L’ultima bagarre in ordine di tempo che ha investito l’amministrazione Melucci riguarda il bilancio di previsione 2023. Il cui schema di bilancio è stato già approvato dalla giunta comunale lo scorso 20 marzo. L’intero incartamento con relativi allegati giungerà a breve all’attenzione del Consiglio comunale, visto che andrà approvato entro il 30 aprile (come stabilito dall’ultima Legge di Bilancio approvata dal governo Meloni), non prima però del parere formulato dai Revisori dei conti, che per legge è obbligatorio ma non vincolante ai fini dell’approvazione della proposta di delibera di giunta.

Quello che ha però creato fibrillazione all’interno della maggioranza, tanto da portare il presidente della Commissione Bilancio Gianni Liviano alle dimissioni (peraltro nell’aria da tempo dopo che quest’ultimo aveva lasciato il ruolo di capogruppo del Pd in consiglio comunale e contestato l’atteggiamento dei Vigili urbani di Taranto nell’episodio di fermo del corriere avvenuto lo scorso mese) e con l’opposizione, ha riguardato innanzitutto il mancato passaggio in commissione Bilancio (cosa che nella scorsa consiliatura invece non accadde), con relativo confronto e illustrazione, di una serie di documenti allegati che compongono il bilancio stesso: come il piano di alienazione e valorizzazione immobiliare del patrimonio comunale, il piano triennale delle opere pubbliche, il piano del fabbisogno del personale dell’ente comunale 2023-2025, il DUP (Documento Unico Programmatico). E poi la mancata condivisione dello schema di bilancio con e associazioni di categoria, stakeholders e sindacati, richiesta dallo stesso Liviano, e che la maggioranza avrebbe prima avallato nella giornata di ieri, per poi cambiare idea quest’oggi.

Secondo la relazione integrativa al Bilancio predisposto e curata dal dirigente della Programmazione finanziaria, Stefano Lanza, nel capitolo entrate la previsione per l’anno in corso è di 963 milioni di euro che scendono a 569 nel 2024 e a 389 nel 2025. Le entrate tributarie sono pari a 160 milioni: tra queste dai tributi locali (IMU e TARI) rispetto a quelle derivanti da trasferimenti e contributi di altre Amministrazioni Pubbliche, si prevede un incasso di 33.500.000 euro per l’IMU, destinata essenzialmente alla copertura indistinta delle spese correnti, mentre per la TARI la previsione è di 42.300.000 euro. Le entrate extratributarie (multe e sanzioni) si stimano in 41,6 milioni mentre quelle in conto capitale ammontano a 504 milioni e quelle da prestiti a 39 milioni, con le anticipazioni dalla tesoreria previste in 92 milioni di euro.

Il Comune stima di incassare 14,6 milioni di euro dalla vendita di beni e 12,6 milioni dalla repressione di attività illecite, 109 milioni di euro dagli interessi attivi e 5 milioni dalla riscossione dei crediti a breve termine, mentre 32,2 milioni di euro dovrebbero giungere dai mutui e 7,3 da prestiti a breve termine.

Per quanto concerne le spese invece, quelle correnti ammonterebbero a 283 milioni nel 2023, 250 milioni nel 2024 e 243 milioni nel 2025. Le spese in conto capitale per gli investimenti la previsione è di 615 milioni nel 2023, 188 milioni nel 2024 e a 14,7 milioni nel 2025. Per il pagamento degli stipendi dei lavoratori dipendenti si stima una spesa di 38 milioni, mentre per i servizi istituzionali e generali la spesa prevista è di 230 milioni, per l’ordine pubblico e la sicurezza di 15 milioni, per la tutela e la valorizzazione dei beni e delle attività culturali di 82 milioni, per le politiche giovanili e lo sport di 59 milioni, per i trasporti di 13,6 milioni, mentre per il welfare e l’assistenza ai più bisognosi si prevede una spesa di 49 milioni.

In ultimo ma non certo per importanza, la previsione per la costituzione del Fondo crediti di dubbia esigibilità (le somme che il Comune prevede di difficile riscossione essendo trascorsi diversi anni dalla formazione del credito in suo favore), nel bilancio sono indicati 39 milioni di euro, divisi tra i 27 milioni 400mila euro per quel che riguarda le tasse e 8,8 per le somme derivanti da multe (non ancora pagate).

Secondo alcune indiscrezioni, per portare a termine il piano triennale delle opere pubbliche, il Comune avrebbe previsto l’accensione di nuovi mutui per 40 milioni di euro, che si andrebbero ad aggiungere agli 88 mutui già accesi dall’ente.

Certamente le dimissioni di Liviano hanno da detonatore per una nuova polemica tra i consiglieri di maggioranza e opposizione. I primi in una nota ribadiscono che “i consiglieri comunali sono chiamati esclusivamente a esprimere un voto sullo schema di bilancio approvato in giunta. Possono votare a favore o contro, possono al limite proporre degli emendamenti, ma non possono bloccarne l’iter in commissione paventando l’assenza di una fantomatica “partecipazione” che non è prevista da nessuna norma, in questa fase. Quello schema di bilancio è già il risultato della ricognizione dei bisogni della comunità, attività svolta avendo come faro le linee programmatiche dell’amministrazione, peraltro approvate anche da chi oggi avanza risibili dubbi, come il collega Gianni Liviano. Siamo di fronte all’ennesima e grave sgrammaticatura di carattere istituzionale, infatti, se il presidente della commissione Bilancio, in compagnia di qualche consigliere che non perde occasione per alimentare polemiche invece di pensare al bene della comunità, oppone la “scusa” dell’ascolto per prendere ancora tempo e mettere a rischio l’approvazione del bilancio nei termini previsti dalla legge. Per questo abbiamo bocciato la proposta di Liviano. I consiglieri comunali hanno il dovere personale di assumersi la responsabilità del voto, non subordinandolo a posizioni esterne. Chi pensa di poter fare il contrario, evidentemente ha smarrito il senso del mandato ricevuto dai cittadini”.

A corroborare tale presa di posizione anche Bianca Boshnjaku, capogruppo Pd in Consiglio comunale Taranto, che ha duramente criticato l’atteggiamento di Liviano che oramai sembra essere con un piede e mezzo fuori dalla maggioranza. “Gianni Liviano ha oggi confermato la sua inadeguatezza al ruolo di presidente della commissione consiliare Bilancio, avanzando una proposta che non è contemplata dalle norme. Le dimissioni, quindi, sono l’atto più sensato che potesse compiere. Da mesi, nascondendosi dietro l’ipocrita esercizio di una presunta libertà, è venuto meno alla sua funzione istituzionale, che è quella di facilitatore di un iter amministrativo cui sono legate le aspettative di un’intera comunità. La partecipazione è un passaggio sacrosanto, lo sappiamo bene noi del Partito Democratico, ma deve essere esercitata in forme e tempi previsti dalla legge, altrimenti quella libertà ostentata si trasforma in ostruzionismo. Ed è quel che sta succedendo sin da quando Liviano ha deciso di non rispettare quel principio che pur confessa continuamente: politica è servizio. Bene, caro Liviano, è il momento di tradurre quelle belle parole in atti concreti, evitando di trovare scuse pur di appesantire il percorso del bilancio, in questo caso particolare, e di tanti altri atti amministrativi. I suoi suggerimenti sono sempre e solo arrivati in forma di comunicati stampa, mai manifestati in un confronto corretto, anche se serrato, con le parti politiche. Se lo scopo era quello di individuare pretestuosamente un “nemico”, per giustificare posizioni contrastanti, sappia che il trucco è stato svelato. Quando si è strumento per il bene della collettività servono soluzioni, quelle che il consigliere Liviano non vuole trovare diventando lui, di fatto, nemico di quella stessa collettività che attende l’approvazione del bilancio. Noi consiglieri comunali del PD, invece, vogliamo dare presto questa risposta alla città, facendo tutto quel che la legge prevede come nostre prerogative”.

Di contenuto diametralmente opposto la nota di alcuni consiglieri comunali di opposizione di Taranto, Massimiliano Di Cuia (F.I.), Francesco Battista (Lega), Giampaolo Vietri e Tiziana Toscano (FDI), Walter Musillo, Francesco Cosa e Cosimo Festinante (Gruppo Misto di Minoranza). “Il centrosinistra di Taranto è così allergico alla partecipazione e alla condivisione, così restio all’ascolto dei cittadini e delle associazioni da votare contro una proposta dell’ormai ex presidente della Commissione Bilancio, Gianni Liviano, che ha rassegnato le sue dimissioni. Siamo al triste epilogo di un copione che porta la firma di Melucci e dei suoi sodali, che hanno addirittura bocciato una proposta di buonsenso come quella di Liviano, “reo” di aver chiesto alla Commissione di invitare le associazioni, i sindacati e tutti gli stakeholder per ricevere le loro osservazioni sul documento di bilancio – si legge nella nota unitaria -. Ma proprio coloro che sventolano la bandiera della partecipazione e della trasparenza – come se ne fossero i detentori senza titolo – si sono chiusi a riccio: la maggioranza, in sostanza, è impermeabile e chiusa ad ogni forma di ascolto della cittadinanza. Di qui, il collega Liviano è stato spinto a fare un passo indietro, riconoscendo anche la bontà delle nostre critiche alle ultime iniziative della Giunta comunale. Ovviamente, non possiamo che stigmatizzare l’accaduto e prendere atto che Taranto sia amministrata da persone che non vogliono avere nulla a che fare proprio con i tarantini… tranne quando si tratta di aumentare le tasse! Sic” concludono.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche i consiglieri di opposizione Massimo Battista, consigliere comunale di Una Città per cambiare Taranto Luigi Abbate, consigliere comunale di Taranto senza ILVA. “L’amministrazione Melucci non ha nulla di democratico. Questa mattina in Commissione Bilancio il Presidente Gianni Liviano ha chiesto ai consiglieri di maggioranza e di opposizione se fosse il caso di invitare gli stakeholders, le associazioni datoriali, i sindacati, le parti sociali, etc., per avanzare suggerimenti e proposte in vista dell’approvazione del bilancio di previsione. Purtroppo rispetto a ieri, allorquando alcuni gruppi consiliari di maggioranza erano favorevoli all’ascolto dei suddetti soggetti, oggi – come ormai sempre accade – è verosimilmente arrivato l’altolà del Sindaco: “Questo è il bilancio e si approva: nessun coinvolgimento di altri soggetti”. Esprimiamo la nostra totale solidarietà a Liviano, favorevole alla partecipazione dei vari stakeholders, e “messo a tacere” dal diktat del primo cittadino. Impedire un vero bilancio partecipato: questa maggioranza non ha proprio nulla di sinistra, anzi. Assume atteggiamenti degni di un regime; condotte che proprio nulla hanno a che fare con la democrazia. Noi non ci stiamo!” concludono.

L’appuntamento è per il consiglio comunale che dovrà approvare lo schema di bilancio, una seduta che si preannuncia bollente.

(leggi tutti gli articoli sul consiglio comunale di Taranto https://www.corriereditaranto.it/?s=consiglio+comunale&submit=Go)

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