Siamo davvero in una democrazia moderna? O piuttosto ne vige una mascherata? O, addirittura, qui regna un sistema molto simile a quello feudale? Talvolta, ci si scherza sopra. Soprattutto perchè il cittadino avverte oggi più che mai il distacco tra la Politica e il vivere quotidiano, tra chi muove le fila del Potere e i problemi da affrontare tutti i giorni. Tra chi può e chi, invece, non può. Un divario che sembra allargarsi negli anni, anzichè ridursi.
Taranto, come ben sappiamo, viene da una storia ultramillenaria, con tutto il suo peso e con tutte le sue conseguenze. Spesso è stata protagonista, altrettanto spesso vittima designata e rassegnata ma anche complice. Può dirsi naturale quando hai discendenze antiche e prestigiose, e in qualche modo il ruolo non è stato e non sarà mai secondario. Nel bene e nel male.
Forse è qui la spiegazione più semplice e veritiera di una città che vive da sempre nei contrasti e nelle contraddizioni, sull’eterno dilemma d’esser regnante o regnata, attore principale o comparsa. E, se vogliamo, tra ribellione e sudditanza.
Talvolta la meniamo sul popolare: “Taranto amante dei forestieri”. Quante volte lo abbiamo sentito? E quante volte annuiamo sconsolati? Beh, la nostra Storia va su tal percorso, persino quella più recente. Basterebbe pensare a quella vocazione industriale che è stata imposta dapprima con gli insediamenti militari e successivamente con quelli manufatturieri per consolidare la tesi: l’accettazione di scelte imponenti pur di sfamarsi, grandi stipendifici in cambio della sudditanza.
Ecco, appunto. Qui forse più che altrove è stato costruito un sistema molto simile a quello feudale. Esageriamo? Può darsi, può darsi. Come può darsi pure che tanto esagerato non è. Del resto, quante volte imprechiamo contro il ricatto occupazionale, quel rapporto incestuoso tra ambiente e lavoro che c’incatena ormai da decenni?
E la Politica nostrana non sfugge a una visione del genere. Chi guida si circonda di vassalli, i quali a loro volta scelgono i valvassori e questi ultimi i valvassini. Chi assume il comando costruisce questo sistema e ne estende gli effetti anche all’esterno della sua cerchia. Il consenso non giunge dal giudizio sul lavoro, semmai sul rapporto instaurato e la fedeltà alla causa, magari pure con spregiudicatezza e spesso arroganza.
Amici, amici degli amici, lobby, circoli carbonari, vecchie e decrepite cariatidi della politica che spuntano e rispuntano, (im)prenditori avidi, pseudo logge massoniche, falsi profeti e sacerdoti del nulla, fette dell’informazione, sono la linfa del Potere che regge le fila qui, nella nostra splendida ma dannata città. Con l’aggravante d’esser a sua volta vassallo di altri, pur atteggiandosi a principe.
E’ un teatrino che si rinnova nelle sue eterne immoralità, che annebbia anzichè ripulire. O sì, in questo teatrino da replica perpetua recitano tanti dei quali oggi guardate manifesti e locandine, leggete o ascoltate dichiarazioni al prezzo di un tot per velina o filmato, e puntualmente in tanti cascheranno barrando consenso in cabina elettorale.
Qualcuno dei figuranti che sfilano nel teatrino sfugge ai confronti, altri promettono scintille, altri ancora d’incanto abbracciano solo adesso il popolo. E pochi, sinceramente, sono quelli che s’impegnano e s’impegneranno con serietà: ce ne sono, ce ne sono, seppur pochi e godono di visibilità fugace o al massimo di legami solidi e leali con i cittadini.
E allora, votate gente, votate pure chi volete. Ma attenzione ai vassalli, ai valvassori e ai valvassini, quelli in lista e quelli dietro le quinte: in giro sono parecchi…
Condivido al 100% quanto riportato nell’articolo. Purtroppo la rovina di Taranto è sempre stata questa: gente che vota X perchè Y gli ha promesso che farà avere il posto di lavaportoni alla nipote Z
Ancora più preoccupante l’ azione delle giovani generazioni sebbene scolarizzate con esperienze negative dirette che stentano per il cambiamento ed uscirne da questa specie di anarchia .