L’interesse ad intervistare Mino Bellanova – ex segretario generale della Funzione Pubblica CGIL di Taranto – è stato mosso dall’aver letto questo pensiero sul suo profilo personale di facebook: “Un terremoto… Quello che sta succedendo nella Asl Taranto non merita di essere ignorato.
Centinaia di lavoratori stanno passando come in una sorta di transumanza da un sindacato confederale ad uno autonomo.
Chi segue le cronache sa qual è il motivo: le tessere, le quote sindacali, il potere.
Per chi come me ha alle spalle anni di entusiasmo, di amarezze, di progetti, di imprevisti, tutto questo è solo la dimostrazione che il lavoratore non comprende cosa vuol dire aderire ad un’idea. Se l’idea non è l’egoismo, l’opportunismo, la sete di carriere, la voglia di imboscarsi.
E allora con l’ingenuità di chi crede nei valori del lavoro, della solidarietà, delle regole, del rispetto, io dico ai lavoratori della Asl Taranto in questo momento disorientati… venite in Cgil.
L’aria è pulita.
La CGIL non ti chiede la tessera “di scambio”; ti chiede alle RSU un voto di riscatto.
L’aria è pulita”.

Da questo post ho percepito che la motivazione che ha dato circa quel che ha definito “transumanza”, suppongo, visti i fatti, dalla UIL (Unione Italiana del Lavoro) alla Fials (Federazione Italiana Autonomie Locali e Sanità), sia dovuta a tre motivi: le tessere, le quote sindacali e il potere.
Mi soffermo su questo punto perché conosco la storia sindacale di una OSS che era iscritta alle CGIL (Confederazione Generale Italiana del Lavoro) precedentemente alla sua assunzione nel pubblico. Una volta assunta ha firmato la delega alla UIL. In questi giorni l’ho incontrata e mi ha detto che ora è iscritta alla Fials. Riporto testualmente le parole che ha utilizzato per motivare quest’ennesimo cambio: “me l’ha detto la mia coordinatrice”.
Credo che quest’esempio non sia isolato e voglio pensare che queste persone non abbiano gli strumenti per capire determinate dinamiche. Di conseguenza escluderei che si risponda diligentemente ai, presunti, comandi di una coordinatrice, per motivi diversi dal non sapere che significato assume l’iscrizione al sindacato.

Dato che ha parlato di “tessere” e “quote sindacali”, può spiegare cosa sono?

«L’adesione a qualunque sindacato è la sottoscrizione di un patto, di un contratto con quest’organizzazione che, in cambio di servizi, tutele e rappresentanza trattiene mensilmente una quota. Mediamente, come sindacati confederali, la quota corrisponde all’1% dello stipendio lordo del lavoratore\trice. Ciascuno di noi può quindi immaginare che a 10 iscritti nel settore sanitario possono mediamente corrispondere 150 euro, 100 iscritti valgono 1500 euro e 1000 iscritti valgono 15.000 euro e così via.
Nel momento in cui, per un qualunque motivo, in un’organizzazione l’intero gruppo dirigente viene azzerato perché viene commissariata da un’istanza superiore, è evidente che quelle quote, frutto di quelle tessere, escono dal bilancio di chi le governava prima».

È quanto accaduto a Taranto?

«L’episodio avvenuto a Taranto a dicembre ha un ché di clamoroso. A mia memoria non riesco a ricordare operazioni che, nel giro di 10-15 giorni, hanno comportato la migrazione di centinaia e centinaia d’iscritti da un sindacato all’altro. Il primo effetto, molto pratico, che si potrebbe attribuire ad un avvenimento del genere è che nel momento in cui si perdono, quelle quote si spostano da un’altra parte. Sicuramente quanto accaduto a Taranto ha un valore di almeno 300.000 euro l’anno.
Ma c’è di più. Nella rappresentanza sindacale il numero delle tessere comporta il calcolo delle agibilità».

Cosa sarebbero?

«Le agibilità sono quei “distacchi retribuiti” che vengono concessi ai dirigenti sindacali quando, pur percependo lo stipendio del datore di lavoro, non vanno a lavorare ma lavorano per il sindacato. Ne consegue che con più tessere si hanno più delegati in distacco sindacale. L’esperienza mi insegna che quanto avvenuto a Taranto non può essere sfuggito alla logica degli accordi, anche in merito alla conservazione delle agibilità godute per chi è passato dall’altra parte».

Mino Bellanova
Mino Bellanova

Praticamente come si distinguono, tra loro, i sindacati?

«Ogni sindacato ha una diversa gestione contabile delle quote. Per esempio, nella CGIL, le quote arrivano direttamente al livello regionale dove ripartiscono, a sostegno dell’organizzazione, una quota nazionale, una regionale e una quota al provinciale. In altri sindacati invece avviene il contrario. Le canalizzazioni, si chiamano così queste quote che si muovono, arrivano prima a livello territoriale. Successivamente il livello territoriale fa i suoi versamenti».

In base a quale criterio si canalizzano le quote in maniera diversa?

«A seconda dello Statuto del sindacato specifico. Ogni sindacato, confederale o meno, ha le proprie regole. Nel settore dei sindacati autonomi, a livello territoriale, c’è maggior autonomia di bilancio.
Nella CGIL, per esempio, al territorio arriva circa il 50% e il resto è distribuito tra il regionale e il nazionale. Sono tutti meccanismi automatici quindi non c’è alcun punto della catena in cui qualcuno può eludere questi versamenti.
In merito alla “transumanza” UIL – Fials, non escludo che tra i vari motivi del commissariamento UIL non ci sia anche questo aspetto vista addirittura l’espulsione del loro Segretario Regionale. Quando l’attuale commissario regionale, alla luce di quel che è accaduto, dice pubblicamente “il nostro sindacato non è in vendita”, in quel momento sta dicendo qualcosa che ha a che fare con singole persone e non più con il sindacato».

La CGIL è uno dei tre sindacati confederali italiani – la Funzione Pubblica è il sindacato più rappresentativo nel Pubblico Impiego -, come ha reagito a fronte di queste dubbie operazioni che hanno coinvolto altri sindacati?

«Personalmente ho sostenuto la linea del trasferire ai lavoratori un’idea di sindacato legata ai valori della tutela, del diritto e alle regole. In questa fase gli autori della “transumanza” si sono invece costantemente rappresentati, come un mantra, con la teoria che conta su tutto il legame con i singoli delegati con l’ansia di far passare nella convinzione collettiva che si andava a conquistare la predominanza assoluta, un’idea di “Far West” dove comanda chi ha più tessere.
“Sfortunatamente”, anche per chi potrebbe sentirsi nel Far West, nella rappresentanza esistono una serie di regole nazionali, regionali e aziendali. Dunque, i sindacati firmatari di “contratto nazionale”, ovvero quei sindacati che hanno il diritto di contrattare a livello aziendale, anche in presenza di un solo tesserato, sono titolati a partecipare alla contrattazione e a pari diritto».

Quando un sindacato ha il diritto di contrattare?

«A livello nazionale si deve possedere un dato associativo pari ad una specifica percentuale rispetto alla base lavorativa. In tutti i settori sono titolati alla contrattazione nazionale quei sindacati che a livello nazionale superano questa soglia. Nella contrattazione può succedere che un sindacato non firmi quel contratto e in quel momento perde il diritto di essere rappresentativo a livello aziendale.
Diciamo che noi CGIL lavoriamo nelle relazioni sindacali-aziendali, con quei sindacati che sono firmatari del contratto nazionale».

La “Fials” è firmataria?

«Questa volta è firmataria. Nel contratto precedente in un primo momento non firmò perché eravamo durante la campagna elettorale RSU. In quell’occasione cavalcò quest’immagine ribelle per comunicare ai lavoratori che non condivideva gli scarsi, presunti, risultati del contratto di allora. Appena però finì la campagna elettorale, furbamente lo firmò».

In che anno?

«Parlo del 2018. Il contratto nuovo è entrato nel 2022 quindi chiamiamole “diverse” strategie di proselitismo sindacale».

Perché questa “transumanza” si è diretta proprio verso la Fials?

«A mio parere non conveniva spostarsi verso altri sindacati confederali che magari hanno regole più stringenti. Ecco quindi spiegata una operazione che certamente doveva realizzarsi aderendo comunque ad un sindacato firmatario di contratto nazionale così da mantenere il diritto di partecipare alle relazioni sindacali aziendali».

Un’operazione del genere, come crede venga percepita dal lavoratore?

«Considerando quello che è avvenuto sembrerebbe vigere un diffuso pressapochismo dove ha trovato fertilità tra i dipendenti quest’ immagine di predominanza assoluta che è assolutamente falsa infondata rispetto al meccanismo del diritto. Tanto è vero che recentemente sono stati prodotti documenti unitari con la firma del commissario della UIL, dunque a firma CGIL, CISL e UIL. Con il loro sistema di unitarietà, tutte le volte che è possibile, hanno già dimostrato all’Asl Taranto che il gruppo confederale ha tre identità chiare e titolate a fare la contrattazione».

Tale spostamento d’iscrizioni, da un sindacato confederale a uno autonomo, ha riguardato solo il comparto della sanità?

«Per il ruolo che attualmente ricopro non ho notizie da questo punto di vista. Sicuramente, considerando i soggetti in campo, il fenomeno è stato marcatamente legato alla sanità. Mi riferisco sia al personale non dirigente che ad una discreta quantità nell’ambito della dirigenza».

Mi pare di aver capito che la stessa segreteria, dunque il gruppo dirigente UIL, non solo si è spostato in un altro sindacato ma è riuscito a conservare lo stesso incarico. Come è stato possibile e in che modo è stato coordinato il tutto considerando che la Fials, dal canto suo, aveva già un proprio gruppo dirigente?

«In sostanza, da quanto è emerso da articoli di stampa, comunicati della segreteria aziendale, foto e video pubblicati sui diversi social network, è avvenuto che l’intera segreteria della UIL Funzioni Poteri Locali è transitata all’interno della Fials. Come si fa a conservare determinati ruoli? Naturalmente ogni sindacato ha il proprio Statuto e i suoi percorsi che portano all’elezione di un gruppo dirigente. Che oggi la Fials, da un giorno all’altro, abbia potuto creare il doppio segretario, conservare integralmente il gruppo dirigente UIL nominandolo gruppo dirigente all’interno della Fials, sono percorsi che non mi spiego se vogliamo parlare di Statuti associativi. Ovviamente, conoscendo il mondo sindacale, queste sono solo mie ipotesi ma non escludo che qualcun altro possa dire che sono state scelte dettate da altri motivi.
Dalle notizie che noi abbiamo comunque la UIL ha i suoi iscritti, ci sono stati notificati i nuovi nomi dei delegati del suo gruppo dirigente e per un sindacato confederale come la CGIL questo è un segnale di utile ordinarietà».

Mino Bellanova conclude l’intervista rassicurando che quanto accaduto sta stimolando il suo sindacato, la FP CGIL Taranto, a compiere un grande lavoro per affermare il rispetto delle regole perché non sono i numeri, presentati all’opinione pubblica, a disconoscere il valore del diritto e delle regole. L’ex segretario sente di rassicurare i lavoratori della Asl Taranto perché dice che non basta la “predominanza assoluta”, invocata da altri, per pensare di portare a spasso la contrattazione.

«La contrattazione – ha aggiunto Bellanova – è basata su regole e tutele. A costo di rivolgersi al giudice del lavoro, se questa “anelata predominanza assoluta dovesse realmente trovare acquiescenza da parte della dirigenza della Asl; la Fp Cgil, a cui mi onoro di appartenere, non starà a guardare. Tutele e diritti vengono prima di qualsiasi rischio di “far west”.
Vedo ancora davanti a noi il consolidato modus operandi dibattersi per la tenuta dei principi elementari di legalità. Così come sostengo la pretesa che nell’Asl Taranto, cosa che non accade, si applichi in maniera rigida la normativa anticorruzione che prevede la rotazione dei dirigenti ogni 3 anni, per esempio. Così come sarà difficile trovare punti d’intesa sulle questioni legate alle graduatorie interne della mobilità, della concessione dei comandi, dell’avvicinamento ai gruppi familiari che vedono l’amministrazione spesso agire a prescindere dalle regole. Se qualcuno pensa che la proclamata “predominanza assoluta” possa tradursi in un “Far West,” ripeto, a sostegno dell’attuale gruppo dirigente della Fp Cgil Taranto, non mancherà il mio impegno affinché questo non accada».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *