Nel 2022, a nove anni, realizzò il suo sogno di portare le “pesàre” all’Addolorata, sia pure nel tratto finale della processione. Lo ricorda, ancora commosso, Pierferdinando Mazzotti, che familiari e amici chiamano con il vezzeggiativo di Tato.
“Mio zio – dice – mi promise che avrebbe provato la Domenica delle Palme, all’Addolorata, a ‘gareggiare’ per le pesàre, anche se ciò, mi anticipò, stato molto difficile. E infatti non ce la fece. All’inizio ci rimai un po’ male ma poi mi passò”. Quindi, l’evento insperato. “La mattina del Venerdì Santo, quando la processione giunse all’altezza della chiesa del Carmine , Giulietto, uno delle due ‘pesàre’, non ce la fece più e i suoi genitori chiesero a me, e ovviamente ai miei genitori, se me la sentissi di sostituirlo fino al rientro a San Domenico. Ovviamente, con grande entusiasmo, accettai: d’altronde era il mio grande sogno. Non mi sembrava vero e vissi quell’esperienza in un miscuglio di emozioni, come del resto i miei genitori, molto commossi”.
“Ho interpretato e ho vissuto quei momenti come un vero regalo del Signore – aggiunge – che mi ha insegnato che quando tutto sembra impossibile, come nel mio caso, Lui interviene sempre”.
Quell’esperienza ha consolidato il bambino nell’amore per i Riti che già nutriva quando era più piccolo. All’età di tre anni, infatti, un video sui social lo mostra come un piccolo “troccolante” mentre, sorridente, si “nazzeca” con ammirevole convinzione mentre agita il tradizionale crepitacolo.
“Tato” è figlio di confratelli iscritti ad entrambi i sodalizi e lo abbiamo incontrato, accompagnato dalla mamma, Loreta Sferra. “Quella della Settimana Santa – dice – è soprattutto una tradizione di famiglia ma è stata mia madre che mi ha fatto amare particolarmente i nostri Riti, il cui arrivo attendo ogni anno con grande ansia, praticamente faccio il conto alla rovescia da quando terminano le feste natalizie, parlandone con i miei familiari e guardando le foto e i video sui social.”.
“Cosa sono per me quelle processioni? Un percorso di penitenza –spiega con ammirevole proprietà di linguaggio – che si deve fare con il cuore impegnandosi al massimo, perché è un evento molto atteso e ogni volta bisogna renderlo speciale”.
Quest’anno “Tato” avrebbe voluto daccapo partecipare al pellegrinaggio della notte del Giovedì Santo, ma non è stato possibile. “Ma va bene lo stesso, l’importante è che ho potuto realizzare il mio sogno. Vorrà dire che mi rifarò quando, più grande, diventerò confratello. Vorrei tanto portare la ‘troccola’, ai Misteri o all’Addolorata, anche perché la mia mamma, mi ha promesso che non morirà finché non mi avrà visto con quel simbolo. E io, con tutto il cuore, non la deluderò!”.