| --° Taranto

‘Questo l’ho fatto io! Le cento migliori ricette del Gambero Rosso Channel’ è un libro, del 2011, che raccoglie il meglio di dieci anni di programma e presenta le 100 ricette più interessanti, curiose, divertenti, un format presentato da Francesca Romana Barberini in cui casalinghe e donne in carriera, avvocati e impiegati, negozianti e commercianti, operai e manager rampanti, cioè personaggi diversissimi fra loro ma con un minimo comun denominatore, si sono messi alla prova realizzando sotto gli occhi delle telecamere la loro ricetta più amata.

Che c’azzecca, direte voi? Beh, che ne dite se ‘Questo l’ho fatto io!’ lo trasferissimo nella politica nostrana? Perchè in questo periodo elettorale c’è una corsa fra candidati o alcuni di essi – specie alla poltrona più alta di Palazzo di città – a propagandare proprio il ‘questo l’ho fatto io!’. Anche qui potremmo parlare di format, perchè corre soprattutto sui social: post con tanto di foto, commenti a go go, e critiche feroci però che sopravvivono poco perchè bannate, ironia e demonizzazioni che comunque circolano, e chi più ne ha più ne metta.
Il fatto è che quel ‘questo l’ho fatto io!’ a volte corrisponde a verità o almeno parzialmente, in altre invece è solo (ce la passate, la evitiamo la querela?) ‘arte del millantato’. Già, perchè sui social spesso si leggono post con messaggi fuorvianti, che corrono sul filo della falsità e che confondono in pieno il cittadino-elettore magari poco attento. E, magari ancora, ci sono organi d’informazione che, innocentemente, fanno pure da cassa di risonanza.

Ci sono fatti realizzati in questa città che non appartengono ad alcuno se non a coloro i quali li hanno veramente concretizzati: eppure, qualche buontempone prova ad appuntarsi la medaglia. Una pratica becera, a dir poco.

Beh, sinceramente? Comprendiamo che in campagna elettorale si facciano promesse e ci si scambi accuse: fa parte del teatrino della politica. Però, ci vuole rispetto. Rispetto per l’avversario e soprattutto verso il cittadino.
Nell’epoca in cui la propaganda regna sovrana, un minimo di serietà sarebbe ben accolta. Soprattutto rappresenterebbe il vero cambiamento. Perchè il fine non può sempre giustificare il mezzo, e vincere le elezioni non può sempre passare attraverso promesse-burla o addirittura su falsi o poco veritieri ‘questo l’ho fatto io’.

Già è poco tollerabile assistere ai non-confronti, un modo che rappresenta il più alto disprezzo verso l’avversario e soprattutto verso quella parte di cittadinanza che vuol capire attraverso un dibattito franco, sincero, schietto e senza filtri. La democrazia è rispetto verso tutti. Chi salirà sullo scranno più alto di # sarà il sindaco di tutti i cittadini, anche di coloro i quali hanno votato qualcun altro. Altrimenti, non si ha il senso della democrazia e non c’è da meravigliarsi se il popolo s’allontana sempre più dalla politica.

In democrazia vince chi conquista la maggioranza, ma questo non significa che chi è minoranza vada abbandonato, respinto, isolato.

Rispetto: è una parola semplice semplice. O per qualcuno è difficile difficile?

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