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Hanno protestato questa mattina all’esterno della prefettura di Taranto (mentre a Roma nelle stesse ore era in corso il sit-in nazionale organizzato dai sindacati all’esteno della sede del ministero dei Beni Culturali) i lavoratori del Museo Archeologico di Taranto insieme ai rappresentanti sindacali di categoria, Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa, nella giornata di protesta “Contro l’abbandono del Ministero della Cultura”.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/07/02/2lunedi-di-protesta-per-lavoratori-marta/)

Non certo un problema di oggi quello della condizione di lavoro per i dipendenti del ministero dei Beni Culturali, che i sindacati non hanno timore nel definire come “una situazione disastrosa per quello che riguarda la condizione organizzativa del Ministero che inevitabilmente incide sulle condizioni di lavoro dei dipendenti”.

E il caso Taranto, scoppiato la scorsa settimana, ne è asosluto testimone. Con il MarTA che ieri è rimasto aperto (prima domenica del mese e quindi gratutia per i visitatori e nel weekend del campionato nazionale italiano di Aquathlon che ha portato a Taranto quasi 400 atleti iscritti per le gare) soltanto grazie all’intervento diretto del ministero e all’utilizzo della vigilanza privata, dopo che la stessa direzione museale aveva annunciato la chiusura per carenza di personale. Un’azione che per lavoratori e sindacati è stata un atto di forzatura nei confronti delle loro legittime rimostranze e proteste. E che contrasta con il Codice dei beni culturali che prevede espressamente che per determinati compiti sia utilizzato  personale interno, in quanto connessi ai delicati compiti di salvaguardia del patrimonio prezioso custodito nel Museo, dei visitatori e del personale stesso. Ieri il MarTA ha registrato 300 visitatori, accolti e osservati da 9 vigilanti per turno, di cui 7 privati e 2 interni al museo. Un’azione, quella del ministero, salutata con giubilo dalla politica locale e nazionale, un atteggiamento istituzionale che ha irritato non poco i lavoratori.

Tanto che mercoledì è in programma la riunione online richiesta dalla Direzione generale Musei per provare a risolvere, tra i tanti nodi da sciogliere, anche il conflitto sorto tra dipendenti del MarTa e il vertice del Museo archeologico nazionale di Taranto. Dopo che i sindacati hanno ritirato la loro firma dal progetto di valorizzazione delle domeniche, con la contestazione della mancata remunerazione del lavoro aggiuntivo.

Al centro della vertenza, ricordano i sindacati, “la drammatica carenza di personale, con appena 10.567 dipendenti in servizio a fronte di una dotazione teorica di circa 19.000 unità, mentre sono fermi i concorsi al 19/21, con numeri peraltro insufficienti”. Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa rivendicano quindi un piano straordinario di nuove assunzioni per il Ministero e, allo stesso tempo, denunciano “un quadro di mancato rispetto del contratto”, “l’azzeramento del lavoro da remoto” e “il disinteresse con cui vengono affrontati i temi legati al Pnrr”.

Sul Pnrr, infatti, i sindacati sottolineano come sia “di vitale importanza anche la questione della mole dei carichi di lavoro dovuti all’attuazione del Pnrr che sino ad ora non sono stati affrontati con la dovuta attenzione, ovvero assolutamente ignorate dal Soprintendente speciale e non corroborate da adeguati interventi occupazionali”. Queste quindi alcune delle ragioni che segnano la protesta delle lavoratrici e dei lavoratori del dicastero guidato dal ministro Franceschini.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/07/01/domenica-il-marta-regolarmente-aperto/)

La carenza di personale è dovuta anche al fatto che soltanto il 14 giugno il ministero dei Beni Culturali ha reso noto quali sono i singoli istituti/luoghi di cultura che hanno necessità di assumere personale, col relativo numero di risorse necessarie per ogni singola sede. Visto che i 1052 vincitori e i 400 idonei del concorso per Afav (Assistente alla fruizione, accoglienza e vigilanza del Ministero della cultura) bandito nell’ormai lontano 2019 dall’allora MIBACT, sono ancora in attesa di essere assunti: per tutti loro i fondi sono già stanziati. Ci si augura che tutti queste 1452 unità entrino in servizio entro la fine del 2022.

Ma in attesa di queste nuove assunzioni, che a settembre dovrebbero portare in tutta la Puglia non più di una sessantina di unità di cui appena 5 a Taranto (che ha all’attivo 36 unità su un fabbisogno di 80 lavoratori), il problema degli organici ridotti resterà eccome, visto che si trascina da anni.

Per questo i sindacati chiedono al ministero un piano di assunzioni straordinario, anche a livello amministrativo, visto che molti musei autonomi, sono in gran parte scatole vuote, non hanno una struttura amministrativa adeguata, non hanno personale tecnico sufficiente e lo stesso personale vigilanza è ridotto anch’esso ai minimi. E soprattutto chiedono interventi che vadano a ridurre la grande precarietà con la quale convivono da anni i lavoratori del settore. In cui ci sono varie forme di precariato, dalle collaborazioni professionali e false partite Iva fino alla società in House che è che tutela un po’ di più ma che applica il contratto del commercio, fino al mondo delle concessioni che riguarda tutti i servizi dell’offerta nei siti museali, biglietteria e bookshop, ristorazione eccetera. “Ed è un mondo in cui il precariato la fa da padrone, dove i lavori sono troppo pochi e troppo precari” rimarcano dalla Fp Cgil nazionale.

Infine c’è il capitolo che riguarda il PNRR, perché in capo al ministero dei Beni Culturali ci sono 6,5 miliardi da spendere direttamente e in più è previsto un suo parere vincolante sui progetti e le missioni in capo ad altri ministeri, soprattutto a quello della Transizione ambientale il Mic ha n capo tutti i processi autorizzativi e svolgere l’attività istruttoria in tempi brevissimi), motivo per il quale è stata istituita una Sovrintendenza unica.

Senza le necessarie coperture economiche, che si aggiungono agli esodi e ai pensionamenti degli ultimi anni, nemmeno le assunzioni che arriveranno dall’ultimo bando riuscirà a tamponare la situazione. Dunque servirà un intervento strutturale che vada finalmente a risolvere un problema atavico e paradossale nel Paese con più cultura al mondo, la vera materia prima dell’Italia. Un motivo in più per permettere ai lavoratori di questo settore di operare al meglio, attraverso la tutela dei loro diritti e la sicurezza di un lavoro senza più l’ombra della precarietà.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/06/29/domenica-marta-chiuso-manca-personale/)

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