L’invito dei giorni scorsi, dell’arcivescovo di Taranto, monsignor Filippo Santoro, ad abbandonare i toni della delazione ed a riempire di contenuti la campagna elettorale, è certamente condivisibile. A meno di un mese dalle elezioni, auspichiamo sia raccolto non solo dai candidati sindaco ma anche dai semplici candidati consiglieri comunali.
Sinora, a dir la verità, soprattutto sui social – laddove scorre ormai la parte principale della campagna elettorale delle prossime amministrative – abbiamo assistito ad una rappresentazione della politica cittadina che rasenta il surrealismo.
Supercazzole, populismo, qualunquismo, paraculismo, demagogia, eccessiva verbosità, toni esacerbati. È quanto ci è toccato vedere ad oggi.
Si stanno prendendo alla lettera le regole non scritte di certa comunicazione politica: tanti nemici, tanto consenso, utilizzo di emozioni forti per avere successo, massima semplicità (parlare proprio terra terra….come si dice dalle nostre parti), battaglia settimanale per trovare un nemico, provocare per restare sulla bocca di tutti. Insomma la parola d’ordine è essere virali.
Facebook è di gran lunga il social network più utilizzato (esistono dei manuali per usarlo al meglio e prendere voti). Dunque, è quasi obbligatorio per un candidato esservi presente in modo efficace. È il social per eccellenza dei “boomer”, degli over 40, quindi dei diversamente giovani, ossia gli elettori più interessati. I giovani, o meglio buona parte di essi, i cosiddetti “millennials”, della politica se ne infischiano. Preferiscono farsi i selfie o postare video su Tik Tok.
Facebook, soprattutto, è gratis e permette di “colpire” il bersaglio con immediatezza e senza filtri, saltando un passaggio. Quello del mediatore della comunicazione, il mass-media (giornale cartaceo, giornale digitale, tv, radio).
Di recente è accaduto, ad esempio, che Aeroporti di Puglia si sia ritrovata a rispondere con una dichiarazione istituzionale ad un video del candidato sindaco del centro destra Musillo che arringava su facebook i suoi followers sull’atavica ed irrisolta questione del mancato utilizzo per i voli civili dell’aeroporto di Grottaglie.
Spazio, dunque, a post un tanto al chilo su qualunque argomento (i 150 milioni di euro che il Governo ha trasferito dalle bonifiche delle aree ex Ilva alla decarbonizzazione, hanno favorito recentemente un acceso scambio di accuse tra i vari schieramenti politici ma anche all’interno dello stesso schieramento politico, a dimostrazione che le ammucchiate elettorali sono pericolose) e su qualunque ricorrenza (la Settimana Santa, la Festa della Liberazione, l’Uno Maggio, la Festa della Mamma, San Cataldo e prossimamente la Festa della Repubblica), video registrati e video in diretta siano essi per strada, dal salotto di casa o dal comitato.
E poi contenuti dei programmi elettorali spiegati in pillole, con uno stile alla Piero Angela, un’enfasi solo apparentemente misurata per parlare di qualche pagina del “libro dei sogni”.
Infine gli inseguimenti agli avversari politici con telecamera e microfono, caratterizzati spesso da accese discussioni per strada, accuse, insulti. In pieno revival dello stile “citiano”, che certamente appassiona il tarantino medio, più per morbosa curiosità che per reale interesse, come se vedesse un qualunque “reel” su Facebook.
Il video, spiegano gli esperti di comunicazione, è passivo per l’utente, mentre la lettura è cognitivamente accattivante e dunque più faticosa per un analfabeta funzionale, ossia la maggior parte dei followers. Ecco perché lo utilizzano un pò tutti.
Verranno presto i tempi dei comizi, verrà la calata dei magi (i big della politica nazionale). Forse ci restituiranno un tocco di dibattito tradizionale, quello fatto tra la gente, quello anche urlato in piazza. Faccia a faccia, occhi negli occhi. Perché francamente dei fenomeni da tastiera siamo stufi, così come delle odiose “sponsorizzate” dei candidati che inondano le nostre bacheche.