Si è svolto stamane l’incontro tra i consiglieri di opposizione del Consiglio comunale di Taranto e il prefetto di Taranto, Demetrio Martino. La riunione è stata convocata dal prefetto dopo che la scorsa settimana gli stessi consiglieri si recarono in Prefettura interloquendo con la dottoressa Famà, in merito alla denuncia degli stessi “sull’atteggiamento antidemocratico da parte dell’amministrazione Melucci preoccupante e non più tollerabile”. Il tutto, era il 28 ottobre, dopo aver abbandonato l’aula consiliare in polemica con il presidente del consiglio Piero Bitetti.

Motivo del contendere la decisione del presidente del Consiglio comunale di non iscrivere all’ordine dei lavori del Consiglio Comunale le interpellanze e le interrogazioni da loro presentate, dopo aver contestato il fatto in due differenti e precedenti Conferenze del Capigruppo e aver effettuato una sollecitazione al presidente tramite pec, “con la quale si chiedeva allo stesso, in caso di norme regolamentari in contrasto, di far propria l’interpretazione più estensiva per tutelare il dibattito democratico in aula e i diritti dei consiglieri” denunciano i consiglieri. Nonostante ciò “il Presidente del Consiglio Comunale decideva di adottare l’interpretazione più restrittiva, non iscrivendo gli atti all’ordine del giorno, interrogazioni tutte frutto di questioni a noi poste dai cittadini e che riguardano la vivibilità e lo sviluppo della città, salvo poi allo stesso tempo chiedere lumi agli Uffici prefettizi“.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/10/28/lopposizione-va-dal-prefetto2/)

Nel documento consegnato al prefetto, viene riportato l’art. 42 (Sedute consiliari dedicate al “QUESTION TIME”) del vigente regolamento, dal quale i consiglieri di opposizione desumono che “la ratio e la lettera delle disposizioni dimostrano, senza dubbio, che la seduta di Question time è pensata per dare spazio adeguato ai consiglieri, in seduta pubblica, per l’illustrazione delle proprie interrogazioni ed interpellanze a cui la seduta è appositamente destinata dalla disposizione regolamentare”. Inoltre, per i consiglieri “appare evidente che l’alternativa tra la risposta scritta e quella in aula non è rimessa ad una scelta dell’interrogato ma, al contrario, dall’interrogante (richiedente), il quale può scegliere alternativamente tra le due forme, non potendo chiederle entrambe. Certamente non può subire la scelta dell’interrogato. Del resto ciascun consigliere non avrebbe di fatto alcuna necessità di far transitare le proprie richieste d’informazioni su questioni amministrative per il tramite del Presidente del Consiglio Comunale, depositando interrogazioni se le risposte vengono fomite come una corrispondenza privata all’interrogante senza discussione in aula. Infatti ai sensi della 241/90 i consiglieri hanno già la facoltà di richiedere e ricevere risposte dagli amministratori e dai dirigenti e pertanto non avrebbero esigenza esigenza di formulare atti ispettivi che invece sono finalizzati alla evidenza pubblica delle questioni che si intendono discutere”.

Inoltre, nel documento viene fatto notare come “il diritto di illustrazione, come quello di replica (soddisfazione/insoddisfazione}, sono connaturati all’istituto dell’interrogazione, come previsto da ogni sistema democratico di tipo assembleare (da quello parlamentare nazionale a quello consiliare regionale, fino a tutti quelli comunaliin genere}, per cui non si possono far dipendere dalla scelta dell’amministrazione interrogata di rispondere per iscritto o meno. In ogni caso, la norma attribuisce il diritto di illustrazione e di replica, a prescindere dalla modalità di risposta dell’amministrazione interrogata”. Mentre l’art. 31 comma S (interrogazioni e Interpellanze) del regolamento comunale dispone che “…. Il Sindaco o l’Assessore delegato, competente per materia, sono tenuti a rispondere per iscritto ai quesiti delle interpellanze e delle interrogazioni o a fornirla verbalmente nella seduta del Consiglio Comunale dedicata al “Question time” in caso di mancata risposta scritto”. “La suddetta disposizione – evidenziano ancora i consiglieri di opposizione – non esclude né il diritto di illustrazione dell’interrogazione in aula da parte dell’interrogante né che la risposta scritta sia letta nella seduta del questione time dall’interrogato, ma specifica solo che possa essere alternativamente data per iscritto o in aula, cosi rendendo possibile il meccanismo di illustrazione e di replica prevista dal comma 8 del citato articolo 42. In ogni caso, il comma 1 del predetto art. 31 consente al Consigliere d’interrogare anche il Segretario Generale, Il Direttore Generale, i dirigenti Interni e i presidenti dei C.d.A. delle società partecipate del Comune, per iquali non è prevista, a differenza del sindaco e dell’assessore l’alternativa della forma scritta a quella orale in consiglio (ubi tacuit noluit, ubi voluit dixit)“.

Per finire l’opposizione evidenzia come gli venga negato “anche l’utilizzo dell’aula consiliare di Palazzo di Città che è il luogo deputato allo svolgimento delle iniziative dei gruppi politici. Pertanto per esperienza diffusa, non esistendo altro comune italiano in cui si nega l’illustrazione delle interrogazioni e delle interpellanze in aula, e per logicità, in quanto perderebbe di significato una seduta di “Question time” senza l’iscrizione ai lavori delle “domande” poste con gli atti spettivi” è stato richiesto al prefetto un indispensabile intervento di sensibilizzazione rivolto al Sindaco ed al Presidente del Consiglio Comunale in merito alle questioni esposte”.

Il documento è stato firmato dai consiglieri Luigi Abbate (Taranto senza Ilva), Francesco Battista (Lega Salvini Premier), Massimo Battista (Una città per cambiare Taranto), Carmen Casula (Patto Popolare), Francesco Cosa (Gruppo Misto di opposizione), Massimiliano Di Cuia (Forza Italia), Mimmo Festinante (Gruppo Misto di Opposizione), Walter Musillo (Gruppo Misto di Opposizione), Tiziana Toscano Tiziana (Fratelli d’Italia) e Giampaolo Vietri (Fratelli d’Italia).

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/10/30/a-taranto-democrazia-sospesa/)

Dall’amministrazione comunale hanno replicato sostenendo che la norma in questione prevede che la risposta ad interrogazioni e interpellanze giunga entro 30 giorni, rinviando ai regolamenti le modalità di disciplina. Il regolamento del Comune di Taranto applica infatti il termine restrittivo di 20 giorni rispetto al termine espansivo di 30 previsto dell’articolo 43, comma 2 del Testo unico enti locali. In pratica la risposta scritta deve arrivare entro 20 giorni, se ciò non avviene l’interrogante può chiedere al presidente del consiglio di inserire all’ordine giorno della seduta in Question time l’interrogazione o l’interpellanza per ricevere risposta orale. E’ chiaro che in questo caso scatta l’obbligo per sindaco ed assessori di partecipare al consiglio in modalità Question time. Dunque, se la risposta avviene per iscritto non c’è più bisogno della presenza fisica degli amministratori. L’articolo 42, comma 7 bis, del regolamento del consiglio comunale stabilisce, infatti, che “le risposte alle interrogazioni o alle interpellanze devono essere fornite in aula solo qualora non sia stata data risposta scritta, non essendo ammissibile una richiesta sia nella forma orale che in quella scritta”.

E’ bene ricordare che un anno fa (poco prima dello scioglimento dell’assemblea per le dimissioni collettive di diciassette consiglieri il 15 novembre 2021) fu approvato un nuovo regolamento sul funzionamento del Consiglio Comunale, fortemente voluto dal sindaco Melucci e che aveva suscitato fortissime proteste delle opposizioni, che parlarono di “bavaglio”. Il vecchio regolamento, infatti, prevedeva l’obbligo per il sindaco, gli assessori e i dirigenti di essere presenti alla seduta in aula per fornire risposta in aula alle interrogazioni dei consiglieri, che poi avevano un minuto di tempo per dichiararsi soddisfatti o non soddisfatti della risposta ricevuta.

Proprio questo passaggio è divenuto motivo di contesa, visto che l’interpretazione del presidente del consiglio Bitetti, corroborata dal parere del segretario generale Langiu, è che questa possibilità sia da ritenersi riferita all’ipotesi ormai residuale di una risposta data in aula. A questo punto, sempre lo scorso 28 ottobre, le opposizioni lasciarono l’aula per recarsi poi in prefettura.

Il prefetto ha quindi ascoltato le rimostranze dei consiglieri di opposizione, che restano ora in attesa delle eventuali iniziative che il prefetto si è riservato di assumere. Alla prossima puntata.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/10/28/cosa-resta-del-question-time/)

2 Responses

  1. Hanno pienamente ragione , signor prefetto a proposito a che punto siamo con le bonifiche ? A che punto siamo siano con la situazione esterna dell’ex Ilva ,tante richieste vi vengono pervenute , ma quali risposte e fatti soprattutto!!!!!! Chi risolverà la situazione sconvolgente del nostro paesello ,signor prefetto faccia qualcosa la scongiuriamo ,smuova la melma evidente che c’è in questo paesello ,inoltre ascolti l’opposizione perché le incapacità del sindaco sono evidenti agli occhi di tutti ,aiutatelo vuole solo guadagnarci tanto con il nostro paesello ,solo e soltanto questo ,!!!!! Ascolti le parole di chi ha più interesse per Taranto .

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