Questa settimana l’intervista politica vede al nostro microfono Fabiano Marti. Già assessore e vicesindaco con l’amministrazione di Rinaldo Melucci, tra i fondatori di Taranto Crea e oggi candidato al Consiglio Comunale nella lista di “Europa Verde”. Con lui parliamo di ambiente, di cosa significhi “chiusura delle fonti inquinanti” e dei cantieri completati, da completare o da avviare.
Sono state finalmente ufficializzate le liste; come sta vivendo questa nuova esperienza nella lista dei Verdi?
«Il mio rapporto con i Verdi risale a una decina di anni fa, alla candidatura di Bonelli a sindaco nel 2012. Da allora io ho fatto altro nella mia vita e quasi fisiologicamente si è creato questo rientro. Le condizioni sono nate indubbiamente dall’accordo fatto tra i Verdi e Rinaldo Melucci perché io, ovviamente, avendo ricoperto il ruolo di assessore e poi di vicesindaco di Melucci, essendo una persona di grande fiducia del sindaco uscente, sono sempre stato in questi anni accanto a lui e ho seguito il percorso che ha fatto anche nel campo della lotta per l’ambiente, questo percorso di transizione ecologica al quale abbiamo lavorato per tanti anni. Quindi quando è venuta fuori questa possibilità è stato quasi fisiologico che io diventassi il collante fra Rinaldo e i Verdi, quasi a sugellare questo matrimonio tra Melucci ed Europa Verde, matrimonio che nasce ovviamente dalla condivisione di visione e di idee».
Quindi una sorta di ritorno a casa, se vogliamo.
«È un ritorno a casa, l’ho fatto ancora più volentieri perché in questo matrimonio tra Melucci e i Verdi è come se io fossi stato la fede nuziale, il collante di questo matrimonio, a sugellare il fatto che le idee sono idee condivise e che, come tutti sanno, quello che Melucci ha fatto e che noi abbiamo fatto in questi anni, in questo percorso, è stato qualcosa che ha avvicinato i Verdi a noi, perché si sono resi conto che abbiamo la stessa idea, la chiusura delle fonti inquinanti. L’ordinanza fatta dal Sindaco, che ovviamente io ho seguito insieme a lui, ha dimostrato qual è la chiara volontà di Melucci, che è la stessa di Europa Verde».
Si è parlato tantissimo di chiusura delle fonti inquinanti, ma non per tutti questa espressione assume lo stesso significato; per alcuni significa chiusura dell’area a caldo, per altri significa chiusura dello stabilimento. Cosa significa per voi?
«Quello che noi abbiamo cercato di portare avanti è un percorso molto ampio. Noi abbiamo dimostrato la volontà della chiusura, cioè noi vogliamo continuare a lottare perché Taranto non sia più inquinata. Dobbiamo lottare per la città, dobbiamo lottare per la salute. La chiusura dell’area a caldo, la chiusura dell’Ilva è ovvio che non dipende da noi, questo purtroppo l’abbiamo dimostrato già con la nostra ordinanza di chiusura dell’area a caldo. Dopo la sentenza del Tar, che era una sentenza perfetta, difficile da smontare, il Consiglio di Stato che, lo dice il nome stesso, è organo di Stato, ha manifestato la volontà del Governo di non chiudere neanche l’area a caldo».
Anche se in realtà il Consiglio di Stato si è pronunciato sulla possibilità del Sindaco (e del TAR) di intervenire sull’azienda sulla base di un singolo episodio emissivo o della situazione generale… [per approfondire leggi Ex Ilva, Consiglio di Stato: perchè stop al Tar]
«Il nuovo presidente del TAR all’inaugurazione del nuovo anno giudiziario ha confermato che quella sentenza era una sentenza sacrosanta, e questo dimostra che quella sentenza era anche costruita bene. Però quello che voglio sottolineare, passando un po’ al mio campo, è tutto quello che abbiamo fatto con Rinaldo in questi anni, qual è il percorso che poi è racchiuso anche nel nome della coalizione. Il percorso “Ecosistema Taranto” è un percorso parallelo alla questione Ilva, per la quale dobbiamo tutti insieme continuare a lottare. Ma nel frattempo non abbiamo più fatto in modo che l’Ilva fosse una scusa per non fare le cose a Taranto, come è stato purtroppo per troppi anni. Il percorso Ecosistema Taranto ha proprio l’obiettivo di costruire un percorso alternativo all’Ilva, e cioè sfruttare le risorse della città; parliamo di Storia, parliamo di cultura, parliamo di sport, parliamo di turismo, di risorse del mare. Quindi l’idea è quella di sfruttare tutto quello che noi abbiamo a Taranto e che non abbiamo mai sfruttato, smettendola di non fare le cose perché “tanto c’è l’Ilva”. Io nel mio percorso da Assessore alla Cultura mi sono scontrato spesso con il “tanto c’è l’Ilva” e tante volte io ho fatto delle cose e mi hanno sottolineato, anche sui social nei commenti, “Che cosa fate a fare tutte queste cose se tanto c’è l’Ilva?” Ecco, questa è la cosa che dobbiamo smettere di pensare in questa città. Il che non vuol dire abbassare la guardia e non lottare più per la chiusura dell’area a caldo, delle fonti inquinanti, di tutto quello che sarà possibile fare, ma creare delle nuove alternative economiche, basate sulle risorse che Taranto ha e che dobbiamo sfruttare. Con il nostro progetto “Taranto capitale di mare” sembra che il mare l’abbiamo scoperto noi, invece il mare era già lì, semplicemente non è stato sfruttato come avrebbe potuto. Possiamo citare ad esempio l’arrivo delle crociere, l’arrivo del SailGP, lo sfruttamento di tutte le risorse che abbiamo a disposizione. Lo stesso si può dire per il lavoro sulla cultura. Faccio un esempio: l’apertura del Teatro Comunale. Molti non capiscono quanto sia importante per Taranto: l’apertura del primo teatro comunale della storia di Taranto è una svolta epocale. Noi dobbiamo occuparci in qualche modo di accompagnare i giovani a creare delle nuove occasioni di lavoro, anche nel campo della cultura, del turismo e non solo. Far capire loro che di cultura, di turismo si può mangiare, a differenza di quello che molti hanno sempre detto. Queste sono le condizioni che dobbiamo creare. Finalmente si può mangiare di cultura e di turismo anche a Taranto, così come succede in città anche non molto lontane da noi, facendo quasi in modo che l’Ilva non sia più necessaria dal punto di vista lavorativo, così da interrompere questo ricatto che c’è da sempre, di dover scegliere tra il lavoro e la salute. Se creiamo le condizioni perché a Taranto si viva di altro, soprattutto di queste attività di impresa legate al turismo, alla cultura, allo sport, verrà di conseguenza che alla fine i giovani, come già comincia a succedere, non avranno più bisogno e voglia di andare a lavorare nella grande industria».
Proprio sul teatro Fusco, come su altri dossier, a questi microfoni esponenti dello schieramento che sostiene Walter Musillo hanno accusato l’amministrazione uscente di essersi appropriata di meriti non propri, perché l’iter di quei cantieri è partito con l’amministrazione Stefàno. Qual è la risposta a questa critica?
«Intanto non mi interessa rispondere alle critiche, mi interessa rispondere con i fatti. Nessuno vuole appropriarsi di cose fatte precedentemente, però se proprio dobbiamo parlare di cose fatte prima di noi, dobbiamo parlare di un teatro comunale acquistato dalla Giunta Di Bello e i cui lavori non sono mai stati conclusi, per tantissimi anni. Noi abbiamo dato in pochissimo tempo una accelerata importante ai lavori perché avevamo come obiettivo, e io sono entrato proprio in quel periodo, quello di regalare alla città il Teatro Fusco. Ma a questo va aggiunta un’altra cosa: il fatto che ci fosse il nuovo teatro Fusco non vuol dire che quel teatro dovesse necessariamente restare un Teatro Comunale, che venisse gestito dal Comune di Taranto, con la collaborazione ovviamente di una agenzia regionale come il Teatro Pubblico Pugliese, che è importante non perché prende le decisioni, ma semplicemente perché è importante la collaborazione, come sempre, tra Comune e Regione, è una questione di competenze e di ruoli. La gestione del Teatro Comunale non è assolutamente una cosa scontata, tant’è vero che io in prima persona ho dovuto spiegare in commissione consiliare le motivazioni per cui con Melucci avevamo deciso di gestirlo come teatro comunale. Io ho sempre detto che finché Taranto non avesse avuto un teatro comunale, non ci sarebbero state le condizioni per la crescita culturale della città, perché il teatro comunale in tutte le città che si rispettino e che vogliono crescere culturalmente è un teatro che deve essere gestito dal Comune. Qual è la differenza? Che molti volevano che il teatro comunale fosse dato in gestione a privati, perché in questo modo avrebbe costituito un’entrata per il Comune di Taranto. Noi abbiamo preferito gestirlo per poterlo utilizzare per fare stagioni musicali, teatrali, concorsi anche per le compagnie amatoriali, per darlo a prezzi più contenuti, poterlo utilizzare per progetti culturali. Noi abbiamo preferito mantenerlo gestito da noi con tutte le difficoltà che questo comporta, ma l’abbiamo fatto, ci siamo potuti permettere di farlo, perché abbiamo le competenze per farlo. Ma a Taranto la svolta culturale non l’ha data solo il teatro comunale. Il progetto della biblioteca comunale – spero che nessuno smentisca questo – nasce, dal reperimento dei fondi fino alla realizzazione, totalmente con la nostra amministrazione. Così il MuDIT, il Museo degli Illustri Tarantini all’ex masseria Solito, a brevissimo aprirà, e se noi fossimo stati in carica avrebbe aperto già da un bel po’ di tempo. Ci sono stati rallentamenti dovuti all’assenza della parte politica. A differenza di quanto alcuni pensano (che il Commissario possa fare le stesse cose che fa un Sindaco, una Giunta e un Consiglio Comunale), è ovvio che il Commissario Prefettizio, ma non lo dico contro il commissario, non possa prendersi responsabilità che vadano al di là dell’ordinaria amministrazione. Questi sono soltanto alcuni esempi, ma c’è tanto altro».
Non possiamo parlare della questione cultura senza parlare di Città Vecchia, che è stato un po’ il leitmotiv di tutte le interviste che abbiamo fatto sulle prossime amministrative [leggile qui]. Tutti sono d’accordo nel volerla rilanciare: come poterlo fare concretamente?
«Noi abbiamo già dimostrato di volerla rilanciare, a differenza di chi magari non ha ancora avuto la possibilità di farlo. Ci sono tre palazzi storici [Troilo, Carducci e Novelune, ndr] che verranno messi a nuovo. Uno dei tre diventerà palazzo della cultura e stavamo lavorando perché diventasse anche palazzo della cultura con una gestione di livello culturale nazionale. Ci sono tanti soldi, investimenti, bandi, fondi reperiti per la ristrutturazione di una buona parte della città vecchia, i progetti delle case a 1 € hanno dimostrato la volontà dell’amministrazione di rimettere in piedi palazzi anche con intervento di privati, dei quali abbiamo assolutamente bisogno. Siamo soltanto all’inizio, avremmo continuato, e mi auguro che avremo modo di continuare, con il progetto delle case a 1 €. Anche dal punto di vista culturale c’è San Gaetano, che adesso è quasi finita e sarà data in gestione attraverso un bando a un’ATI di associazioni culturali. C’è la volontà evidente di dare vita a una nuova città vecchia, senza calcolare tutto quello che succederà anche in tutte le altre periferie. Quello che noi abbiamo sempre detto e che continueremo a fare è lavorare sulle periferie. Si può fare sempre di più e la nostra intenzione è questa; ci sono progetti per Paolo VI, c’è il progetto per i Tamburi (i lavori del primo lotto sono già cominciati), Taranto 2, e poi c’è tanto per lo sport. Non ci dimentichiamo dei Giochi del Mediterraneo. Io ho ricoperto anche il ruolo di assessore allo sport, i Giochi del Mediterraneo sono una svolta enorme, e non per il mese e mezzo in cui saranno svolti, ma per tutto quello che questo comporta dal punto di vista degli impianti sportivi, come il progetto del nuovo stadio. Qualcuno dice che è che è fuffa elettorale, noi dimostreremo a brevissimo che non lo è».