La situazione dell’ex Ilva, così come di tutte le aziende energivore italiane, rischia di precipitare a partire da settembre. Per questo motivo domani il governo, durante il Consiglio dei Ministri convocato per domani, proporrà una serie di interventi all’interno del decreto Aiuti Bis che avranno l’obiettivo di attutire i colpi della crisi verso cui va incontro gran parte del sistema produttivo del Paese.
Ed all’interno del decreto legge che sarà varato domani, troverà spazio una norma, un articolo ad hoc per Acciaierie d’Italia (secondo alcune fonti sarà il numero 31), per garantire la sua continuità aziendale. Anche se non è stato chiarito se si tratterà di un aumento di capitale vero e proprio o di un nuovo prestito (le cifre oscillano tra i 500 milioni e il miliardo di euro secondo fonti viicine al dossier).
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/07/30/22qualita-dellaria-2021-dati-buoni-e-criticita/)
E’ indubbiamente questo l’annuncio più importante arrivato dall’incontro odierno presso la sala del Parlamentino del ministero dello Sviluppo economico a Roma, da parte del ministro Giancarlo Giorgetti. Che ha ribadito come quella dell’ex Ilva sia “una produzione strategica, motivo per il quale il governo varerà una disponibilità finanziaria da parte dello Stato, significativa, sufficiente sino a che le condizioni di contesto generale torneranno ad
essere di relativa normalità”. “La norma è in fase di ulteriore limatura – ha detto ancora Giorgetti – perché quando si interviene su una società esistono sia le norme italiane che quelle europee da rispettare, quindi il tutto deve avvenire nelle forme garantite dalla legge. Questo tipo di intervento auspichiamo possa essere ulteriormente assecondato dal socio che affianca Invitalia e lo Stato, ArcelorMittal Italia. Resta impregiudicato l’impegno di Invitalia di provare ad attuare un ulteriore intervento finanziario” ha concluso il ministro dello Sviluppo economico prima di abbandonare la riunione, che è stata coordinata da Luca Annibaletti, coordinatore della Struttura per le crisi d’impresa.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/06/23/dal-governo-1-miliardo-per-lex-ilva2/)
Che ha poi passato la parola al ministro del Lavoro Andrea Orlando, il quale ha ribadito “l’obiettivo politico della norma che domani il governo si appresta a varare. Rispetto all’ultimo incontro, abbiamo dato atto dell’impegno preso con le organizzazioni sindacali, avviando una serie di controlli con l’ispezione del 12 luglio su Taranto, e nei giorni successivi proseguita presso gli stabilimenti di Genova e Novi Ligure. Il 27 luglio l’Ispettorato nazionale del Lavoro ha inviato al ministero tutta la documentazione acquisita. Dalle prime notizie è quindi emerso un ritardo nell’acquisizione delle materie prime, criticità nell’attività produttiva degli impianti a valle, mentre Novi e Genova lavorano a regime ridotto“.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/07/21/piano-ambientale-ilva-attuato-nel-20232/)
Oltre alle organizzazioni sindacali rimaste deluse dall’incontro di cui riferiamo a parte nel giornale, erano presenti come ad ogni incontro i massimi vertici di Acciaierie d’Italia.
A prendere la parola per primo è stato il presidente dell’azienda, Franco Bernabé. Il quale ha dato una panoramica della situazione dell’ex Ilva e del mercato in generale. “Il governo ha fatto parecchio con gli strumenti di cui è in possesso, ma oggi, rispetto a quando esisteva ancora l’IRI, lo Stato ha meccanismi amministrativi lentissimi, mentre l’impresa ha bisogno di esecutività immediata: la situazione che stiamo attraversando non ha precedenti nella sua complessità, e lo dico pur avendone viste di ogni tipo in 40 anni di carriera, tra crisi economiche e aziendali. Non credo che si percepisca che siamo in guerra, il che significa che le regole economiche normali non valgono più. E’ bene tenere a mente che la gran parte dell’industria italiana dipende dal gas, a cominciare proprio dalle acciaierie che consumano 1 miliardo di metri cubi di gas all’anno: oggi un’azienda paga 107 euro megawatt ora, dieci volte rispetto al valore normale (per 40 anni è stato pagato a 20 euro a megawatt ora), quindi tutte le aziende hanno subito un aumento dei costi enorme, a cui il governo ha provato a dare ogni tipo di risposta possibile. Ma le dimensioni del problema sono colossali, le condizioni del mercato si sono deteriorate, il prezzo dell’acciaio sul mercato si è quasi dimezzato nel corso degli ultimi mesi. Tutte le aziende energivore avranno problemi giganteschi a partire dall’autunno, e c’è da chiedersi a settembre cosa succederà. Molte aziende non saranno in grado di riaprire se continua questa situazione dei costi dell’energia e del gas, interi settori non saranno in grado di recuperare“.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/07/22/ex-ilva-ok-prestito-con-garanzia-sace/)
“In questo contesto i nostri problemi sono aumentati, a cominciare da quello riguardante la liquidità – ricorda Bernabé – con interventi che diano risposte immediate e non tra 3-4 mesi, quando avremo forse un nuovo governo e una nuova maggioranza, con un contesto di grande incertezza. Le acciaierie sono un valore per il Paese, a Taranto sono stati investiti oltre 700 milioni di euro per l’ambientalizzazione, la più importante tra le acciaierie europee: oggi possiamo dire che quella di Taranto insieme alle altre italiane sono quelle che inquinano di meno: pensiamo davvero di sacrificare la produzione dell’acciaio per problemi di liquidità, visto che le banche, giustamente, si rifiutano di finanziare l’attività produttiva? In condizioni normali i problemi sarebbero risolvibili in breve tempo, perché questa è un’azienda che ha un futuro davanti a sé, che non è decotta, che ha delle potenzialità straordinarie, se solo avesse le risorse finanziarie adeguate. Noi ringraziamo il governo per tutto quello che ha fatto e per l’attenzione costante dedicata a questo problema, ma vedo che gli strumenti messi in atto hanno die limiti oggettivi quando le esigenze sono a brevissimo termine. Bisogna accelerare i tempi di intervento, altrimenti lo scenario verso il quale andiamo è molto preoccupante. Ci vogliono i soldi, le risorse che ha messo ArceloMittal sono state dedicate prevalentemente al risanamento ambientale, adesso ci vogliono quelle per lo sviluppo dell’azienda”.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/07/26/ex-ilva-dieci-anni-trascorsi-invano/)
Dopo di che la parola è passata al presidente del Cda, Lucia Morselli. La quale ha ricordato che “l’azienda ha generato una forma di ricchezza, ed non ha più problemi di risanamento, è un’azienda sana che ha destinato tutte le sue risorse al risanamento ambientale e lo stiamo continuando a fare anche adesso, per il completamento di un piano ambientale che è nelle sue fasi finali che però richiede l’investimento di ingenti capitali. Resta, come ribadito più volte, il problema della carenza del finanziamento del circolante (ovvero, in termini spiccioli, i soldi per comprare le materie prime che servono per produrre acciaio e quindi venderlo per fatturare e per non avere difficoltà nel pagare gli stipendi): questa è una carenza strutturale che nasce dal dicembre 2020 dopo l’accordo con Invitalia, non nasce adesso, ce lo portiamo dietro da due anni: per questo abbiamo deciso di limitare i livelli produttivi, quindi acquistiamo quelle materie prime che possiamo permetterci e limitando le materie prime, limitiamo anche la produzione, il che genera fermate nelle aree a valle, come quelli di finitura a Taranto, Genova, Novi. Perché se l’area a caldo non ha soldi per produrre, è normale che gli impianti a valle restino chiusi“.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/08/02/2acciaierie-ditalia-lanalisi-del-bilancio-1/) 
“Il nostro piano di riorganizzazione ha dato priorità agli investimenti: quest’anno spenderemo 400 milioni di euro per attuarli, quindi limiteremo la produzione, e per questo abbiamo chiesto la possibilità di essere flessibili sul personale, altrimenti avremmo avuto un’azienda senza futuro e con qualche unità in più; abbiamo sacrificato la gestione corrente, ma basta trovare gli assegni in banca che consentano una risalita produttiva; il nostro sguardo è proiettato verso il futuro, attraverso il rispetto del piano ambientale (per il quale l’azienda ha versato 850 milioni di euro) e rispetto agli investimenti tecnici per 400 milioni di euro, pari a 1,2 miliardi di euro. Dobbiamo avere un’azienda che sia sostenibile con gli impianti migliori possibili da un punto di vista ambientale e produttivo, e con una capacità finanziaria che possa garantirne l’esistenza senza problemi”.
La Morselli è poi nuovamente intervenuta, per replicare ad alcune affermazioni dei sindacati. “Riguardo alle ferie ed alla cassa integrazione, posso antiicpare che gli ispettori hanno verificato che è tutto in regola, anche sui numeri. Inoltre ad oggi ArcelorMittal ha versato 1,2 miliardi e Invitalia 400 milioni d euro, questo spiega perché siamo ancora maggioranza all’interno della società”. Infine, una notizia che ha destato non poca apprensione tra i presenti: “Se noi abbiamo il gas oggi è perchè ArcelorMittal ha firmato una garanzia di 300 milioni di euro due giorni fa (tramite un prestito di Unicredit con garanzia SACE). Senza di essa avremmo chiuso tutti i forni di Taranto“.
Restiamo in attesa del decreto di domani per esprime poi una nostra valutazione complessiva sull’intera vicenda.
(leggi tutti gli articoli su Acciaierie d’Italia https://www.corriereditaranto.it/?s=acciaierie+d%27italia&submit=Go)
Un genio senza precedenti come sempre ,da parte dello stato invece una rappresentanza insignificante uno che dice l’azienda non inquina beh forse non sa cosa e quale lavoro sta facendo ,di sicuro è stato messo lì per caso ,come questi ministri uno più inadatto e incapace dell’altro ,tutto a scapito di Taranto . E ricordando le famose parole di Giovanna D’arco ,mai più un bambino ,mai più inquinamento,mai più sta cippa che situazione avversa persiste a Taranto ,una morte lenta e dolorosa direi … viva Taranto ,viva gli spartani i 104.