L’Ace Week – in passato conosciuta come “Asexual Awareness Week” – è una campagna internazionale, annuale, dedicata alla sensibilizzazione e all’espansione dell’educazione all’asessualità. “La settimana della consapevolezza asessuale” è il corrispettivo italiano della “Settimana Ace” grazie alla quale, le persone direttamente coinvolte nella comunità asessuale, celebrano i progressi compiuti. Come riportato sul sito ufficiale https://aceweek.org questi giorni rappresentano per loro l’opportunità di sognare un futuro che vorrebbero si creasse insieme.
Lo scorso luglio, il segretario generale dell’ONU António Guterres, nel messaggio per la Giornata Internazionale della Popolazione, ha dichiarato che, nel 2022, la popolazione del pianeta toccherà gli 8 miliardi. Tra questi si stima che – come riportato nel 2021 dalla “The Law Society of England and Wales” – l’1% è asessuale. Questa percentuale non deve trarre in inganno perché se pur apparentemente minima in termini numerici, equivale a 80 milioni di vite. 80 milioni di persone nel mondo sono asessuali.
Noi, a Taranto, sappiamo cosa è l’asessualità?
La spiegazione della dr.ssa Silvia Gioffreda, Medica-Sessuologa, potrà aiutarci a chiarire le nostre idee.
Di cosa stiamo parlando?
Innanzitutto l’asessualità – secondo le più importanti Società e Associazioni che si occupano di sessuologia e psicoterapia – è un orientamento sessuale. Nel caso in questione si parla di un orientamento in cui non si prova attrazione sessuale verso altre persone. Attenzione però, la medica Gioffreda precisa che questa definizione non deve portarci a pensare in ottica dicotomica: o si è asessuali o non lo si è. Sottolinea dunque che la sessualità è uno spettro molto ampio che presenta diverse sfaccettature. Nello spettro della sessualità rientra, per esempio, anche la demisessualità.

Cosa è la demisessualità?
Si parla di demisessualità quando si prova attrazione sessuale nei confronti di persone con cui si ha ampia affinità e quindi una certa confidenza emotiva. Questa definizione va contestualizzata e inserita in un modello che è lo “Split Attraction Model”.
Lo “Split Attraction Model”
È un modello che spesso viene utilizzato soprattutto dalle persone asessuali ma secondo la dottoressa dovrebbe, e potrebbe, essere universale. Tale modello spiega come l’attrazione sessuale e l’attrazione romantica non vadano sempre necessariamente di pari passo. Ciò significa che si può provare un’attrazione sessuale verso una persona ovvero che si desidera avere un rapporto sessuale con quest’ultima ma non provare un’attrazione romantica verso la stessa persona. In parole povere, con quest’ultima, non si desidera avere una relazione romantica andando incontro a tutto ciò che un rapporto sentimentale genera.
Tornando all’asessualità
Le persone asessuali possono non provare attrazione sessuale però, allo stesso tempo, provare un’attrazione di tipo romantica che le porta a descriversi utilizzando i prefissi soliti “omo” “bi” “pan” “etero”, con il suffisso “romantico/a”. Dunque una persona asessuale può essere eteroromantica e cioè vorrebbe una relazione romantica con persone del sesso opposto. Oppure, una persona asessuale omosessuale è quella attratta sentimentalmente da persone del suo stesso sesso. E così via.
Silvia Gioffreda ha posto però l’accento sullo stigma che subiscono queste persone in quanto etichettate come persone “matte” o con una patologia. «Come al solito – le parole della medica – quello che non ricade all’interno della curva della normalità gaussiana, viene considerato da curare». Nella sua carriera spiega di essersi ritrovata più volte a discutere con colleghe e colleghi medici convinti che l’asessualità non possa esistere perciò debba essere considerata una patologia. Lo pensano in quanto ritengono “normale” che tutte le persone che vivono sulla Terra devono desiderare di avere rapporti sessuali.
La Nutella e il desiderio sessuale
La medica-sessuologa utilizza questa metafora culinaria quando spiega il concetto di “asessualità” nelle scuole. Quando una persona dice ad alta voce che non gradisce la Nutella, i commenti che tendenzialmente riceve sono: «come può non piacerti?»; «Ma veramente?»; «Come può non piacerti la Nutella? Ma è impossibile!»; «Avrai avuto qualche trauma con la nutella, cosa ti è successo da piccolo?». Le stesse reazioni accadono nei confronti delle persone asessuali.
Si dà per scontato che la nutella, come il sesso, debba necessariamente piacere a tutti e tutte, sempre! Di conseguenza se una persona, banalmente, non è così attratta dalla nutella, deve avere qualche problema.
L’asessualità non è una patologia!
«C’è questa grande tendenza – ha proseguito S. Gioffreda – a ricercare una causa in modo da poter curare tutto ciò che è diverso da noi e tutte le cose che non ricadono in questa curva della normalità. Ricordiamoci che la normalità indica semplicemente una cosa che si ripete tante volte nella popolazione. Le cose non normali sono solo le cose più rare e non per questo vuol dire che siano patologiche. Le persone asessuali, così come tutte le persone che si identificano nello spettro della sessualità, non hanno necessariamente dei disturbi mentali, non hanno problemi con lo sviluppo, dei problemi con la non sessualità e non hanno subito dei traumi che riescono a gestire solo tramite essere asessuali».
La medica ha voluto rivolgere quest’appello soprattutto a chi lavora con la salute mentale delle persone perché la tendenza a cercare di patologizzare e a cercare una cura è altissima e fastidiosa.
Differenza tra persona con un disturbo del desiderio sessuale, da persona asessuale
La dottoressa spiega come un disturbo sessuale si considera tale solo se crea disagio alla persona che lo ha. Dunque, se una persona vorrebbe relazioni sessuali ma non ha voglia e ciò le crea un disagio a tal punto da soffrirne, allora si parla di disturbo sessuale. Al contrario se una persona non vuole averli perché è contenta e soddisfatta così, il problema non sussiste. «Gentilmente – ha concluso Gioffreda – non cercate di medicalizzare le persone che non hanno alcun disagio rispetto alla loro condizione e orientamento sessuale».
Altre informazioni sul mondo Ace
Non bisogna confondere il termine “asessuaTO” con “asessuaLE”. La dottoressa ha specificato che chi è asessuato non presenta gli organi genitali. Il secondo invece non prova attrazione sessuale però può provare degli orgasmi e praticare autoerotismo. Ciò accade perché l’eccitazione può comparire ma quel che non si prova è l’attrazione sessuale nei confronti di altre persone.
In conclusione: le persone asessuali possono anche avere rapporti sessuali per tante altre ragioni. Tra queste potrebbe rientrare anche il desiderio di riprodursi ma che comunque non c’entra con il provare attrazione sessuale.