamente legittime, ma tutte in un senso e tutte lasciano l’amaro in bocca in chi sperava in una giustizia più giusta.”. Questo l’amaro commento del presidente dell’associazione AttivaLizzano Giovanni Gentile in merito agli ultimi eventi in relazione alla vicenda legata alla discarica Vergine.

“In estrema sintesi, chi è stato inquisito per aver inquinato viene prima condannato, poi assolto, poi gli abbuonano le spese per la messa in sicurezza della discarica e gli pagano persino le spese legali. I cittadini, invece, devono pagare 9,4 milioni di euro per bonificare una ex discarica che, di fatto, è un terreno privato lasciato in pessime condizioni ambientali che, per la Cassazione, deve essere messo in sicurezza a spese del contribuente. Quindi, i cittadini che, esasperati dalla molestia olfattiva hanno denunciato, se la devono tenere e devono anche pagare la bonifica” commentano ancora da AttivaLizzano.

“Proprio ieri, 13 aprile 2022, nell’ex Ilva di Taranto si è levata la voce autorevole dell’Arcivescovo Santoro per chiedere la bonifica di quell’area, in quanto “ancora una volta, l’ennesima, le ragioni nazionali, e internazionali, rischiano di gravare su quelle locali, su una comunità disillusa perché da troppo tempo aspetta che quelle industriali siano coniugate con le ragioni ambientali”. Sempre nella provincia di Taranto, esattamente un anno fa (il 13 aprile 2021), Santoro aveva sollevato la voce anche sul “grave disagio sopportato da anni dai cittadini” che riguarda la contaminazione dei terreni circostanti i due siti della “discarica ex-Vergine” che insistono a poche centinaia di metri dal centro abitato. Il richiamo alle coscienze era stato messo nero su bianco in una lettera inviata al Prefetto Demetrio Martino nella quale scrisse: “La terra, nostra casa, sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia. Si rende indispensabile creare un sistema normativo che includa limiti inviolabili e assicuri la protezione degli ecosistemi, prima che 1e nuove forme di potere derivate dal paradigma tecno-economico finiscano per distruggere non solo la politica ma anche la libertà e la giustizia” Ineccepibile. In Italia siamo molto bravi ad applicare fino in fondo il principio del favor rei, cioè quel meccanismo risalente all’epoca fascista che va a vantaggio dell’inquisito, mentre lo siamo molto meno nei confronti delle vittime che restano tali anche se i responsabili vengono assolti e che oltre al danno subiscono la beffa quando la giustizia gli viene negata – concludono da AttivaLizzano -. Quando l’art. 9 della Costituzione Italiana sancisce che la Repubblica “tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”, qualcuno lo ha inteso a spese dei cittadini, mentre la “tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” del successivo art. 32 appare un bellissimo proposito da custodire nel libro dei sogni“.

(leggi tutti gli articoli sulla discarica Vergine https://www.corriereditaranto.it/?s=discarica+vergine&submit=Go)

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