Al ministero della Transizione Ecologica (MiTE) e al Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili (MiMS), lo scorso agosto è stato depositato un carteggio dello iL Studio Engineering & Consulting Studio s.r.l., in qualità di consulente tecnico, incaricato da NiceTechnology s.r.l. di redigere il progetto (che porta la firma dell’ing. Luigi Severini) preliminare per la realizzazione di un nuovo impianto per la produzione di energia da fonte rinnovabile solare tramite un sistema di conversione fotovoltaico.
Le opere prevedono l’installazione di pannelli fotovoltaici su strutture offshore ubicate in un’area marina di circa 40 ettari nella rada esterna al porto di Taranto, in adiacenza alla recente nuova opera di colmata ed al promontorio di Punta Rondinella.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/11/05/porto-futuro-con-eolico-galleggiante/)
La progettazione preliminare si è esplicata in due fasi successive di macrolocalizzazione (macro-siting) e microlocalizzazione (micro-siting); l’output della prima fase è l’area di intervento ovvero la collocazione dell’impianto sul territorio, quello della fase di microlocalizzazione è invece il puntuale posizionamento delle infrastrutture di impianto all’interno dell’area di progetto.
L’impianto, costituito da circa 72000 pannelli fotovoltaici con una potenza nominale elettrica di circa 48 MW, è stato posizionato come detto su una lingua di mare di 40 ettari. Lo studio della forma conferita al perimetro del parco ha volutamente ricalcato il prolo della costa, “con lo scopo di integrare al meglio l’opera nel contesto naturale esistente, rilassandone l’impatto visivo relativo alla perimetrazione dell’impianto” si legge nella relazione generale del progetto.
Il parco è stato suddiviso elettricamente in 3 campi e in 12 sottocampi (4 per campo). La vita utile dell’impianto è limitata a circa 30 anni, al termine dei quali, nel caso non ricorrano le condizioni per un revamping, ovvero di aggiornamento tecnologico dell’impianto stesso, si provvederà alla sua dismissione e al ripristino dei luoghi. Il costo totale è previsto inizialmente in 52 milioni di euro.
Attualmente il progetto è al vaglio della Commissione Tecnica PNRR-PNIEC, che si occupa delle procedure di valutazione ambientale di competenza statale dei progetti delle opere necessarie per l’attuazione del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) e della valutazione ambientale di competenza statale dei progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e di quelli finanziati a valere sul fondo complementare. E’ molto probabile che la commissione emetta il parere a breve visto che l’iter di analisi del progetto è terminato lo scorso 26 ottobre e da nostre informazioni dovrebbe arrivare l’ok per la realizzazione.
Dunque, dopo il parco eolico near shore della Renexia e la possiible realizzazione di un altro parco eolico galleggiante, presto a Taranto, sempre nell’area del porto, potrebbe essere realizzato un parco fotovoltaico galleggiante. Staremo a vedere.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/11/02/lavori-terminati-al-parco-eolico/)
Ma a che scopo non ci guadagnano mai niente .paghiamo tutto ad un prezzo altissimo ,ad esempio avere la raffineria respirare i suoi veleni e pagare pure l’accisa per qualcosa che danneggia di per se la nostra salute e quella del paesotto ,non mi sembra giusto ,ma se tutti fossero come i tarantini che mondo schifoso sarebbe ,si dice che il mondo è bello perché è vario ,ma qui è tutto strano . Rifiuti ,monnezza ,minerale ,idrocarburi ,paesaggi deturpati ,trascuratezza ,abbandono e tanta strafottenza,queste sono le dieci cose da fare a Taranto .. che schifo ,alla fine c’è chi si arricchisce a scapito dell’ambiente e della mostra salute . Questo poi ci fa capire da chi siamo rappresentati da gente che fotte solo lo stipendio pagato profumatamente dalle tante tasse che paghiamo in cambio di cosa ,di disagi ,di regresso e tantissima vergogna .
Allta tua età dovresti andare a vedere i cantieri invece di scrivere fesserie continuamente
Ora sbucheranno come funghi ambientalisti e tuttologi di vario genere per difendere e tutelare quella pattumiera industriale che per decenni giace dietro l’ accondiscendenza di tutti. Poi non sarebbe il caso di spegnere completamente il controproducente e vetusto impianto siderurgico e trasformare la stesso parco industriale in una gigafactory con annesso parco voltaico e nello stesso tempo recuperare opere di bonifica. A Taranto si strilla solo se qualcuno la definisce “posto più brutto al mondo” del resto con ignavia si aspetta se quel qualcuno dopo aver soddisfatto i propri interessi lasci cadere “la manna dal cielo”