“Non un presepe vivente ma un viaggio nei Vangeli che parlano della nascita di Nostro Signore, in un annuncio che è sempre nuovo, in ogni tempo e nei nostri luoghi di vita quotidiana, come i vicoli della Città vecchia, pur con le sue contraddizioni”: così don Emanuele Ferro ha illustrato le finalità de “La Città del Vangelo”, la rappresentazione vissuta nel centro storico il 28 e 29 dicembre a cura della basilica cattedrale San Cataldo, col sostegno del Comune e la collaborazione del Crest. L’iniziativa, alla pari della quasi concomitante “Taranto Grand Tour” (svoltasi dal 28 al 30 dicembre), ha richiamato centinaia di persone per le viuzze di Taranto vecchia, alla riscoperta di luoghi spesso sbiaditi nella memoria di molti, mai però abbandonati grazie alla preziosissima opera educativa dei volontari dell’oratorio parrocchiale come quelli di “Isola Pulita” che vi effettuano interventi di pulizia settimanale, con il coinvolgimento degli stessi abitanti.

Questo singolare metodo di evangelizzazione, attraverso tour guidati (alcuni momenti, nelle foto di Pasquale Reo) che si sono ripetuti nelle due serate a intervalli di mezzora, ha entusiasmato oltre un migliaio di intervenuti, giunti numerosi anche dalla provincia. Tutto questo però sarebbe stato impossibile senza la partecipazione attiva di molti abitanti dell’Isola, specialmente dei più piccoli, che si sono compenetrati appieno nei ruoli assegnati.

Dopo l’accoglienza nella chiesa di San Giuseppe, dove don Emanuele ha illustrato l’iniziativa, ci si è recati in largo Fuggetti (affianco al santuario dei Santi Medici)  dove una bambina ha chiesto alla mamma di raccontarle la nascita di Gesù, l’avvenimento che è stato capace di cambiare il mondo, che continua ancora e non finirà mai, in cui Dio diventa bambino: proprio come quella piccina. A tutto questo, ha fatto seguito la rappresentazione dell’episodio dell’Annunciazione a Maria da parte dell’Arcangelo Gabriele, mentre sullo sfondo del palco veniva proiettata la grande riproduzione dell’omonimo dipinto del Gentileschi. Quindi ci è trasferiti al Largo della Fornace per rivivere l’angoscia di San Giuseppe, dapprima tormentato nel sonno dai demoni del dubbio, poi rassicurato dal medesimo Arcangelo Gabriele.

Nell’ex chiesetta di San Gaetano (recentemente riaperta dopo il restauro) i presenti hanno assistito al racconto della visita della Madonna a Santa Elisabetta con il canto del Magnificat, con il contorno di deliziose coreografie eseguite dai bambini della scuola di danza oratoriale guidata da Claudia Del Popolo. Quindi gli “Zampognari della transumanza” provenienti da Trinitapoli (Foggia) hanno accompagnato attraverso via Cava fino a salita San Martino, dove è rappresentato “Il sogno dei pastori”, cui gli angeli riferiscono della nascita del Bambino, che avrebbero trovato avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia. Successivamente in Arco San Martino, da una finestra, Giovanni Guarino, nel ruolo il banditore, ha riproposto l’annuncio del censimento, che porterà Maria e Giuseppe a Betlemme, dove per loro “non c’è posto nell’albergo” ma solo in una misera capanna. Infine la banda musicale “Santa Cecilia”, diretta dal maestro Giuseppe Gregucci, al suono  delle pastorali tarantine, ha accompagnato alla basilica cattedrale di San Cataldo, per l’ultimo quadro, quello della Natività, con lo sfondo della proiezione dell’omonimo dipinto di Caravaggio. Al termine, dopo l’omaggio al bellissimo simulacro de “Bammine curcate”, esposto all’ingresso della chiesa, sul sagrato è stato offerto un rinfresco con panettone, pandoro e dell’ottimo moscato, a suggellare una bellissima serata il cui ricordo a lungo resterà impresso nel cuore.

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